Alzati dobbiamo andare Diario di Una nonna Sprint
Diario nonna sprint

Alzati dobbiamo andare

Capitolo 2: Diario di una nonna sprint

La voce di mio padre mi risuona ancora nelle orecchie nitida e chiara come se fosse adesso.
E’ sul finire dell’ inverno quando mi alzo senza tanti preamboli e, mezza addormentata, consumo la mia colazione fatta di latte bianco e mollica di pane. Ma ormai ho deciso, l’asilo non e’ per me e a casa sola non posso certo rimanere.
Mio padre carica la sua borsa per la merenda di meta’ mattina che mia mamma ha già preparato la sera precedente. E’ un fondo di un pezzo di pane di grano scavato e privato dalla mollica che contiene i tesori della dispensa: carciofi sott’olio, pomodori gialli, melanzane…
La scorta dell’acqua e’ nel prezioso “mmile”.
Tutto già pronto nella stiva della mitica Vespa.

Quando anche io sono pronta salgo a bordo e mi accomodo su di uno scannetto posizionato in mezzo alle gambe di mio padre, al riparo dal vento.
Giunti a destinazione, mezza ancora imbambolata, finisco il sonno ai piedi di un qualche pozzo, avvolta nell’enorme giaccone in pelle rivestito di calda pelliccia di mio padre.
E i servizi sociali zitti.

A meta’ mattina il canto degli uccelli mi risveglia.
Apro gli occhi e, dal buco che mi ero creata nel giaccone per respirare,  guardo mio padre che armato di zappa lavora spedito tra i filari di ceci canticchiando.
Tiro fuori la testa dalla mia tana di fortuna respirando l’aria della terra umida.
Sento uno strano rumore provenire da un uliveto vicino.
Mi alzo incuriosita, sgattaiolando veloce dalla vista di mio padre e mi avvicino verso la provenienza del rumore.
Nascosta tra i cespugli di mirto rimango folgorata.

E’ là, imponente e maestoso, nero, lucido, con un enorme collare.
Tira un arnese di ferro sul quale c’è un vecchio signore e gira in tondo all’albero di ulivo, alzando polvere e pietre.
Ogni tanto il signore scende e sposta dei rami tagliati che gli sbarrano il percorso, poi risale e ricomincia il giro.
Rimango senza parole per non so quanto tempo ad ammirare il mio sogno.
Poi corro da mio padre, con il cuore in gola e il luccichio negli occhi…

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