• Terapia Assistita con gli Animali,  Terapia Assistita con il Cavallo

    Gli effetti terapeutici del cavallo

    I meccanismi alla base della Riabilitazione Equestre: ecco elencate le principali indicazioni degli Interventi Assistenti con i Cavalli

    Il valore degli effetti terapeutici del cavallo risale all’antichità. Già Ippocrate, 2400 anni or sono, valutava gli effetti benefici che si traevano da una lunga cavalcata. Nei suoi scritti consigliava l’andare a cavallo per combattere l’insonnia e ritemprare il fisico e lo spirito in situazioni di stress. A tal proposito potrebbe interessarti l’articolo sulla storia della Riabilitazione Equestre. Oggi, gli effetti benefici degli Interventi Assistiti del Cavallo, la Riabilitazione Equestre (RE), sono riconosciuti a livello internazionale. Studi sulla sua efficacia sono condotti con rigore scientifico in ambito universitario e sanitario anche in Italia. Dunque vediamo, in questo articolo, quali sono gli effetti terapeutici del cavallo come indicato dalle più autorevoli fonti al riguardo. 

    Le attività assistite con i cavalli hanno una Organizzazione Internazionale fin dal 1980

    La postura a cavallo e il movimento tra i principali effetti terapeutici del cavallo

    Studi scientifici, condotti anche dalla Cattedra di Neuropsichiatria infantile dell’Università di Firenze, hanno consentito di fare chiarezza. Tra gli effetti terapeutici risultano rilevanti: la particolare postura assunta in sella e le peculiarità del movimento del cavallo. I risultati delle osservazioni condotte su pazienti con disabilità neurologica e/o neuromotoria hanno dimostrato che la posizione assunta quando si monta a cavallo rappresenta un notevole aiuto nella correzione di alcuni schemi posturali patologici. In particolare risultano contrastati gli schemi in iperestensione[1], adduzione[2] ed intrarotazione[3] presenti in alcuni di questi disturbi. Tali pattern posturali ingabbiano il soggetto in posture destabilizzanti. Le persone affette hanno difficoltà nella statica, cioè a stare in piedi, nella deambulazione, nella postura seduta, nell’utilizzo delle mani, e così via…

    Passo cavallo
    Movimento del cavallo al passo.
    Immagine dal web

    La postura a cavallo

    Analizziamo le caratteristiche della postura assunta dal cavaliere a cavallo. L’ampiezza della base d’appoggio, cioè la larghezza del dorso del cavallo, determina, nel momento in cui ci sediamo in sella, l’abduzione (“apertura”) obbligata delle anche. A tale apertura si associa la semiflessione e la extrarotazione (rotazione verso l’esterno) dell’anca. Per di più , inforcandosi sulla sella, con i piedi nelle staffe, si ottiene anche la flessione delle ginocchia e delle caviglie. In definitiva, sedendosi a cavallo, il cavaliere compie una triplice flessione di anca, ginocchio e caviglia. Tale posizione è “l’ingrediente magico” che favorisce una “postura flessoria”, funzionale e positiva per i pazienti con disabilità neuromotoria. Consente cioè al soggetto di non cadere in iperestensione con la conseguente perdita del controllo del proprio corpo.

    Gli effetti terapeutici del cavallo

    Il bacino inforcato nella sella, inoltre, risulta ben stabilizzato e ciò pone le premesse per un possibile raddrizzamento del tronco in quei soggetti che ne hanno scarso controllo. Infine, l’introduzione del piede nella staffa induce una flessione o semiflessione dorsale del piede stesso. Questo aiuta ad inibire il piede equino[4], deformità talvolta associata ad alcune patologie neuromotorie.

    Il movimento e gli effetti terapeutici del cavallo

    Ma, gli studi hanno messo in evidenza che il principale strumento terapeutico della RE è proprio il movimento del cavallo. Grazie alle spinte tridimensionali, latero-laterali (destra-sinistra), antero-posteriori e verticali, che derivano dalle sue andature. Le oscillazioni ed il tapping[5] (quest’ultimo particolarmente accentuato al trotto), determinano molteplici afferenze, specie propriocettive, che favoriscono in particolare:

    • la mobilizzazione del bacino;
    • la regolarizzazione del tono muscolare;
    • l’allineamento e la stabilizzazione posturale;
    • la stimolazione e il rinforzo dei meccanismi di raddrizzamento;
    • il miglioramento delle reazioni di equilibrio;
    • il controllo dei movimenti involontari;
    • la coordinazione e programmazione dell’atto motorio;
    • la regolarizzazione della temporizzazione dell’atto motorio;
    • la riduzione in frequenza ed intensità dei così detti pattern sabotatori, ovvero schemi di movimento che intervengono in maniera involontaria e che interferiscono con il movimento volontario del soggetto;
    • e altro…
    Sella
    Anche le attività di preparazione del cavallo fanno parte integrante dell’intervento.

    In più, i cambi di velocità, di direzione e gli esercizi proposti durante il lavoro a cavallo permettono di lavorare sull’orientamento spazio-temporale, sulla lateralizzazione, sui tempi di attenzione e di vigilanza, ecc… Insomma, contemporaneamente avviene una massiccia stimolazione delle capacità cognitive.

    Non meno importante: la relazione

    Infine, le operazioni di cura, accudimento, pulizia, insellaggio e disselaggio del cavallo (ove possibile in base alla patologia), aggiungono un ulteriore strumento di efficacia. Oltre a favorire le abilità fini-motorie[6] e la coordinazione e programmazione dell’atto motorio, stimolano la RELAZIONE con l’animale, il senso di responsabilizzazione e “del prendersi cura di”.

    Aspetti educativi
    La relazione con l’animale costituisce anch’essa un aspetto importante nella RE

    In questo articolo abbiamo fatto cenno ai principali meccanismi e benefici alla base della RE. In particolare ci siamo soffermati sui vantaggi a livello neuromotorio. Ma questo tipo di trattamento risulta altrettanto efficace a livello psicologico e nel trattamento delle patologie psichiche. Un tema, quest’ultimo vasto e complesso che affronteremo in un successivo articolo. Infine, non si può dimenticare l’efficacia degli interventi educativi applicati in RE. A tal riguardo potrebbe interessarti l’articolo Le tre i: inserimento, integrazione ed inclusione.

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    [1] tronco, testa e arti sono in estensione massima – contrario di flessione [2] avvicinamento degli arti, o parte di essi, alla linea mediana del corpo, chiusura – contraria ad abduzione [3] rotazione dell’arto verso l’interno – contrario di [4] il piede equino è una deformità in cui l’asse del piede forma con l’asse della gamba un angolo superiore all’angolo retto. In altri termini, la punta del piede tende ad essere rivolta verso il basso e la deambulazione avverrà con l’appoggio della punta al terreno [5] pressione intermittente [6] motricità fine, fa riferimento all’uso delle mani, cioè la capacità di afferrare, stringere e manipolare un oggetto con una certa precisione


    Alcune immagini dell’articolo sono tratte da internet

  • maternage in ippoterapia
    ippoterapia,  Terapia Assistita con gli Animali

    Il maternage in Riabilitazione Equestre

    Il maternage è una tecnica specifica utilizzata in Riabilitazione Equestre (RE). Più precisamente, la si usa nella fase di Ippoterapia, in particolari situazioni, valutate caso per caso, in relazione a precisi obiettivi da ottenere. Pertanto, questa tecnica è da mettere in pratica soltanto quando sia prevista nel progetto individualizzato di un singolo utente. Dunque, il maternage non costituisce la prima fase nel lavoro di Riabilitazione Equestre e non è necessario per tutti.

    Cos’è il maternage?

    Questa tecnica consiste nell’accompagnare il paziente sul cavallo. Ovvero, il terapista monta a cavallo insieme all’utente. L’obiettivo è quello di stimolare alcune reazioni nel soggetto in trattamento, di sostenerlo ed aiutarlo ad avere una partecipazione attiva. Lo scopo principale è basato sul far assumere al cavaliere una postura quanto più corretta possibile, così che possa beneficiare al meglio dei movimenti trasmessi dall’andatura del cavallo.

    Il maternage è indicato soprattutto nei casi gravi o molto gravi. L’operatore ha lo scopo di dare le facilitazioni necessarie SENZA sostituirsi al soggetto, in modo da promuovere l’emergenza di competenze posturali. E’ una tecnica utilizzata sia nei casi di patologia neuromotoria che in quelli di patologia psichica.

    Maternage e patologia neuromotoria

    Nella patologia neuromotoria il maternage viene utilizzato con soggetti che presentano una patologia grave. Sono questi i casi in cui vi è un importante deficit delle reazioni di raddrizzamento e di equilibrio, uno scarso controllo di testa e tronco, pattern patologici sabotatori e/o disturbi percettivi importanti.

    maternage in riabilitazione equestre
    Maternage – foto puramente dimostrativa

    Talvolta, il maternage è usato anche nei casi meno gravi. Risulta molto utile, ad esempio, per impostare la posizione del tronco, delle braccia e l’impugnatura delle redini. Il terapista ha il compito di far assumere al soggetto la sua stessa posizione e inclinazione del busto in avanti in maniera simmetrica alla propria.

    Patologia psichica

    Nella patologia psichica, il maternage serve principalmente a rassicurare il soggetto ed aiutarlo a superare le sue difficoltà. L’obiettivo è, comunque, quello di farlo montare da solo il prima possibile. Tale rassicurazione è propedeutica al rafforzamento dell’identità e alla conquista dell’autonomia.

    maternage in ippoterapia
    Maternage – foto puramente dimostrativa

    La bardatura nel maternage

    Quali sono le attrezzature utilizzate nel maternage? Come si barda il cavallo quando sono due le persone a salirgli in groppa? Come bardatura si può utilizzare il fascione o la sella.

    Il fascione è un attrezzo da bardatura utilizzato nel volteggio. Presenta due maniglie che garantiscono un punto di presa sicura per il praticante. In questo caso si monta “a pelo”, cioè senza sella. Questa tipologia di bardatura è utilizzata per raggiungere specifici obiettivi, valutati caso per caso.

    fascione in maternage
    Fascione da Volteggio

    Qualora il cavallo venga bardato con la sella, l’operatore siede FUORI dalla stessa, oppure insieme al bambino se molto piccolo. La sella aiuta a contenere il bacino e facilita il raddrizzamento del tronco. Anche in questo caso, gli obiettivi sono indicati dal progetto individualizzato messo a punto da uno specialista.

    maternage con la sella
    Maternage – L’operatore siede fuori dalla sella

    Per concludere

    Come intuibile, l’utilizzo di queste tecniche richiede professionalità nella costruzione di un progetto individualizzato che miri ad obiettivi specifici. L’operatore impegnato nel maternage deve possedere una buona tecnica equestre. Ovvero, la sua posizione a cavallo, il suo equilibrio e il suo assetto devono essere corretti, in modo da poter CORRETTAMENTE essere trasmessi al paziente. La raccomandazione è di assicurarvi sempre che il personale del centro a cui vi rivolgete sia qualificato.

    A cura di Emanuela Notarpietro e Lorella Esposito

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    Ringraziamo Sofia, Stellina e Maria Grazia Pispico del “Santa Fara Horse Club” per la gentile disponibilità.

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    HETI – FRDI: la Federazione Internazionale di Riabilitazione Equestre

    Le attività assistite con i cavalli hanno una organizzazione internazionale fin dal 1980

    Immagine tratta dal sito www.frdi.net

    La Federation of Horses in Education and Therapy International AISBL abbreviato in HETI (originariamente Federation of Riding for the Disabled International – FRDI),  fu fondata nel 1980 e registrata in Belgio. È un’organizzazione no-profit, con sede in Australia, fondata con lo scopo di promuovere la collaborazione e lo scambio di informazioni tra organizzazioni e soggetti che si occupano di terapie assistite con cavalli.

    Logo HETI

    I compiti dell’HETI

    I principali compiti della HETI sono quelli di:

    • raccogliere dati relativi alla formazione, organizzazione e tipologia della RE nei vari paesi del mondo;
    • offrire ai suoi membri le informazioni più aggiornate nel campo delle terapie assistite con i cavalli, nuove ricerche, congressi, seminari, workshop ed eventi in tutto il mondo. 
    • pubblicare un giornale della Federazione, “Newsletter”, quadrimestrale, contenente informazioni di ordine generale relative a Convegni, Congressi, pubblicazioni;
    • pubblicare una rivista scientifica annuale (“Scientific and Educational Journal o Therapeutic Riding”) per gli aggiornamenti scientifici sulla RE;
    • curare ed aggiornare la “International Directory of Education and Training”, cioè l’Elenco Internazionale sulla Formazione e Preparazione. È un libro, edito ogni 3 anni, contenente le modalità di formazione in RE nei singoli Paesi da parte delle varie Associazioni “full member” della HETI.
    • organizzare i Congressi Internazionali sulla RE, a cadenza triennale, con lo scopo di fare il punto sulle nuove conoscenze in questo campo, curando la successiva pubblicazione dei relativi atti;
    • curare la diffusione ed il riconoscimento della RE a livello internazionale.
    •  Heti si occupa anche di studi finalizzati a mantenere elevati standard di tutela e addestramento dei cavalli coinvolti nelle attività. 
    Dublino 2018 – Ultimo Congresso Internazionale di RE

    L’HETI e le associazioni nazionali

    Ad HETI afferiscono vari paesi coinvolti nella RE.

    Le Associazione Nazionali no-profit riconosciute da HETI come rappresentative per la RE per i singoli Paesi vengono associate come “full member”; le altre Associazioni prive dei requisiti suddetti, oppure i singoli, vengono associati come “associate member”.

    Le associazione riconosciute in Italia

    In Italia le associazioni nazionali “full-member” sono:

    – l'”Associazione nazionale italiana per la riabilitazione equestre” (ANIRE), con sede a Milano,

    – l'”Associazione italiana famiglie, enti e professioni contro le malattie neurologiche e psichiatriche dell’età evolutiva” (Associazione “Lapo”), con la sua “Sezione per lo studio, l’aggiornamento e la sperimentazione della riabilitazione equestre e degli sport equestri per disabili” (LRE), con sede a Firenze

    Centro di Riabilitazione Equestre Vittorio di Capua con sede a Milano.

    – la “Federazione italiana sport equestri” (FISE), con sede a Roma.

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    Se sei interessato ad approfondire la Storia della Riabilitazione Equestre, segui il link: www.maneggiareconcura.org/interventi-assistiti-con-gli-animali/storia-della-riabilitazione-equestre/

    Fonti:

    • Anna Pasquinelli –Riabilitazione Equestre: definizione e stato dell’arte – in: A. Pasquinelli, P. Allori, M. Papini, “Manuale di Riabilitazione Equestre. Principi-Metodologia-Organizzazione”, Sorbello Editore, Millesimo (Savona), 2009.

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