Riabilitazione Equestre e Scoliosi: necessarie considerazioni

L’ippoterapia e l’equitazione rappresentano validi strumenti contro la scoliosi

Contrariamente a quanto comunemente si crede, sia nel senso comune che in ambito medico, la scoliosi può trovare grande giovamento dalle attività equestri. Parlando più specificatamente di Riabilitazione Equestre, va invece subito sottolineato che la scoliosi si presenta spesso come patologia associata a tante altre, come accade per esempio nella disabilità neuromotoria. Pertanto conoscerne le implicazioni e la metodologia di intervento in RE è di basilare importanza. Ma affrontiamo nel dettaglio questo delicato tema, sottolineando che l’indicazione terapeutica spetta sempre allo specialista.

Cos’è la scoliosi?

Il  nome “scoliosi” deriva dal termine greco “skolíosis”: incurvamento, che a sua volta deriva da “skolíos”: curvo.

È una deformità della colonna vertebrale che si presenta con una curvatura laterale e una rotazione dei corpi vertebrali, più evidente nella zona costale.

 

Riabilitazione Equestre e Scoliosi: necessarie considerazioni

Come si presenta la scoliosi?

Per parlare di scoliosi è necessario che sia presente la rotazione dei corpi vertebrali.

Si può manifestare a livello cervicale, dorsale e lombare. Segni caratteristici sono una differente altezza delle spalle, delle scapole, dei fianchi e un’asimmetria del triangolo della taglia (lo spazio che si forma tra il tronco e gli arti superiori pendenti).

Riabilitazione Equestre e Scoliosi: necessarie considerazioni
Nelle forme particolarmente gravi ci potranno essere dolori alla colonna, alle articolazioni degli arti inferiori e disturbi di respirazione.

La scoliosi si presenta con una o più curve che alterano aspetto e funzione della colonna e del tronco; i sistemi di equilibrio portano, infatti, alla formazione di curve di compenso per fare in modo che il cranio sia centrato sul bacino e sul perimetro di appoggio.

La scoliosi differisce dall’ “atteggiamento scoliotico” che, oltre ad avere cause differenti, indica più semplicemente un atteggiamento posturale scorretto. In questo caso la deviazione della colonna è reversibile. Tale condizione tende alla risoluzione spontanea durante l’accrescimento. L’atteggiamento scoliotico non necessita di trattamenti particolari, eccetto terapie fisiche adeguate e sport.

Riabilitazione Equestre e Scoliosi: necessarie considerazioni

 



Scoliosi e sport: nuoto vs equitazione

Per anni si è ritenuto che un valido metodo di cura per la scoliosi fosse il nuoto. Questo spot, praticato in galleggiamento, permette di escludere la forza di gravità e dunque di sgravare peso dalla colonna. Inoltre, consente uno sviluppo armonioso, simmetrico e globale di tutto l’apparato muscolare ed in particolare della muscolatura che “sostiene la colonna”.

Tuttavia, negli anni, il mito del nuoto come unico rimedio per la scoliosi è stato sfatato. Diversi esperti hanno rilevato infatti che, in realtà, quest’attività presenta degli aspetti negativi e che in alcuni casi può addirittura rivelarsi deleterio. Ad esempio, durante le bracciate si è costretti ad effettuare un movimento di rotazione che va ad accentuare l’iperlordosi, già aggravata nella scoliosi.

Riabilitazione Equestre e Scoliosi: necessarie considerazioni

Per quanto riguarda l’equitazione, il senso comune, ma anche molti medici, sostengono che tale pratica sia da evitare per chi è affetto da scoliosi. Diversi studi, invece, hanno dimostrato che l’andare a cavallo, non solo non rappresenta un fattore di rischio, ma può addirittura rappresentare un giovamento. In questi soggetti l’equitazione può essere un ottimo allenamento. Oltre a sviluppare, come il nuoto, tutta la muscolatura in modo armonioso e simmetrico, l’equitazione stimola molto l’equilibrio, allena la muscolatura paravertebrale e richiede un continuo controllo posturale. Inoltre, non è vero che a cavallo il peso grava sulla colonna, bensì in un assetto corretto, esso si scarica sulle ginocchia che fungono anche da ammortizzatori.

Il medico Ortopedico Dr. Alessandro Formica infatti afferma:

“Non c’è motivo per proibire l’equitazione ai soggetti con scoliosi purché praticata a livello non agonistico”.

Sarà uno specialista ortopedico specializzato in RE a valutare la controindicazione caso per caso.

Scoliosi e Riabilitazione Equestre

Solo raramente la RE è sconsigliabile: nei casi molto gravi. Negli altri casi la scoliosi rappresenta una controindicazione solo se non vi è una sufficiente mobilità della spina.

Sarà unicamente il medico ortopedico a poter constatare tale evenienza, dopo aver condotto specifici esami. Egli andrà a verificare che ci sia un’adeguata disponibilità alla mobilità della spina e la giusta ampiezza dell’angolo di Cobb. Quest’ultimo valore non deve superare un certo grado affinché l’attività svolta possa considerarsi utile.

In caso di scoliosi grave ed in assenza di mobilità della colonna si può parlare di controindicazione alla pratica equestre.

Riabilitazione Equestre e Scoliosi: necessarie considerazioni
Condotti i dovuti accertamenti medici, l‘équipe di Riabilitazione Equestre valuterà la possibilità di una presa in carico o meno del soggetto scoliotico. Si andrà a determinare il tipo di intervento personalizzato da attuare, fissando gli obiettivi a medio e lungo termine. L’organizzazione di osservazioni puntuali e mirate permetterà di validare i risultati dell’intervento.

Il movimento del cavallo nella scoliosi

Il beneficio che il paziente può ricevere dall’andare a cavallo deriva dal movimento del cavallo stesso. Il nostro quadrupede, durante le andature, sviluppa delle oscillazioni nelle tre dimensioni: antero-posteriore (avanti-dietro), verticale (su-giù) e latero-laterale (destra-sinistra). In base alle proprie caratteristiche morfo-funzionali, ciascun soggetto avrà un tipo di movimento caratteristico.

Il Centro di RE che prende in carico soggetti con scoliosi deve avere a disposizione un cavallo idoneo per il tipo specifico di intervento richiesto. L’équipe, in base all’obiettivo che si vuole raggiungere, sceglierà il cavallo con caratteristiche di movimento adeguate allo scopo.

Nella valutazione del cavallo è necessario considerare più aspetti tra loro interconnessi. Il cavallo deve avere caratteristiche fisiche, sanitarie, comportamentali e di addestramento del tutto particolari. Anche il tipo di allenamento a cui viene sottoposto è importante, in quanto influenza la qualità e l’ampiezza dei movimenti prodotti.

È importante ricordare, pertanto, che non esistono regole ben definite per la scelta di un a cavallo per la RE. È solo l’attenta osservazione del movimento del cavallo che abbiamo di fronte che permette di valutarne l’idoneità per gli specifici obiettivi che si vogliono raggiungere. Tutti aspetti che devono essere valutati nella loro completezza per ottenere un giusto rapporto tra cavaliere e cavallo.



 

In che modo il movimento del cavallo si trasmette al cavaliere?

Il bacino è il punto di contatto tra il cavallo e il cavaliere. È qui che le sollecitazioni derivanti dal movimento del cavallo giungono a chi è in sella. Dal bacino le oscillazioni si irradiano al resto del corpo ed in particolare alla colonna.

Fondamentale pertanto sarà assumere una corretta posizione del bacino a cavallo. La giusta postura è quella neutra, in cui il bacino non assumerà un eccesso di rotazione né in avanti (lordosi), né indietro (cifosi). È da sottolineare che l’inforcatura, ovvero la posizione assunta a cavallo in cui gli arti “si inforcano” sui fianchi dell’animale, unitamente ad una staffatura corretta consentono la stabilizzazione del bacino ed un’eventuale correzione di asimmetria.

Riabilitazione Equestre e Scoliosi: necessarie considerazioni

La posizione del bacino dipende molto dalla base sulla quale appoggia. Essa viene quindi influenzata da fattori morfologici della schiena del cavallo, come un garrese particolarmente pronunciato, una groppa alta o una schiena molto insellata. Naturalmente anche la forma della sella utilizzata influisce sulla posizione del bacino. Si rende comprensibile, pertanto, come la valutazione di tutti questi fattori sia determinante.

Ogni movimento del bacino, conseguente allo spostamento del cavallo, costringe la colonna vertebrale ad assumere un decorso sinuoso sul piano frontale e a ruotare intorno all’asse verticale. Ciò causa uno squilibrio che costringe i tiranti muscolari ad adeguare la loro tensione per ristabilire l’equilibrio. (Ft. M.S. Raupach, “Assetto: elementi di cinesiologia applicata”, in A.Pasquinelli, P. Allori, M. Papini “Manuale di Riabilitazione Equestre”, Sorbello Editore, Millesimo (Savona), 2009).

Conclusioni

Per le ragioni su esposte, capiamo bene come una mancanza di disponibilità di movimento da parte della colonna vertebrale, causata da una grave scoliosi, determini un’inefficacia del “trattamento” oltre alla messa in pratica di atteggiamenti di compenso decisamente poco utili, se non in contrasto, con lo scopo che si vuole raggiungere. Di fondamentale importanza è, allo stesso tempo, una metodologia rigorosa ed un serio lavoro di équipe per far sì che l’intervento sia mirato ad un effettivo miglioramento della patologia. Rimarchiamo, infatti, che una metodologia mal applicata può diventare essa stessa una controindicazione alla RE.

Autore dell'articolo: admin

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