• La Traja. Diario di una Nonna Sprint
    Diario nonna sprint

    La traja

    Capitolo 3: Diario di una nonna sprint

    “Papa’!Papaaa!! Paaa’!”
    Grido con tutto il fiato in gola mentre corro verso di lui facendo segno tra gli ulivi con la mano. Mio padre alza la testa spaventato, abbandona la zappa e corre verso di me.
    “Cosa e’ successo?! Che hai visto?!”
    Pensando ad un animale selvatico, era parecchio spaventato.
    “Guarda!”
    “Dove?”
    “Tra gli ulivi!”
    Punta lo sguardo tra gli ulivi e anche lui lo vede.
    “E’ un cavallo!” Gli dico
    “Lo vedo bene”
    “Papa’ andiamo! Voglio fare un giro, ti prego!”
    “Ma il cristiano lavora, mica può perdere la testa con te! E anche io…”
    Mi metto a frignare.

    Esasperato dal mio piagnucolio, finalmente accontenta questa figlia un po’ stramba che non capisce da chi abbia preso. Mi prende per mano e ci avviciniamo al cavallo e all’uomo che lavora. Prima chiama e non ottenendo risposta. Mette indice e pollice in bocca e lancia un lungo fischio. Cavallo e uomo si bloccano all’istante.
    “Ihhhh… Dimmi compa’…”
    ” Mesciu Itu! (Maestro Vito) che lo fai fare un giro alla piccinna mia?”
    “Sali mehh!”
    E mi tende la mano.

    A cavallo! O meglio, sulla traja…

    Non mi sembra vero.
    Con gli occhi a cuoricino mi avvicino al signore e gli tendo la mano.
    “Mettiti qua”
    Mi fa salire sull’attrezzo di ferro dietro di lui.
    “Acchiappati a me”
    Mi fa cingere le mie mani alla sua vita e, prima che io potessi protestare, alza la frusta e da il segnale al cavallo.
    “Ah!ah!”

    “La traja” (dialetto salentino). La traglia.

    Parto sobbalzando in continuazione e ad ogni cambiamento di andatura dell’animale mi ritrovo ora spiaccicata per faccia alla schiena del signore, ora pericolosamente pendente indietro aggrappata alla sua giacca.
    Finalmente si ferma. Tiro un sospiro di sollievo. Sul nostro tragitto una piccola catasta di rami secchi.
    “Scendi piccola spostami quei rami”
    All’inizio stupita faccio fatica a capire. Poi ubbidiente scendo e sposto i rami. E poi risalgo. Altro giro… la zuppa di latte comincia ad agitarsi nello stomaco.

    Scendo di nuovo e di nuovo sposto rami ad un nuovo albero. E cosi per altre quattro, cinque volte. Cerco con lo sguardo mio padre che era tornato al suo lavoro nel campo vicino. Penso a come fare perché accorra in mio aiuto, ma non posso certo gridare!
    Ho capito che di salire in groppa al cavallo proprio non se ne parla e in più il signore molto furbescamente mi sfrutta in un lavoro che dovrebbe fare lui.
    All’ultimo giro scendo sposto i rami e invece di ritornare indietro verso il cavallo cambio traiettoria e sparisco tra le frasche. Ritorno da mio padre.
    “Mbè, finito il giro?”
    Lo guardo torva.
    “Questo giro che non era quello che volevo, mi è costato molto caro!”

    Maria Grazia Pispico dal “Diario di una nonna sprint©”

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  • Alzati dobbiamo andare Diario di Una nonna Sprint
    Diario nonna sprint

    Alzati dobbiamo andare

    Capitolo 2: Diario di una nonna sprint

    La voce di mio padre mi risuona ancora nelle orecchie nitida e chiara come se fosse adesso.
    E’ sul finire dell’ inverno quando mi alzo senza tanti preamboli e, mezza addormentata, consumo la mia colazione fatta di latte bianco e mollica di pane. Ma ormai ho deciso, l’asilo non e’ per me e a casa sola non posso certo rimanere.
    Mio padre carica la sua borsa per la merenda di meta’ mattina che mia mamma ha già preparato la sera precedente. E’ un fondo di un pezzo di pane di grano scavato e privato dalla mollica che contiene i tesori della dispensa: carciofi sott’olio, pomodori gialli, melanzane…
    La scorta dell’acqua e’ nel prezioso “mmile”.
    Tutto già pronto nella stiva della mitica Vespa.

    Quando anche io sono pronta salgo a bordo e mi accomodo su di uno scannetto posizionato in mezzo alle gambe di mio padre, al riparo dal vento.
    Giunti a destinazione, mezza ancora imbambolata, finisco il sonno ai piedi di un qualche pozzo, avvolta nell’enorme giaccone in pelle rivestito di calda pelliccia di mio padre.
    E i servizi sociali zitti.

    A meta’ mattina il canto degli uccelli mi risveglia.
    Apro gli occhi e, dal buco che mi ero creata nel giaccone per respirare,  guardo mio padre che armato di zappa lavora spedito tra i filari di ceci canticchiando.
    Tiro fuori la testa dalla mia tana di fortuna respirando l’aria della terra umida.
    Sento uno strano rumore provenire da un uliveto vicino.
    Mi alzo incuriosita, sgattaiolando veloce dalla vista di mio padre e mi avvicino verso la provenienza del rumore.
    Nascosta tra i cespugli di mirto rimango folgorata.

    E’ là, imponente e maestoso, nero, lucido, con un enorme collare.
    Tira un arnese di ferro sul quale c’è un vecchio signore e gira in tondo all’albero di ulivo, alzando polvere e pietre.
    Ogni tanto il signore scende e sposta dei rami tagliati che gli sbarrano il percorso, poi risale e ricomincia il giro.
    Rimango senza parole per non so quanto tempo ad ammirare il mio sogno.
    Poi corro da mio padre, con il cuore in gola e il luccichio negli occhi…

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  • Diario di una nonna sprint
    Diario nonna sprint

    C’era una volta… (dai nonna racconta!)

    Capitolo 1: Diario di una nonna sprint

    C’era una volta… (dai nonna racconta!)
    Una storia da raccontare, di una piccola bimba che amava sognare..
    Lei si vedeva sopra un cavallo in mezzo ai campi a galoppare..
    Un giorno chiese: “signor Gaetano! Un giro per me sul tuo bianco cavallo!” “no signorina in giro per il paese a lavorare non mi posso permettere di farti sognare..”
    E poi di nuovo, testarda ci riprovò
    Questa volta dal signor Vito andò.
    Sotto gli ulivi il suo cavallo arava ma di farla salire non se ne parlava.. “Sopra l’aratro se vuoi, ma in groppa al cavallo non puoi!”…….
    Lei però non chiuse il suo sogno dentro il cassetto
    Se lo portava ogni giorno stretto al suo petto… ❤
    “Dimmi nonna ma come fini’?”
    Eh…gioia la bimba e’ cresciuta…
    Ed eccoci qui😘
    (Maria Grazia Pispico©)

    Come nascono le storie di una nonna sprint?

    Le storie nascono cosi, quasi per caso. Un giorno cominci a pensare alla tua vita e i ricordi iniziano ad apparire e, come in un puzzle, si incastrano alla perfezione e ne nasce un bellissimo quadro.
    Ogni tanto me la rileggo questa filastrocca che ho scritto un po’ di anni fa, specialmente quando mi parte lo scoraggiamento.
    Quando dimentico le origini, la bambina che dorme in un cantuccio dentro di me.
    Fu cosi che inizio’ la mia storia d’amore con i cavalli, questi animali imponenti e affascinanti.
    Non un cane, né un gatto.
    Sognavo un cavallo ed io libera che galoppavo nelle campagne.
    All’asilo proprio non mi piaceva andare: troppo pulita, troppo ordinata, troppo seduta…
    I giochi erano finti, la maestra era una donna austera, vestita di scuro, che portava delle strane scarpe tipo stivaletto, di cui una aveva un enorme rialzo.
    Ci sono andata due giorni, al terzo mi sono piantata sulla vespa di mio padre e me ne sono andata in campagna.
    La terra, i vermi, i serpenti, gli uccelli le piante, sono stati il mio asilo.
    Maria Montessori lo aveva detto molti anni prima e ora viene ribadito come metodo di insegnamento doc.
    Io lo mettevo in pratica da autodidatta per necessita’.
    Mia madre lavorava a giornata in campagna, all’asilo non ci volevo tornare e io me ne andavo con mio padre che coltivava le sue terre e mi insegnava cantando “Oh bella ciao!”
    Fosse stato oggi avrebbero chiamato le assistenti sociali, con tutto l’ambaraba’ che ne consegue.
    Fu proprio in una di queste giornate che incontrai lui, “c’era una volta” il famoso destriero che popolo’ i miei sogni di ragazzina.
    Ma il suo incontro merita una storia a parte che vi racconterò la prossima volta!

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