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    Il Cavallo e l’uomo: l’evento di Maneggiare Con Cura

    Quale relazione è possibile tra l’uomo e il cavallo? E’ fissato per domenica 29 settembre l’appuntamento di Maneggiare Con Cura per parlare dei benefici dell’interazione uomo-cavallo.

    Siamo lieti di invitarvi all’evento di Maneggiare Con Cura: “Il Cavallo e l’uomo: quale relazione possibile?”. Sarà una giornata di incontro, convivialità e confronto organizzata presso il Santa Fara Farm & Horse Club di San Pancrazio Salentino (BR). Un’occasione per parlare dei benefici dell’equitazione e, dunque, approfondire il tema della Riabilitazione Equestre e delle Linee guida nazionali sugli IAA (Interventi Assistiti con gli Animali) del Ministero della Salute.

    evento di Maneggiare con cura

    Uomo-cavallo una relazione antichissima

    Il cavallo e l’uomo hanno un rapporto antichissimo. Da sempre il destriero ha accompagnato il cavaliere nella sua evoluzione. Addomesticandolo, l’uomo ne ha fatto un animale da lavoro, un mezzo di trasporto, uno strumento di conquiste. Sino ad arrivare ai giorni nostri, in cui il cavallo è utilizzato quasi esclusivamente per la pratica sportiva.

    In realtà i benefici dell’interazione uomo-cavallo sono conosciuti fin dall’antichità. Abbiamo già parlato in altri articoli di Ippocrate di Coo che, nei suoi scritti risalenti al 400 a.C. circa, consigliava lunghe passeggiate a cavallo per combattere gli stati d’ansia. Se ti interessa approfondire l’argomento leggi l’articolo “Storia della Riabilitazione Equestre”. Oggi l’utilizzo del cavallo a scopi terapeutici è riconosciuto a livello mondiale. La disciplina si unisce sotto l’egida dell’HETI, la federazione internazionale che ha lo scopo di promuovere la collaborazione e lo scambio di informazioni tra organizzazioni e soggetti che si occupano di terapie assistite con cavalli in tutto il mondo. Leggi a tal proposito l’articolo “HETI – FRDI: la Federazione Internazionale di Riabilitazione Equestre“. La letteratura scientifica internazionale sull’argomento inizia ad essere abbastanza ampia.

    La novità introdotta dalle Linee Guida

    Le Linee Guida Nazionali sugli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) ed il loro recepimento da parte delle Regioni, con la conseguente emanazione di leggi regionali al riguardo, per alcune Regioni, ha rappresentano in qualche modo la sistematizzazione in Italia di questa disciplina. In realtà, molta confusione aleggia intorno all’argomento. L’evento di Maneggiare Con Cura vuole essere, appunto, un momento per cercare di fare chiarezza. Quando si parla di salute e, soprattutto, di fasce deboli è importante conoscere le normative vigenti e tutte le informazioni utili. In questo modo è possibile avvicinarsi alla disciplina nel modo più consapevole possibile, a tutto vantaggio dei fruitori del servizio.

    In programma…

    L’apertura di lavori avverrà alle 10:30 con l’accoglienza e la registrazione dei partecipanti. Nel corso della mattinata la dott.ssa Lorella Esposito, psicoterapeuta responsabile di progetto e referente di intervento in TAA, dell’associazione Maneggiare con Cura, ci parlerà degli “Interventi assistiti con il cavallo come percorso riabilitativo globale: dalla terapia allo sport”. A seguire la dott.ssa Emanuela Notarpietro, pedagogista e responsabile di progetto e referente di intervento in EAA, dell’associazione Equitare Salento, esporrà la sua relazione su “Il cavallo e la pratica sportiva nell’ approccio educativo”. Coordinatrice dell’evento Mariagrazia Pispico, istruttrice di equitazione e volteggio, nonché padrona di casa, presenterà inoltre le attività equestri aperte a tutti per la nuova stagione sportiva del Santa Horse Club, parlandoci nel contempo di “Equitazione e discipline equestri”.

    Durante la mattinata ci sarà occasione per presentare ufficialmente il nostro blog e gli scopi di Maneggiare Con Cura. Fare chiarezza, fare informazione, approfondire e sottolineare gli elementi cardine di un settore fino ad oggi ancora poco regolamentato.

    Seguirà una pausa con un momento di convivialità, un’occasione per le famiglie di stare all’aria aperta con i propri figli. Chi si fermerà a pranzo potrà degustare le carni cotte alla brace dell’azienda Santa Fara.

    Naturalmente, anche i nostri amici a quattro zampe saranno protagonisti della giornata. Conosceremo i cavalli del Santa Fara Horse Club e, nel pomeriggio battesimo della sella per i più piccoli ed esperienze pratiche in campo.

    Coordinate dell’evento di Maneggiare Con Cura

    Per concludere specifichiamo dunque le coordinate dell’evento di maneggiare con cura. Vi aspettiamo domenica 29 settembre 2019 al Santa Fara Horse Club, in c.da Pigno, SS7-TER km 1, a San Pancrazio Salentino, Brindisi. 

    COME RAGGIUNGERCI:

    ● WAYPOINT:
    – 72026 SAN PANCRAZIO SALENTINO (BR)
    – presso Azienda Zootecnica SANTAFARA (SS 7TER – San Pancrazio Salentino KM1 – Guagnano KM9 circonvallazione per Taranto) svoltare su strada sterrata segnalata da bandierine

    ● COORDINATE GD:
    – Latitudine: 40.40848676634256
    – Longitudine: 17.85825490951538

    ● COORDINATE GMS:
    – Latitudine: NORD 40° 24′ 30.552″
    – Longitudine: EST 17° 51′ 29.717″

    ● CHECKPOINT GOOGLE MAP:
    – https://goo.gl/maps/fDHy9rAtrKr

    Start ore 10:30 e conclusione dell’evento intorno alle ore 18.00. 

    Per ulteriori informazioni potete consultare la Pagina Facebook dell’evento o contattarci all’indirizzo mail: focushorse@gmail.com.

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  • Terapia Assistita con gli Animali,  Terapia Assistita con il Cavallo

    Gli effetti terapeutici del cavallo

    I meccanismi alla base della Riabilitazione Equestre: ecco elencate le principali indicazioni degli Interventi Assistenti con i Cavalli

    Il valore degli effetti terapeutici del cavallo risale all’antichità. Già Ippocrate, 2400 anni or sono, valutava gli effetti benefici che si traevano da una lunga cavalcata. Nei suoi scritti consigliava l’andare a cavallo per combattere l’insonnia e ritemprare il fisico e lo spirito in situazioni di stress. A tal proposito potrebbe interessarti l’articolo sulla storia della Riabilitazione Equestre. Oggi, gli effetti benefici degli Interventi Assistiti del Cavallo, la Riabilitazione Equestre (RE), sono riconosciuti a livello internazionale. Studi sulla sua efficacia sono condotti con rigore scientifico in ambito universitario e sanitario anche in Italia. Dunque vediamo, in questo articolo, quali sono gli effetti terapeutici del cavallo come indicato dalle più autorevoli fonti al riguardo. 

    Le attività assistite con i cavalli hanno una Organizzazione Internazionale fin dal 1980

    La postura a cavallo e il movimento tra i principali effetti terapeutici del cavallo

    Studi scientifici, condotti anche dalla Cattedra di Neuropsichiatria infantile dell’Università di Firenze, hanno consentito di fare chiarezza. Tra gli effetti terapeutici risultano rilevanti: la particolare postura assunta in sella e le peculiarità del movimento del cavallo. I risultati delle osservazioni condotte su pazienti con disabilità neurologica e/o neuromotoria hanno dimostrato che la posizione assunta quando si monta a cavallo rappresenta un notevole aiuto nella correzione di alcuni schemi posturali patologici. In particolare risultano contrastati gli schemi in iperestensione[1], adduzione[2] ed intrarotazione[3] presenti in alcuni di questi disturbi. Tali pattern posturali ingabbiano il soggetto in posture destabilizzanti. Le persone affette hanno difficoltà nella statica, cioè a stare in piedi, nella deambulazione, nella postura seduta, nell’utilizzo delle mani, e così via…

    Passo cavallo
    Movimento del cavallo al passo.
    Immagine dal web

    La postura a cavallo

    Analizziamo le caratteristiche della postura assunta dal cavaliere a cavallo. L’ampiezza della base d’appoggio, cioè la larghezza del dorso del cavallo, determina, nel momento in cui ci sediamo in sella, l’abduzione (“apertura”) obbligata delle anche. A tale apertura si associa la semiflessione e la extrarotazione (rotazione verso l’esterno) dell’anca. Per di più , inforcandosi sulla sella, con i piedi nelle staffe, si ottiene anche la flessione delle ginocchia e delle caviglie. In definitiva, sedendosi a cavallo, il cavaliere compie una triplice flessione di anca, ginocchio e caviglia. Tale posizione è “l’ingrediente magico” che favorisce una “postura flessoria”, funzionale e positiva per i pazienti con disabilità neuromotoria. Consente cioè al soggetto di non cadere in iperestensione con la conseguente perdita del controllo del proprio corpo.

    Gli effetti terapeutici del cavallo

    Il bacino inforcato nella sella, inoltre, risulta ben stabilizzato e ciò pone le premesse per un possibile raddrizzamento del tronco in quei soggetti che ne hanno scarso controllo. Infine, l’introduzione del piede nella staffa induce una flessione o semiflessione dorsale del piede stesso. Questo aiuta ad inibire il piede equino[4], deformità talvolta associata ad alcune patologie neuromotorie.

    Il movimento e gli effetti terapeutici del cavallo

    Ma, gli studi hanno messo in evidenza che il principale strumento terapeutico della RE è proprio il movimento del cavallo. Grazie alle spinte tridimensionali, latero-laterali (destra-sinistra), antero-posteriori e verticali, che derivano dalle sue andature. Le oscillazioni ed il tapping[5] (quest’ultimo particolarmente accentuato al trotto), determinano molteplici afferenze, specie propriocettive, che favoriscono in particolare:

    • la mobilizzazione del bacino;
    • la regolarizzazione del tono muscolare;
    • l’allineamento e la stabilizzazione posturale;
    • la stimolazione e il rinforzo dei meccanismi di raddrizzamento;
    • il miglioramento delle reazioni di equilibrio;
    • il controllo dei movimenti involontari;
    • la coordinazione e programmazione dell’atto motorio;
    • la regolarizzazione della temporizzazione dell’atto motorio;
    • la riduzione in frequenza ed intensità dei così detti pattern sabotatori, ovvero schemi di movimento che intervengono in maniera involontaria e che interferiscono con il movimento volontario del soggetto;
    • e altro…
    Sella
    Anche le attività di preparazione del cavallo fanno parte integrante dell’intervento.

    In più, i cambi di velocità, di direzione e gli esercizi proposti durante il lavoro a cavallo permettono di lavorare sull’orientamento spazio-temporale, sulla lateralizzazione, sui tempi di attenzione e di vigilanza, ecc… Insomma, contemporaneamente avviene una massiccia stimolazione delle capacità cognitive.

    Non meno importante: la relazione

    Infine, le operazioni di cura, accudimento, pulizia, insellaggio e disselaggio del cavallo (ove possibile in base alla patologia), aggiungono un ulteriore strumento di efficacia. Oltre a favorire le abilità fini-motorie[6] e la coordinazione e programmazione dell’atto motorio, stimolano la RELAZIONE con l’animale, il senso di responsabilizzazione e “del prendersi cura di”.

    Aspetti educativi
    La relazione con l’animale costituisce anch’essa un aspetto importante nella RE

    In questo articolo abbiamo fatto cenno ai principali meccanismi e benefici alla base della RE. In particolare ci siamo soffermati sui vantaggi a livello neuromotorio. Ma questo tipo di trattamento risulta altrettanto efficace a livello psicologico e nel trattamento delle patologie psichiche. Un tema, quest’ultimo vasto e complesso che affronteremo in un successivo articolo. Infine, non si può dimenticare l’efficacia degli interventi educativi applicati in RE. A tal riguardo potrebbe interessarti l’articolo Le tre i: inserimento, integrazione ed inclusione.

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    [1] tronco, testa e arti sono in estensione massima – contrario di flessione [2] avvicinamento degli arti, o parte di essi, alla linea mediana del corpo, chiusura – contraria ad abduzione [3] rotazione dell’arto verso l’interno – contrario di [4] il piede equino è una deformità in cui l’asse del piede forma con l’asse della gamba un angolo superiore all’angolo retto. In altri termini, la punta del piede tende ad essere rivolta verso il basso e la deambulazione avverrà con l’appoggio della punta al terreno [5] pressione intermittente [6] motricità fine, fa riferimento all’uso delle mani, cioè la capacità di afferrare, stringere e manipolare un oggetto con una certa precisione


    Alcune immagini dell’articolo sono tratte da internet

  • Storia della Riabilitazione Equestre
    Interventi Assistiti con gli Animali

    Storia della Riabilitazione Equestre

    Dagli albori ai giorni nostri, ecco le principali tappe dello sviluppo della terapia per mezzo del cavallo.

    La storia della Riabilitazione Equestre ha origini antichissime. La letteratura è piena di riferimenti relativi ai benefici del cavallo e dell’andare a cavallo, con risvolti positivi sul corpo e la mente dell’essere umano. Tuttavia il processo di sviluppo di questa disciplina ha avuto nel tempo vicende alterne. Negli ultimi anni, inoltre, la sua crescita varia molto da nazione a nazione.

    Ma vediamo nel dettaglio quali sono state le tappe principali della storia della Riabilitazione Equestre.

    Gli albori della Riabilitazione Equestre

    Le prime notizie sui benefici della disciplina equestre risalgono al 3000 a.C., quando gli Ittiti la utilizzavano per scopi pedagogici. Intorno al 300 a.C., Ippocrate di Coo, considerato il padre della medicina moderna, nei suoi scritti decantava i benefici dell’equitazione. Nel “Libro delle diete” consigliava lunghe cavalcate per combattere gli stati d’ansia e d’insonnia. Anche Asclepiade di Prussia, noto medico della Gracia antica, intorno al 100 a.C., nella sua opera “Il moto a cavallo“, ne raccomandava il trattamento in svariate patologie. Nella scienza araba si ritrovano accenni ai benefici legati alle attività a cavallo; la ginnastica equestre era infatti considerata di grande utilità per mantenere la salute sfruttando i movimenti ritmici del cavallo.

    Storia della Riabilitazione Equestre

    Dall’oblìo al risveglio nel 1500

    La storia della Riabilitazione Equestre, ad un certo punto, vive un periodo di oblìo. Infatti, fino al 1500 non si hanno notizie in merito all’utilizzo del cavallo a scopi terapeutici. Si deve a Giacomo Mercuriali, medico fisiologo italiano, il risveglio dell’interesse nell’utilizzo dell’equitazione in medicina. Nella sua opera “De arte gymnastica“, risalente al 1569, egli si riferisce alla tecnica equestre come metodo efficace per favorire lo stato di benessere fisico generale, in quanto essa non esercita soltanto il corpo, ma anche i sensi.

    Al 1676 risalgono le “Observationes medicae” di Thomas Syndenham, luminare della medicina inglese. Nei suoi scritti il medico inglese consiglia:

    la cosa migliore che io conosca per fortificare e rianimare il sangue e la mente è il montare un cavallo ogni giorno“.

    Così dicendo Syndenham finisce per consigliare queste attività come trattamento ideale di diversi stati patologici.

    Storia della Riabilitazione Equestre
    Giacomo Mercuriali “De arte gymnastica“, 1569

    Il 1700 e l’interesse austro-tedesco

    Nel 1700 continua un inesorabile interesse nei confronti della Riabilitazione Equestre. Molti medici luminari, nei loro scritti, parlano dei benefici dell’equitazione. In Austria, il medico personale di Maria Teresa d’Austria, Giorgio E. Stahl, sosteneva che andare a cavallo aiutasse a far diminuire gli episodi di ipocondria ed isteria.

    Nel 1719 Friedrich Hoffmann, medico e docente universitario tedesco, in una sua opera, “Istruzioni approfondite su come una persona può mantenere la sua salute e liberarsi di gravi malattie tramite la pratica ragionevole di esercizi fisici“, dedica un intero capitolo all’equitazione e ai suoi benefici. Le sue osservazioni lo conducono ad affermare che l’andatura del passo è quella che apporta maggiori benefici.

    Dato il grande fermento, in quegli anni ci fu anche chi provò ad inventare un cavallo meccanico. Samuel Theodor Quelmalz di Lipsia (1697-1758), con lo scopo di ottenere gli stessi benefici terapeutici del cavalcare, costruì una sorta di altalena che riproduceva gli effetti indotti dal movimento del cavallo.

    Goethe, uno dei più grandi letterati tedeschi, affermava:

    il motivo per il quale un maneggio svolge un’azione così benefica sulle persone dotate di ragione è che qui, unico posto al mondo, è possibile comprendere con lo spirito e osservare con gli occhi l’opportuna limitazione dell’azione e l’esclusione di ogni arbitrio e del caso. Qui uomo e animale si fondono in un tutt’uno, in misura tale che non si saprebbe dire quale dei due stia effettivamente addestrando l’altro” (Tages – und Jahresheft, 1801, Berlinger Ausgabe der Werke Goethes, Vol. 16, pag. 71).

    La storia della Riabilitazione Equestre oggi

    In tempi più recenti, la storia della Riabilitazione Equestre vive una espansione e un interesse sempre più specifico.

    Gli inglesi, grandi appassionati di cavalli e di sport equestri diedero linfa alle attività sportive per disabili. Fu il dott. Ludwig Guttmann (definito da Papa Giovanni XXIII “il De Coubertin dei disabili”) che nel Luglio del 1944, presso l’ospedale di Stoke Mandeville in Gran Bretagna, iniziò a praticare equitazione con alcuni ex militari resi disabili da cause belliche.

    Anche i francesi si accorsero delle possibilità per i soggetti in situazione di handicap di recuperare e valorizzare le proprie potenzialità tramite la pratica equestre. Così, nel 1965 l’ippoterapia divenne una materia di studio e nel 1969, presso il Centro ospedaliero universitario della Salpetrière, ebbe luogo la presentazione del primo lavoro scientifico sulla rieducazione equestre. E nel 1972, alla Facoltà di Medicina di Parigi “Val de Marne”, si ebbe la presentazione della prima tesi di laurea in medicina sulla terapia con il mezzo del cavallo.

    Storia della Riabilitazione Equestre
    Hospital de la Pitié-Salpetriére

    La storia della Riabilitazione Equestre in Italia

    In Italia, le prime notizie sull’impiego del cavallo a scopi curativi, le abbiamo da Giuseppe Benvenuti il quale sostiene nelle sue “Riflessioni sopra gli effetti del moto a cavallo”, verso la fine del 1700, che l’equitazione oltre a promuovere le diverse funzioni organiche esplica un’attiva funzione terapeutica.

    Storia della Riabilitazione Equestre
    Giuseppe Benvenuti “Riflessioni sopra gli effetti del moto a cavallo“, 1760.

    Negli ultimi tempi, grazie all’encomiabile lavoro di organizzazioni e federazioni internazionali l’equitazione terapeutica è diventata oggetto di oculata ricerca scientifica.

    Animale archetipo di bellezza, nobiltà, forza, coraggio e intelligenza, il cavallo nella riabilitazione equestre diventa un “mezzo terapeutico” a tutti gli effetti.

    La dicitura “Riabilitazione Equestre (RE)” è la traduzione italiana del termine inglese “Therapeutic Riding  (TR)” ed è l’unica dicitura riconosciuta a livello internazionale. In sintesi possiamo affermare che la Riabilitazione Equestre è una disciplina riabilitativa che integra tecniche e culture proprie degli sport equestri, che sono il presupposto tecnico portante, con quelle proprie della riabilitazione che ne costituiscono la finalità specifica.

    Nello specifico, per quanto riguarda l’Italia, i grandi risultati ottenuti con la pratica della Riabilitazione Equestre sostenuti da numerosi lavori scientifici riportati soprattutto nei Congressi Internazionali (che si svolgono ogni tre anni, a cura di HETI), hanno portato il Ministero della Salute a sviluppare delle Linee Guida con lo scopo di portare uniformità nella formazione e nelle linee di intervento su tutto il territorio nazionale.

    Il lavoro del Ministero è stato coadiuvato dal Centro di Referenza Nazionale per gli Interventi Assistiti con gli Animali (Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie). La Riabilitazione Equestre viene così inserita nell’ambito degli Interventi Assistiti con gli Animali.

    Storia della Riabilitazione Equestre
    Ministero della Salute – Linee guida Interventi Assistiti con gli Animali (IAA)

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  • Volteggio Equestre
    Attività Assisitite con il Cavallo,  Educazione Assistita con il Cavallo,  Sport equestri

    Volteggio Equestre: una disciplina emergente

    La ginnastica artistica a cavallo, uno sport completo con vantaggi rivolti anche a soggetti disabili.

    Negli ultimi anni, la disciplina del Volteggio Equestre riscontra una crescente richiesta ed inizia ad essere praticata ormai in numerosi circoli ippici, in quasi tutte le regioni italiane. Negli ultimi tempi, infatti, sta diventando abbastanza popolare soprattutto come attività propedeutica all’equitazione classica, specie tra i più piccoli, proponendosi come un ottimo strumento per l’avviamento alle varie attività a cavallo, in particolar modo per gli appassionati giovanissimi, ancora non completamente padroni delle proprie capacità motorie.

    Ma in che consiste questa disciplina così affascinante? Vediamone una panoramica generale senza soffermarci troppo sugli aspetti tecnici o sui regolamenti di gara.

    Esibizione di Volteggio Equestre – Santa Fara Horse Club

    Chi sono i protagonisti del Volteggio Equestre?

    La squadra! formata in primis dal cavallo; dal longeur, che si occupa di far muovere nel modo giusto il cavallo tenuto alla longia; dai volteggiatori, da un minimo di 3 sino ad un massimo di 6 ed infine, nelle categorie principianti, dall’aiuto longeur che si occupa della salita con aiuto di ogni volteggiatore.

    Esibizione di Volteggio Equestre – Santa Fara Horse Club

    Il cavallo si muove in circolo al passo o al galoppo e i vari volteggiatori si esibiscono dapprima in un test obbligatorio, uno alla volta, e poi in un test libero alternandosi sul cavallo, dando vita ad una coreografia accompagnata dalla musica di sottofondo.

    Durante le prime lezioni, specialmente con i bambini, l’allenamento sarà improntato sotto forma di gioco e di divertimento: si inizia con degli esercizi di riscaldamento a corpo libero, si prosegue con degli esercizi mirati sul cavallo finto e infine, quando il lavoro è abbastanza completo, si passa al lavoro con il cavallo vero.

    Esibizione di Volteggio Equestre – Santa Fara Horse Club

    I principianti vedono di buon grado questa disciplina perché non dovranno preoccuparsi di condurre il cavallo, inoltre l’utilizzo del fascione dotato di maniglie, come bardatura del cavallo, rende ancora più sicuro lo svolgimento degli esercizi.

    Figura di Volteggio Equestre – Santa Fara Horse Club

    Al termine del lavoro, tutta la squadra si occuperà’ delle normali ed importantissime mansioni di grooming del cavallo, rafforzando ancora di più lo spirito di collaborazione e di empatia tra i vari membri della squadra, cavallo compreso.

    La figura del Tecnico di Volteggio Equestre

    L’istruttore, o meglio, il tecnico di volteggio equestre è una figura professionale che unisce competenze differenti: competenze in ginnastica, in equitazione e in educazione. Avendo a che fare con allievi assai giovani e lavorando con un gruppo, il tecnico di volteggio è infatti anche un educatore che deve stimolare ed armonizzare le dinamiche del gruppo, guidare l’allievo ad un comportamento rispettoso nei confronti degli altri, del cavallo, dell’ambiente in cui si trova.

    Maria Grazia Pispico – Istruttrice di Volteggio Equestre

    Volteggio Equestre e disabilità

    Il volteggio rivolto a soggetti disabili, date le sue peculiari caratteristiche, riscontra dei notevoli benefici sia sul piano motorio che su quello socio educativo. Trova una peculiare indicazione in soggetti affetti da disabilità mentale e/o psichica. L’inserimento di un soggetto con disabilità neuromotorio generalmente non è indicato ed i casi considerati al limite devono essere valutati attentamente da uno specialista.

    In ogni caso è necessario escludere sin dall’inizio condizioni cliniche che rappresentano una controindicazione a questo sport. che sono poi le stesse indicate per la Riabilitazione Equestre quali ad es. difficoltà articolari, instabilità atlanto-epistrofea nella Sindrome di Down (frequenza 10-20% nella Sindrome) ecc.

    Volteggio Equestre ed Inclusione Sociale

    Una risorsa del volteggio equestre nella realtà riabilitativa è la realizzazione di gruppi misti. Ovvero la formazione di squadre composte da allievi disabili e non disabili. Questa pratica non è ancora sufficientemente promossa sia nella realtà riabilitativa che in quella sportiva, ma favorirebbe molto l’inclusione sociale.

    Fascione da Volteggio Equestre

    Quando in squadra è presente un soggetto con disabilità il ruolo dell’istruttore richiede maggiori competenze rispetto al lavoro con un gruppi di soli normodotati: è necessario infatti riconoscere al meglio quali sono i limiti e le capacità individuali dei singoli allievi per ottenere una prestazione omogenea dell’intero gruppo.

    Al di là della disabilità, la disciplina è particolarmente indicata nei casi in cui i bambini e ragazzi presentino condizioni di svantaggio sociale o situazioni di deprivazione affettiva o cognitiva che ne pregiudichino le possibilità evolutive, poiché consente di promuovere delle concrete opportunità di inclusione.

    Colui che a terra dimostra tante difficoltà, nel momento in cui sale sul cavallo percepisce una diversa immagine di sé, più valida, imponente, più positiva, che stimola una nuova presa di coscienza e una maggiore autostima.

    Maria Grazia Pispico – Istruttrice di Volteggio Equestre

    La pratica sportiva, con il suo contenuto di divertimento e come supporto al momento terapeutico/rieducativo, carica di ulteriore significato la motivazione della persona. Impone la disciplina, l’autocontrollo e l’accettazione di regole che a sua volta aiutano ad individuare in un codice, e non più in una persona, il giudice dei comportamenti.

    Parità all’interno del gruppo

    La caratteristica di essere uno sport a squadre si rivela molto utile anche in campo pedagogico: il codice fondamentale su cui si fonda il volteggio equestre è la parità all’interno del gruppo. L’istruttore cura prevalentemente la parte tecnica e stabilisce le regole, ma è il gruppo che provvede allo svolgimento dell’allenamento.

    Figura di Volteggio Equestre – Santa Fara Horse Club

    L’importanza dell’attività di gruppo

    L’attività di gruppo, il clima di cordialità e di entusiasmo costituiscono importanti fattori di stimolo propedeutici ad una migliore socializzazione. Si crea, infatti, tra i partecipanti, un forte sentimento di empatia, ma anche la possibilità di poter esprimere sentimenti negativi quali l’aggressività o l’antipatia. Nel primo caso si instaurerà un’atmosfera piena di tranquillità, mentre nel secondo, un luogo di scontri e di conflitti. In questo modo, vengono alla luce tutte le emozioni, le ansie e le paure che spesso la persona si porta dentro. Ciò consente all’educatore di vederle e riconoscerle per gestirle. Viene cioè sviluppato e favorito tutto ciò che sta alla base dell’organizzazione e dell’inclusione in un gruppo sociale.

    Soddisfazione dopo l’esibizione di Volteggio Equestre – Santa Fara Horse Club

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    A cura di Maria Grazia Pispico e Emanuela Notarpietro.

    Si ringraziano le ginnaste della squadra del Santa Fara Horse Club per le fotografie scattate in occasione del Trofeo “volteggiando in Puglia”.

  • Articoli,  Educazione Assistita con il Cavallo,  Interventi Assistiti con gli Animali,  ippoterapia,  Terapia Assistita con gli Animali,  Terapia Assistita con il Cavallo

    HETI – FRDI: la Federazione Internazionale di Riabilitazione Equestre

    Le attività assistite con i cavalli hanno una organizzazione internazionale fin dal 1980

    Immagine tratta dal sito www.frdi.net

    La Federation of Horses in Education and Therapy International AISBL abbreviato in HETI (originariamente Federation of Riding for the Disabled International – FRDI),  fu fondata nel 1980 e registrata in Belgio. È un’organizzazione no-profit, con sede in Australia, fondata con lo scopo di promuovere la collaborazione e lo scambio di informazioni tra organizzazioni e soggetti che si occupano di terapie assistite con cavalli.

    Logo HETI

    I compiti dell’HETI

    I principali compiti della HETI sono quelli di:

    • raccogliere dati relativi alla formazione, organizzazione e tipologia della RE nei vari paesi del mondo;
    • offrire ai suoi membri le informazioni più aggiornate nel campo delle terapie assistite con i cavalli, nuove ricerche, congressi, seminari, workshop ed eventi in tutto il mondo. 
    • pubblicare un giornale della Federazione, “Newsletter”, quadrimestrale, contenente informazioni di ordine generale relative a Convegni, Congressi, pubblicazioni;
    • pubblicare una rivista scientifica annuale (“Scientific and Educational Journal o Therapeutic Riding”) per gli aggiornamenti scientifici sulla RE;
    • curare ed aggiornare la “International Directory of Education and Training”, cioè l’Elenco Internazionale sulla Formazione e Preparazione. È un libro, edito ogni 3 anni, contenente le modalità di formazione in RE nei singoli Paesi da parte delle varie Associazioni “full member” della HETI.
    • organizzare i Congressi Internazionali sulla RE, a cadenza triennale, con lo scopo di fare il punto sulle nuove conoscenze in questo campo, curando la successiva pubblicazione dei relativi atti;
    • curare la diffusione ed il riconoscimento della RE a livello internazionale.
    •  Heti si occupa anche di studi finalizzati a mantenere elevati standard di tutela e addestramento dei cavalli coinvolti nelle attività. 
    Dublino 2018 – Ultimo Congresso Internazionale di RE

    L’HETI e le associazioni nazionali

    Ad HETI afferiscono vari paesi coinvolti nella RE.

    Le Associazione Nazionali no-profit riconosciute da HETI come rappresentative per la RE per i singoli Paesi vengono associate come “full member”; le altre Associazioni prive dei requisiti suddetti, oppure i singoli, vengono associati come “associate member”.

    Le associazione riconosciute in Italia

    In Italia le associazioni nazionali “full-member” sono:

    – l'”Associazione nazionale italiana per la riabilitazione equestre” (ANIRE), con sede a Milano,

    – l'”Associazione italiana famiglie, enti e professioni contro le malattie neurologiche e psichiatriche dell’età evolutiva” (Associazione “Lapo”), con la sua “Sezione per lo studio, l’aggiornamento e la sperimentazione della riabilitazione equestre e degli sport equestri per disabili” (LRE), con sede a Firenze

    Centro di Riabilitazione Equestre Vittorio di Capua con sede a Milano.

    – la “Federazione italiana sport equestri” (FISE), con sede a Roma.

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    Se sei interessato ad approfondire la Storia della Riabilitazione Equestre, segui il link: www.maneggiareconcura.org/interventi-assistiti-con-gli-animali/storia-della-riabilitazione-equestre/

    Fonti:

    • Anna Pasquinelli –Riabilitazione Equestre: definizione e stato dell’arte – in: A. Pasquinelli, P. Allori, M. Papini, “Manuale di Riabilitazione Equestre. Principi-Metodologia-Organizzazione”, Sorbello Editore, Millesimo (Savona), 2009.

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