Storia della Riabilitazione Equestre: dagli albori ai giorni nostri

Erroneamente conosciuta solo come ippoterapia, la disciplina vanta una storia millenaria da Ippocrate ad oggi.

Animale archetipo di bellezza, nobiltà, forza, coraggio e intelligenza, il cavallo nella Riabilitazione Equestre diventa un “mezzo terapeutico”.

La Riabilitazione Equestre (RE)  in inglese Therapeutic Riding, da cui la sigla TR.  E’ una disciplina riabilitativa che integra tecniche e culture proprie degli sport equestri, che sono il presupposto tecnico portante, con quelle proprie della riabilitazione che ne costituiscono la finalità specifica.

Gli albori della disciplina

Le proprietà benefiche del rapporto con questo animale sono applicate in ambito medico a partire dal secolo scorso. Tuttavia, la storia e la letteratura sono piene di riferimenti ai benefici dell’andare a cavallo.

L’uso del cavallo a fini terapeutici vanta infatti una storia di oltre due millenni. Già Ippocrate di Coo (460-370 a.C.) ne aveva sottolineato gli effetti benefici dell’equitazione sulla salute del corpo e della mente di un individuo.

Storia della Riabilitazione Equestre: dagli albori ai giorni nostri

 

Asclepiade di Prussia (124 – 40 a.C.) raccomandava “il moto a cavallo nel trattamento di svariate patologie”.

Anche nella scienza araba si ritrovano accenni al beneficio legato a questa attività. Addirittura circa 2000 anni avanti Cristo, gli Ittiti ne riconoscevano la validità pedagogica a tal punto da scriverne in un testo di pedagogia.

Dal Rinascimento al Romanticismo

La Storia della Riabilitazione Equestre rinasce con Merkurialis dopo un lungo periodo di pausa in cui non si trovano fonti relative ai benefici della terapia equestre. Egli ne scrive nella sua opera “De arte gymnastica (1569)” dove, riferendosi all’equitazione, la descive come metodo efficace per favorire lo stato di benessere fisico generale. Infatti, egli sosteneva che essa non esercita soltanto il corpo, ma anche i sensi.

Storia della Riabilitazione Equestre: dagli albori ai giorni nostri

Thomas Syndenham consigliva, nelle “Observationes medicae” (1676), questa attività come trattamento ideale di diversi stati patologici e affermava:

“la cosa migliore che io conosca per fortificare e rianimare il sangue e la mente è il montare un cavallo ogni giorno”.

Anche Giorgio E. Stahl (1660 – 1734) ed il medico personale di Maria Teresa d’Austria sostenevano che le fibre muscolari divenivano meno eccitabili praticando equitazione. Inoltre, asserivano che questa attività aiutava a far diminuire gli episodi di ipocondria e isteria.

Nel 1719 Friedric Hoffmann, nella sua opera “Istruzioni approfondite su come una persona può mantenere la sua salute e liberarsi di gravi malattie tramite la pratica ragionevole di esercizi fisici“, ha dedicato un capitolo all’equitazione e ai suoi benefici, definendo l’andatura del passo come la più salutare.

Sammuel Theodor Quelmalz di Lipsia (1697-1758) inventò un cavallo meccanico, con lo scopo di ottenere gli stessi benefici, dal punto di vista terapeutico, dell’andare a cavallo. Si trattava di una specie di altalena che imitava gli effetti indotti dal movimento del cavallo.

In Italia le prime notizie sull’impiego del cavallo a scopi curativi le abbiamo da Giuseppe Benvenuti. Il medico italiano, verso la fine del 1700, scrisse il trattato “Riflessioni sopra gli effetti del moto a cavallo”. In quest’opera egli sostenne che l’equitazione, oltre a promuovere le diverse funzioni organiche, esplica un’attiva funzione terapeutica.

Goethe affermava:

“il motivo per il quale un maneggio svolge un’azione così benefica sulle persone dotate di ragione è che qui, unico posto al mondo, è possibile comprendere con lo spirito e osservare con gli occhi l’opportuna limitazione dell’azione e l’esclusione di ogni arbitrio e del caso. Qui uomo e animale si fondono in un tutt’uno, in misura tale che non si saprebbe dire quale dei due stia effettivamente addestrando l’altro” (Tages – und Jahresheft, 1801, Berlinger Ausgabe der Werke Goethes, Vol. 16, pag. 71).

Storia della Riabilitazione Equestre: i giorni nostri

Storia della Riabilitazione Equestre: dagli albori ai giorni nostri

Nella Storia della Riabilitazione Equestre recente i primi Paesi ad occuparsi di questo trattamento furono quelli scandinavi e quelli anglosassoni (circa 70 anni fa) che limitarono però questa attività a fini ricreativi.

I francesi si accorsero delle possibilità per i soggetti in situazione di handicap di recuperare e valorizzare le proprie potenzialità tramite la pratica equestre. Così nel 1965 l’ippoterapia divenne una materia di studio.

Nel 1969 al Centro ospedaliero universitario della Salpetrière ebbe luogo la presentazione del primo lavoro scientifico sulla rieducazione equestre.

Nel 1972 alla Facoltà di Medicina di Parigi Val de Marne si è avuta la presentazione della prima tesi di laurea in medicina sulla Terapia con il mezzo del cavallo.

L’ippoterapia è stata introdotta in Italia nel 1975 dalla Dott.ssa belga D.N. Citterio che ha contribuito all’uso terapeutico del cavallo anche grazie all’ANIRE (Associazione Nazionale Italiana di Riabilitazione Equestre).

Nel 1981 è stato creato il Centro di Riabilitazione Equestre Vittorio di Capua che è tuttora l’unica realtà italiana che opera all’intero di una struttura sanitaria: l’Ospetale “Niguarda – Cà Granda”.

Nel 1993 nasce l’associazione “Lapo” che ha promosso una collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze al fine di promuovere lo studio della disciplina dal punto di vista scientifico.

Negli ultimi tempi, grazie all’encomiabile lavoro di organizzazioni e federazioni internazionali, l’equitazione terapeutica è diventata oggetto di oculata ricerca scientifica.

 

 

 

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