Differenza tra colonna normale e colonna scoliotica
Interventi Assistiti con gli Animali,  Terapia Assistita con il Cavallo

Scoliosi e Riabilitazione Equestre

Precauzioni e controindicazioni da tenere presenti prima di andare a cavallo.

Quando si parla di scoliosi raramente vi si associa l’equitazione. Chi soffre di questo disturbo, con ogni probabilità, si sarà sentito vietare di andare a cavallo. In realtà, con le dovute precauzioni e conoscendo le dovute controindicazioni, possiamo constatare un utile spazio applicativo. Abbiamo chiesto, così, al Dott. Bruno Antonio, medico Ortopedico e Responsabile di Progetto/Referente di Intervento TAA (Terapie Assistite con gli Animali) di parlarci della scoliosi e di esporci quali considerazioni è necessario fare prima di affrontare un’attività di Riabilitazione Equestre in queste situazioni.

Che cos’è la scoliosi?

Domanda: “Prima di addentrarci nel discorso relativo alla Riabilitazione Equestre e Scoliosi, Dott Bruno, può chiarirci che cosa si intende nello specifico quando si parla di scoliosi?”

Dott Bruno: ” La scoliosi è una deformità della colonna vertebrale che implica una curvatura laterale associata ad una rotazione lungo il suo asse longitudinale. Affrontiamo meglio la questione facendo innanzitutto chiarezza sulla differenza tra: 

  • Scoliosi
  • Atteggiamento scoliotico

La scoliosi è una patologia irreversibile se si raggiunge la maturità somatica e sessuale, cioè quando si  è completato l’accrescimento del corpo, altrimenti può essere in tutto od in parte reversibile; l’atteggiamento scoliotico invece è una apparente deformità, ben correggibile, anche attivamente, da parte del soggetto”.

Scoliosi ed atteggiamento scoliotico (Immagine dal web)

Le  cause della scoliosi

Domanda: “Che cosa causa la scoliosi?”.

Dott Bruno: ” Nella maggior parte dei casi la scoliosi si manifesta senza che sia presente una causa nota. Più raramente è presente sin dalla nascita. Può essere anche la conseguenza di una patologia neuromuscolare. Le ragioni che portano all’insorgere della patologia possono essere diverse, e vanno dalle malformazioni congenite alla trasmissione genetica, dalle problematiche muscolari come la distrofia muscolare o l’atrofia muscolare secondaria a malformazioni del midollo spinale. In alcuni casi può essere la conseguenza di un grave trauma cerebrale con paralisi muscolari più o meno estese o può essere secondaria a tumori cerebrali o del midollo (evenienza rarissima).”

Esempio di colonna scoliotica (Immagine dal web)

Quali trattamenti in caso di scoliosi?

Domanda: “Quali sono secondo il suo parere di esperto i trattamenti più idonei nella scoliosi?“.

Dott Bruno: “Quando la curvatura della colonna è di lieve entità intervenire con l’attività fisica non può che apportare benefici poichè migliora la postura e si ottiene un rinforzo dei muscoli paravertebrali. Nei casi gravi è necessario agire con strumenti di supporto e correzione come ad esempio busti ortopedici, che andranno accompagnati da fisioterapia. Infine, nei casi gravissimi sarà necessario un intervento chirurgico, altrimenti il rischio è quello di andare incontro a complicazioni di natura neurologica, respiratoria o cardiologica. Come succede per ogni altra patologia che coinvolga muscoli e ossa, anche la scoliosi deve essere trattata dietro consulto medico“.

Postura durante il nuoto (Immagine dal web)

Scoliosi e attività fisica

Domanda: “Ha parlato di attività fisica nel caso di scoliosi lieve, ma quale attività sportiva si può suggerire a chi soffre di questa patologia?“.

Dott. Bruno: “La scoliosi, soprattutto se lieve o moderata non controindica nella maniera più assoluta la pratica di un’attività sportiva, qualunque essa sia, purchè non si tratti di un’intensa attività agonistica con carichi massimali a livello della colonna vertebrale”.

Il mito del nuoto

Domanda: “Un tempo si diceva che il nuoto rappresentava un valido metodo di cura, quasi l’unico, grazie alla sua specifica caratteristica di essere praticato in galleggiamento, cioè senza l’influenza della forza di gravità. Inoltre, permette uno sviluppo armonioso e globale di tutto l’apparato muscolare ed in particolare della muscolatura che “sostiene la colonna”. Dott Bruno cosa ci dice in proposito? Il nuoto è davvero l’unico sport da consigliare a chi soffre di scoliosi?”.

Dott. Bruno: “Come afferma anche il Dott Farina:

“ quando nuotiamo per spingerci in avanti dobbiamo costantemente muovere le gambe. Questo ci permette di muoverci in acqua e spostarci dal punto A al punto B. Affinché le gambe restino a galla, tuttavia, bisogna fare uno sforzo particolare per allinearle al filo dell’acqua, determinandosi una accentuazione della fisiologica lordosi lombare, già più evidente in chi è affetto da scoliosi. Un  altro elemento che potrebbe  influire nell’aggravamento di una  scoliosi è poi quello della torsione della colonna vertebrale, e i tipici movimenti delle bracciate lo favoriscono in maniera non indifferente”.

Inoltre anche il Dott Formica afferma che il nuoto è uno sport completo per gli arti, il cuore ed  i polmoni, ma non per la schiena: la colonna è progettata per affrontare la forza di gravità e a questo la si deve allenare.

Cio non significa che il nuoto sia controindicato, anzi come tutti gli sport non crea problemi purché lo si pratichi con criterio. Recenti studi condotti dall’Istituto scientifico italiano colonna vertebrale (Isico) hanno dimostrato come nei casi più gravi il nuoto non solo non apporti nessun beneficio, ma possa essere addirittura controproducente. Rende la colonna vertebrale più mobile e di conseguenza più “deformabile”.  Possiamo quindi sfatare questo mito, tenendo comunque sempre conto che qualsiasi attività sportiva si intraprenda una cosa importantissima da fare è quella di  non improvvisare, affidandosi attentamente ai consigli degli esperti, siano essi medici specialisti e/o istruttori che abbiano dimestichezza nel trattamento di questa patologia”.

Torsione della colonna nel nuoto (Immagine dal web)

Scoliosi ed Equitazione

Domanda: “Sentiamo dire che spesso un soggetto che presenta scoliosi non può fare Equitazione E’ esattamente così?”.

Dott Bruno: “Diversi studi hanno invece dimostrato che in soggetti scoliotici l’equitazione può essere un ottimo elemento da associare alla terapia di base della malattia, in quanto stimola molto l’equilibrio, allena la muscolatura paravertebrale e richiede un continuo controllo posturale (cioè si stimola quel meccanismo di verifica e correzione della posizione e dei movimenti nello spazio denominato “controllo propriocettivo”). 

Non è vero che andando a cavallo il peso grava sulla colonna, ma in un assetto corretto esso si scarica sulle ginocchia che fungono anche da ammortizzatori. Solo molto raramente l’equitazione e’ sconsigliabile, in situazioni di particolare impegno agonistico che  saranno valutate da un esperto istruttore.

Non c’è motivo quindi per proibire l’equitazione ai soggetti con scoliosi purchè praticata a livello non agonistico. 

Il peso non grava sulla colonna vertebrale

Quando la scoliosi diventa una controindicazione per la Riabilitazione Equestre?

Domanda. “Quando l’Equitazione rappresenta una controindicazione assoluta per i soggetti che soffrono di scoliosi?

Dott Bruno: “La scoliosi rappresenta una controindicazione alla Riabilitazione Equestre solo se è grave  (valutazione effettuata calcolando l’ampiezza dell’angolo di Cobb che  permette di quantizzare l’entità della deviazione scoliotica) e/o in fase evolutiva (rilievo di aggravamento a seguito di controlli periodici).

Oltre a questo è bene precisare che il Centro di Riabilitazione Equestre deve avere a disposizione, in questi casi, un cavallo idoneo per il tipo specifico di intervento richiesto. Scelte che vanno valutate caso per caso dal medico, dal Referente di Intervento per le TAA e dal Veterinario esperto in Interventi Assistiti con gli Animali.

La scoliosi molto grave costituisce una controindicazione all’equitazione

Assetto in sella

In sella abbiamo due componenti da prendere in considerazione: l’allineamento del corpo sul baricentro del cavallo, componente statica, e l’assetto, componente dinamica, ovvero l’equilibrio che dobbiamo mantenere quando il cavallo è in movimento.

L’equilibrio ci permette di assecondare le ondulazioni della colonna vertebrale del  cavallo  durante la locomozione, permettendo una distribuzione simmetrica del nostro peso attorno al centro della sella. Tale condizione è mantenuta durante il movimento solo se possediamo:

  • una certa scioltezza,
  • rilassamento muscolare necessario  per seguirne il movimento
  • tonicità che permette di non compiere gesti involontari non necessari e quindi dannosi. 

Ne consegue che la posizione in sella è in funzione della corretta distribuzione del nostro peso sul dorso del cavallo, dell’assenza di contrazioni inutili che altererebbero  postura e sensibilità del cavaliere.

L’assetto è funzionale all’equitazione, come scrive il cavaliere olimpico W. Steinkraus:

‘un mezzo per raggiungere un fine, più che un fine per se stesso’.

L’assetto è  anche un  importante ‘vocabolo’ nel  ‘linguaggio degli aiuti’, fondamentale nella comunicazione tra cavaliere e cavallo.

La componente dinamica dell’assetto in sella

L’equilibrio su un corpo che si muove non può che variare seguendo le ondulazioni della colonna vertebrale, motivo per cui, l’equilibrio su di un cavallo che si muove, non è statico e può essere mantenuto solo se il cavaliere ha un assetto sciolto. È inoltre  indispensabile  che il cavaliere abbia cura di distribuire in egual misura il proprio peso attorno al centro della sella.

Nell’assetto da equitazione gli arti inferiori non devono sostenere il carico del peso corporeo, ma servono a dare maggiore stabilità ed equilibrio al tronco. Il piede dovrebbe, con elasticità della caviglia, ammortizzare e scaricare il peso dell’arto sulla staffa.

Assetto in sella

Migliorare l’assetto a cavallo

Diversi studi sperimentali hanno confermato, attraverso misurazioni elettromiografiche, che gli schemi motori complessi del tronco e del bacino del cavaliere corrispondono a grandi linee ai pattern motori specifici del cammino umano.

Durante il cammino del cavallo in linea retta le forze e le stimolazioni motorie trasmesse al cavaliere risultano alquanto complesse ed impegnative; ogni volta poi che viene introdotto un cambiamento di direzione, di velocità o di terreno e ogni volta che il cavallo cambia ritmo, falcata o cadenza, il cavaliere deve riadeguare le proprie risposte motorie per poter mantenere l’equilibrio

Tutti noi abbiamo un certo bagaglio di esperienze motorie al quale attingiamo ogni volta che dobbiamo affrontare un compito motorio nuovo. A cavallo ogni cavaliere tenderà a riproporre esattamente gli schemi posturali e motori utilizzati nella vita quotidiana, che possono essere più o meno funzionali, ma che non necessariamente rispondono ai parametri di simmetria, equilibrio, elasticità ed economicità fondamentali per raggiungere una sintonia motoria con il cavallo. Migliorare l’assetto  a cavallo costituisce un percorso individuale di presa di coscienza del proprio corpo e tale processo deve essere guidato ed incoraggiato da una persona esperta, attenta, preparata e sensibile.

Fonte: (Meike Raupach, in “Assetto: elementi di chinesiologia applicata” in A.Pasquinelli, M.Papini, P.Allori, “Manuale di Riabilitazione Equestre”, Sorbello Editore, 2009).

Considerazioni finali

L’Equitazione ed il lavoro in sella non rappresenta una controindicazione per la scoliosi tout court. È fondamentale precisare che un’attività a cavallo fine a sè stessa, che non tiene conto di tutti gli accorgimenti su elencati, non solo non produce alcun beneficio, ma potrebbe essere causa di peggioramenti della condizione iniziale.

Ribadiamo, per l’importanza che riveste la questione, che è fondamentale che il programma riabilitativo sia predisposto e messo in opera da personale competente. Solo un programma riabilitativo studiato appositamente per la singola persona presa in carico, stilato dal medico esperto in TAA, dal Referente di Intervento in TAA e dal veterinario esperto in IAA, può riuscire ad apportare benefici.

È fondamentale pertanto stilare un programma che preveda valutazioni periodiche e che consenta aggiustamenti in itinere qualora la riabilitazione non proceda secondo aspettative.

Ringraziamenti

Ringraziamo il Dott Antonio Bruno, medico ortopedico e Responsabile di Progetto/Referente di Intervento TAA e Martina del Santa Fara Horse Club per le foto.

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Pedagogista; Coordinatore Tecnico di Riabilitazione Equestre; Responsabile di Progetto e Referente di Intervento EAA; Coadiutore del cavallo; Tecnico EDA II livello Sef Italia.

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