• Diario nonna sprint

    C’era una volta… (dai nonna racconta!)

    Diario di una nonna sprint

    Capitolo 1: Diario di una nonna sprint

    C’era una volta… (dai nonna racconta!)
    Una storia da raccontare, di una piccola bimba che amava sognare..
    Lei si vedeva sopra un cavallo in mezzo ai campi a galoppare..
    Un giorno chiese: “signor Gaetano! Un giro per me sul tuo bianco cavallo!” “no signorina in giro per il paese a lavorare non mi posso permettere di farti sognare..”
    E poi di nuovo, testarda ci riprovò
    Questa volta dal signor Vito andò.
    Sotto gli ulivi il suo cavallo arava ma di farla salire non se ne parlava.. “Sopra l’aratro se vuoi, ma in groppa al cavallo non puoi!”…….
    Lei però non chiuse il suo sogno dentro il cassetto
    Se lo portava ogni giorno stretto al suo petto… ❤
    “Dimmi nonna ma come fini’?”
    Eh…gioia la bimba e’ cresciuta…
    Ed eccoci qui😘
    (Maria Grazia Pispico©)

    Come nascono le storie di una nonna sprint?

    Le storie nascono cosi, quasi per caso. Un giorno cominci a pensare alla tua vita e i ricordi iniziano ad apparire e, come in un puzzle, si incastrano alla perfezione e ne nasce un bellissimo quadro.
    Ogni tanto me la rileggo questa filastrocca che ho scritto un po’ di anni fa, specialmente quando mi parte lo scoraggiamento.
    Quando dimentico le origini, la bambina che dorme in un cantuccio dentro di me.
    Fu cosi che inizio’ la mia storia d’amore con i cavalli, questi animali imponenti e affascinanti.
    Non un cane, né un gatto.
    Sognavo un cavallo ed io libera che galoppavo nelle campagne.
    All’asilo proprio non mi piaceva andare: troppo pulita, troppo ordinata, troppo seduta…
    I giochi erano finti, la maestra era una donna austera, vestita di scuro, che portava delle strane scarpe tipo stivaletto, di cui una aveva un enorme rialzo.
    Ci sono andata due giorni, al terzo mi sono piantata sulla vespa di mio padre e me ne sono andata in campagna.
    La terra, i vermi, i serpenti, gli uccelli le piante, sono stati il mio asilo.
    Maria Montessori lo aveva detto molti anni prima e ora viene ribadito come metodo di insegnamento doc.
    Io lo mettevo in pratica da autodidatta per necessita’.
    Mia madre lavorava a giornata in campagna, all’asilo non ci volevo tornare e io me ne andavo con mio padre che coltivava le sue terre e mi insegnava cantando “Oh bella ciao!”
    Fosse stato oggi avrebbero chiamato le assistenti sociali, con tutto l’ambaraba’ che ne consegue.
    Fu proprio in una di queste giornate che incontrai lui, “c’era una volta” il famoso destriero che popolo’ i miei sogni di ragazzina.
    Ma il suo incontro merita una storia a parte che vi racconterò la prossima volta!

    C’era una volta… su Facebook

    Tutti i racconti della nonna sprint sono raccolti nella pagina Diario di una nonna sprint! Se la filastrocca ti è piaciuta non dimenticarti di condividerla con i tuoi amici! Per leggere i nuovi episodi seguici su Facebook: ogni lunedì una nuova avventura.

  • Cavalli

    Il linguaggio e la comunicazione del cavallo

    Il cavallo, animale sociale, ha un linguaggio comunicativo articolato.

    Il cavallo è un animale sociale che per sua natura vive in branco. All’interno di ogni gruppo esiste una gerarchia rigorosamente rispettata e disciplinata in base all’età e al sesso dei vari componenti.
    Ogni soggetto comunica con il suo simile attraverso un linguaggio complesso, costituito prevalentemente da una comunicazione corporea, ma anche da una interazione vocale.

    Cavalli in branco

    E quando uomo e cavallo devono trovare un canale di comunicazione comune è evidente che, tra i due, il soggetto che si deve adattare è l’uomo. Più avanti sulla scala evolutiva, l’uomo che desidera imparare la comunicazione del cavallo deve riconoscerne i “suoni”, oltre ai comportamenti ed i gesti, per migliorare la comprensione reciproca.

    Reattività sociale

    L’elaborazione di un suono vocale, come definita da Fraser, etologo inglese, è una caratteristica propria della comunicazione in circostanze di reattività sociale.

    “Nei cavalli la vocalizzazione è segno di reattività. Tra le varie reazioni vocali, si ritiene che il cavallo emetta tre suoni si base: nitrito, grugnito e un grido acuto. Questi suoni variano per intensità e durata e mostrano anche variazioni legate al sesso e allo stimolo particolare che li ha provocati.

    Suoni vocali più specifici e vari esistono come variazioni dei tre più comuni di base”.

    A.F. Fraser, Il comportamento del cavallo
    la comunicazione del cavallo
    Cavalli in branco

    Dunque, il cavallo, che possiede una vasta gamma di suoni per la comunicazione, è un animale che possiede una spiccata reattività sociale. Amante della compagnia dei propri simili, è naturalmente portato ad essere socievole.

    La comunicazione del cavallo ha una vasta gamma di suoni

    I cavalli usano una gamma abbastanza vasta di suoni per comunicare tra loro. Il più conosciuto tra tutti è il nitrito.

    Ma, osservando il comportamento del cavallo ci accorgiamo che non esistono solo nitriti. Anche e soprattutto sbruffi, grida, gemiti, grugniti e strilli fanno parte del suo repertorio.

    La comunicazione del cavallo

    Vediamoli uno ad uno nel dettaglio e cerchiamo di analizzare il loro significato comunicativo.

    Il nitrito

    Nitrito

    Il suono più conosciuto, quello che il cavallo emette con più frequenza rispetto agli altri, è il nitrito. Possiamo ascoltare il nitrito in varie situazioni, per esempio quando un cavallo è incuriosito da qualcosa, quando cerca di comunicare con altri cavalli a lui distanti o anche quando una fattrice viene separata dal suo puledro.
    Spesso, inoltre, quando ci allontaniamo in passeggiata, tutta la scuderia emette in coro dei nitriti di richiamo ai quali rispondono prontamente i cavalli dall’esterno.

    Il grugnito

    Vi e’ mai successo di arrivare in maneggio e di sentire il vostro cavallo preferito che vi accoglie con un brontolio appena vi vede? Si tratta del grugnito ed è lo stesso verso utilizzato dalla fattrice per richiamare l’attenzione del puledro!

    Fraser distingue tre tipi di grugnito, con sottili differenze tra uno e l’altro che solo un orecchio molto esperto può riuscire ad apprezzare. Il più frequente è quello emesso appena prima del pasto.

    Un grugnito di piacere è anche quello emesso dagli stalloni all’inizio dell’accoppiamento.

    Grugnito dello stallone

    L’ultimo dei tre è quello che emette la cavalla quando ha motivo di preoccupazione per il suo puledro.

    Nei primi secondi del video si sente chiaramente il grugnito della cavalla

    Grido e strillo

    Possono variare in volume e di solito sono suoni emessi durante incontri aggressivi, nella lotta o nei casi di relazione sessuale aggressiva con rifiuto.

    Si chiama strillo anche quello che emette la giumenta per allontanare un maschio indesiderato o una sua simile che vuole invadere il suo spazio.

    Altre forme di vocalizzazione nella comunicazione del cavallo

    Un altro suono tipico è quello che Fraser chiama “suono di tromba“, tipico degli stalloni ed anche il gorgoglio di gola che i cavalli emettono quando sono tranquilli. Tutte queste vocalizzazioni aumentano di volume, quantità e complessità quando il cavallo è altamente motivato.

    Comunicazione uomo – cavallo

    Imparare a interpretare tutti questi suoni non fa altro che migliorare la nostra relazione con il cavallo. Conoscere aiuta a comprendere e di sicuro a non interpretare male tantissime situazioni. D’altro canto anche il cavallo interpreta nostri comportamenti secondo il suo modo di comunicare.

    Oltre alle vocalizzazione esistono numerosissimi altri modi in cui il cavallo comunica con i suoi simili o con l’uomo. Uno di questi per esempio è lo sbruffo emesso dalle narici quando e’ annoiato o esegue malvolentieri un esercizio. Tratteremo in un successivo articolo questi aspetti interessanti.

    Porre attenzione al nostro modo di rapportarci a lui è estremamente utile. Ad esempio mostrarsi timorosi nei suoi confronti potrebbe essere interpretato dal cavallo come segnale di nervosismo e di minaccia. Da brava preda tenderà a reagire a questa sensazione con relative risposte di fuga. Questi atteggiamenti di fuga, proprio perchè istintivi, non devono essere puniti.

    Curiosità

    Come sono riprodotti i suoni del cavallo nel doppiaggio di un film? Un esempio da Stefan Fraticelli

    Se questo articolo ti è piaciuto e pensi che possa essere utile ad altri condividilo sui tuoi social!

  • News & Eventi

    Un evento che collauda una forte collaborazione

    Il primo di una serie di eventi di Maneggiare con Cura per divulgare una disciplina ancora poco nota.

    Organizzare un evento, quando tra i propri scopi si ha quelli di informare, fare chiarezza ed approfondire un tema, è d’obbligo. Così, Maneggiare Con Cura, ha organizzato il primo di una serie di eventi per divulgare una disciplina ancora poco nota. La Riabilitazione Equestre, inclusa di recente negli IAA (Interventi Assistiti con gli Animali), è un’attività intorno alla quale aleggia, a tutt’oggi, molta confusione. Dunque, ci si è dati appuntamento per parlare della relazione tra il cavallo e l’uomo, un rapporto antichissimo, che oggi si esplica a partire dalle attività sportive fino ad arrivare alle terapie. Una relazione incredibile spiegata domenica 29 settembre, nell’incontro dal titolo “Il cavallo e l’uomo. Quale relazione possibile?”, svoltosi a San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi, presso il Santa Fara Horse Club.

    evento di Maneggiare con cura
    Locandina dell’evento: “Il Cavallo e l’uomo. Quale relazione possibile?”

    Naturalmente, l’evento non avrebbe visto la luce senza l’indispensabile collaborazione tra Maneggare con Cura, il Santa Fara Horse Club e l’associzione Equitare Salento. Se vuoi saperne di più su di noi leggi “Maneggiare Con Cura: CHI SIAMO”.

    Un’atmosfera molto accogliente fa da sfondo all’evento

    Immersa nel contesto campagnolo, lontano dal caos cittadino, come ogni centro equestre che si rispetti, l’azienda Santa Fara ha dato il benvenuto ad un cospicuo numero di partecipanti. Piacevole l’atmosfera, in un weekend settembrino rovente, in cui è stato davvero gradevole fermarsi a parlare di Riabilitazione Equestre. Nel giardino del Santa Fara Horse Club, all’ombra degli alberi, tra balle di fieno ed ombrelloni, l’incontro si è protratto fino al tardo pomeriggio. Non solo riflessioni, naturalmente, ma anche attività con i cavalli e l’immancabile grigliata….

    Il nostro braccio destro, Lucia, ha provveduto mirabilmente all’accoglienza ed alla registrazione dei partecipanti.

    Lucia il nostro braccio destro

    Evento patrocinato dagli Enti di Promozione Sportiva…

    Bisogna ringraziare anche chi ha patrocinato l’evento. Il sostegno e la promozione di una manifestazione rappresentano un’ottima spinta ad agire ed organizzare. Così, ringraziamo l’Ente di Promozione Sportivo (EPS) Engea, al quale fa riferimento il circolo ippico Santa Fara Horse Club, che ha provveduto a pubblicizzare e ad assicurare la giornata per tutti i partecipanti.

    Evento patrocinato da Engea – Ente Nazionale Guide Equestri

    L’evento e’ stato patrocinato anche da Sef Italia, Ente di Promozione Sportiva a cui l’ASD (Associazione Sportiva Dilettantistica), Equitare Salento fa riferimento ormai da qualche anno.

    Emanuela Notarpietro ed Alessandro Conte – Asd Equitare Salento.
    Evento patrocinato da Sef Italia

    … e dagli Enti locali

    Il sostegno degli enti locali, poi, rappresenta un investimento sul futuro, un inizio di auspicabili collaborazioni. Ci ha davvero pregiato la presenza del Presidente del Csv Poiesis di Brindisi, Cesare Spedicato, accompagnato per l’occasione dalla moglie Maria Pia, attivi interlocutori nel dibattito. Moto preziosa anche la partecipazione del Comune di San Pancrazio Salentino, rappresentato dall’assessore ai servizi sociali Anna Maria Faggiano.

    evento al Santa Fara Horse Club: lo staff
    Foto di gruppo con Cesare Spedicato, Presidente del CSV Poiesis di Brindisi

    Il programma dell’evento

    Le attività in programma nell’evento di Maneggiare Con Cura hanno preso il via a partire dalle ore 11 con i saluti e il benvenuto da parte della padrona di casa Maria Grazia Pispico.

    Maria Grazia Pispico, sulla destra, presenta gli interventi della mattinata

    Dopo una piccola presentazione iniziale, a rompere il ghiaccio è stata  la Dott.ssa Lorella Esposito, Psicoterapeuta e Responsabile di progetto/Referente di Intervento TAA/EAA, che ci ha parlato di “Interventi Assititi con il Cavallo, un percorso riabilitativo globale: dalla terapia allo sport“.

    Il pubblico e’ intervenuto piu’ volte chiedendo informazioni sulle tematiche affrontate e dimostrandosi, così, piacevolmente interessato e partecipe.

    Potete leggere alcuni degli argomenti trattati dalla Dott.ssa Esposito nell’articolo “Gli effetti terapeutici del cavallo”, leggi qui… .

    Dott.ssa Lorella Esposito

    Di seguito la parola e’ passata alla Dott.ssa Emanuela Notarpietro – Pedagogista e Responsabile di Progetto/Referente di Intervento EAA con l’intervento intitolato: “Il cavallo e la pratica sportiva nell’approccio educativo”.

    Uno degli argomenti trattati dalla Dott.ssa è stato quello dell’inclusione sociale. Potete approfondire l’argomento leggendo i nostri articolo “Le tre I” oppure “Cosa significa inclusione sociale“.

    Dott.ssa Emanuela Notarpietro

    L’Istruttrice di Equitazione e Volteggio Equestre Maria Grazia Pispico, infine, ha concluso gli interventi parlandoci di “Equitazione e discipline equestri” con una illustrazione pratica dei diversi tipi di selle la cui scelta varia, infatti, a seconda della disciplina equestre praticata.

    Istruttrice Maria Grazia Pispico

    Interventi e testimonianze

    Molto importante è stato inoltre l’intervento dell’atleta Paralimpica di Paradressage Brigida Nigro che ha condiviso con tutti i presenti la sua esperienza sportiva.

    Brigida, che ringraziamo tantissimo anche in questa sede, ha testimoniato la sua esperienza, raccontando il percorso che l’ha portata dalla Riabilitazione Equestre alla pratica sportiva. Ma ancora più importante la condivisione con tutti i presenti, soprattutto i benefici, sia psicologici che fisici, che ha ricavato dalla relazione con il suo cavallo. Un acceso dibattito si è poi aperto sulle difficoltà burocratiche che ha incontrato ed incontra ancora oggi nel poter proseguire la sua carriera di amazzone. Dalla macchinosità della Federazione Sportiva, alle visite mediche, essere un para-atleta al sud è doppiamente complicato. Ci auguriamo di riuscire a farci portavoce, nel nostro piccolo, di questa complessità nelle sedi opportune.

    Intervento di Brigida Nigro, atleta di paradressage

    Il programma della mattinata si è concluso con la presentazione del nostro progetto “Maneggiare con cura” ed è stato consegnando ai presenti il materiale illustrativo con link e contatti per poter seguire le nostre attività

    Relax e condivisione hanno segnato il pomeriggio dell’evento

    La giornata è proseguita con un momento di condivisione e relax. Il buonissimo pic-nic organizzato dall’azienda Santa Fara, in un ambiente così piacevole e rilassante, d’altra parte, non poteva che essere gradito da tutti i partecipanti .

    Pranzo in relax

    Come da programma, infine, non è mancata l’attività pratica, con gradite esperienze di avvicinamento al cavallo e battesimo della sella.

    Per concludere

    L’ evento di domenica è stato il primo di una lunga serie pensata appositamente per divulgare una disciplina ancora poco nota. Gli Interventi Assistiti con gli Animali, sono stati infatti normati di recente. Se praticata nelle giuste modalità gli Interventi Assistiti con il Cavallo non possono che migliorare la qualità della vita e creare, così, i giusti presupposti per un’inclusione sociale che sia realmente tale.

    Gazzetta del Mezzogiorno di mercoledi 2 Ottobre 2019

    Se questo articolo ti è piaciuto e pensi che possa essere utile ad altri condividilo sui tuoi social!

  • mani sulla staccionata del maneggio
    Disabilità,  Inclusione Sociale

    Cosa significa inclusione sociale?

    Quali insidie si celano nella vera inclusione?

    inclusione sociale

    Cliccando genericamente “inclusione sociale” su un motore di ricerca, la prima pagina che viene fuori è quella di Wikipedia, dove si legge:

    “Il termine inclusione sociale si riferisce alla società e alle sue attività inclusive. Abbraccia numerosi aspetti e ambiti tra i quali l’inclusione scolastica e l’inclusione lavorativa. Il fine ultimo dell’inclusione sociale è garantire l’inserimento di ciascun individuo all’interno della società indipendentemente dalla presenza di elementi limitanti”.

    Ma cerchiamo di fare chiarezza su questo termine. Negli ultimi tempi si sente parlare spesso di inclusione, ma a che cosa si riferisce questo termine? Nel concreto che cosa significa inclusione sociale?

    Proviamo a fare chiarezza. L’esempio del cubo di Rubik

    Per entrare nell’argomento sfrutterò un esempio portato dal Prof Dario Ianes in un recente convegno, ossia quello del cubo di Rubik.

    Sappiamo tutti cosa è un cubo di Rubik e a cosa serve:

    cubo di rubi

    Bene, immaginiamo di voler rendere fruibile questo twisty puzzle 3D anche ad una persona cieca. Come dovremmo fare? Una delle soluzioni proposte potrebbe essere questa:

    Cubo di rubrik inclusione sociale

    La persona non vedente potrebbe in questo modo utilizzare il cubo di Rubik e tutti avremmo la sensazione di aver fatto qualcosa per includere il soggetto “disabile” poichè abbiamo provveduto ad una sua esigenza.

    Un reale approccio all’inclusione sociale

    Ma un reale approccio all’inclusione sociale non vuol dire predisporre di proposito qualcosa per qualcuno che ha delle esigenze particolari. Una reale ottica inclusiva è quella di progettare in partenza, a priori, un qualcosa che sia fruibile da TUTTI, comprese le persone con esigenze particolari.

    Nell’esempio appena fatto, un cubo di Rubik in ottica realmente inclusiva sarebbe allora questo:

    Cubo Rubik e Braille
    Immagine presa dal sito: https://www.braillechile.cl

    Un progetto nato per essere fruibile da tutti

    Progettare oggetti, idee, percorsi specifici per determinate “categorie” di persone significa ragionare in termini di “inserimento” e non di “inclusione”.

    Inclusione vs Inserimento
    Inclusione vs Inserimento

    La differenza non è solo nel termine utilizzato, ma sottende un sottile significato. Se io includo un soggetto “diverso” (nella società) me ne faccio carico, lo rendo partecipe in tutto, cambiando le mie abitudini per inglobarle a quelle del soggetto che includo.

    Se io inserisco un soggetto “diverso”, mi limito a progettare percorsi specifici e adattati che lo rendano idoneo a partecipare alle realtà esistenti e progettate per le persone cosiddette “normali”, adibendo percorsi specifici ed esclusivi. Non c’è nulla di inclusivo in quest’ottica. La vera inclusione è un incontro a metà strada. Per essere realmente inclusivi è necessario adattarsi all’altro e prendere in considerazione entrambe le parti del processo inclusivo, non una soltanto.

    Inclusione sociale come processo culturale

    Progettare percorsi specifici per disabili significa preparare il terreno ad una differenziazione che allontana dall’ottica inclusiva. È un processo culturale.

    Bisogna prestare molta attenzione e riflettere su quanto ognuno di noi è disposto all’accoglienza. Un’inclusione che eluda da questo presupposto, sarà sempre e solo un mero inserimento.

    Se sei interessato ad approfondire l’argomento, segui il link all’articolo: www.maneggiareconcura.org/interventi-assistiti-con-gli-animali/inclusione/

  • News & Eventi

    Il Cavallo e l’uomo: l’evento di Maneggiare Con Cura

    Quale relazione è possibile tra l’uomo e il cavallo? E’ fissato per domenica 29 settembre l’appuntamento di Maneggiare Con Cura per parlare dei benefici dell’interazione uomo-cavallo.

    Siamo lieti di invitarvi all’evento di Maneggiare Con Cura: “Il Cavallo e l’uomo: quale relazione possibile?”. Sarà una giornata di incontro, convivialità e confronto organizzata presso il Santa Fara Farm & Horse Club di San Pancrazio Salentino (BR). Un’occasione per parlare dei benefici dell’equitazione e, dunque, approfondire il tema della Riabilitazione Equestre e delle Linee guida nazionali sugli IAA (Interventi Assistiti con gli Animali) del Ministero della Salute.

    evento di Maneggiare con cura

    Uomo-cavallo una relazione antichissima

    Il cavallo e l’uomo hanno un rapporto antichissimo. Da sempre il destriero ha accompagnato il cavaliere nella sua evoluzione. Addomesticandolo, l’uomo ne ha fatto un animale da lavoro, un mezzo di trasporto, uno strumento di conquiste. Sino ad arrivare ai giorni nostri, in cui il cavallo è utilizzato quasi esclusivamente per la pratica sportiva.

    In realtà i benefici dell’interazione uomo-cavallo sono conosciuti fin dall’antichità. Abbiamo già parlato in altri articoli di Ippocrate di Coo che, nei suoi scritti risalenti al 400 a.C. circa, consigliava lunghe passeggiate a cavallo per combattere gli stati d’ansia. Se ti interessa approfondire l’argomento leggi l’articolo “Storia della Riabilitazione Equestre”. Oggi l’utilizzo del cavallo a scopi terapeutici è riconosciuto a livello mondiale. La disciplina si unisce sotto l’egida dell’HETI, la federazione internazionale che ha lo scopo di promuovere la collaborazione e lo scambio di informazioni tra organizzazioni e soggetti che si occupano di terapie assistite con cavalli in tutto il mondo. Leggi a tal proposito l’articolo “HETI – FRDI: la Federazione Internazionale di Riabilitazione Equestre“. La letteratura scientifica internazionale sull’argomento inizia ad essere abbastanza ampia.

    La novità introdotta dalle Linee Guida

    Le Linee Guida Nazionali sugli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) ed il loro recepimento da parte delle Regioni, con la conseguente emanazione di leggi regionali al riguardo, per alcune Regioni, ha rappresentano in qualche modo la sistematizzazione in Italia di questa disciplina. In realtà, molta confusione aleggia intorno all’argomento. L’evento di Maneggiare Con Cura vuole essere, appunto, un momento per cercare di fare chiarezza. Quando si parla di salute e, soprattutto, di fasce deboli è importante conoscere le normative vigenti e tutte le informazioni utili. In questo modo è possibile avvicinarsi alla disciplina nel modo più consapevole possibile, a tutto vantaggio dei fruitori del servizio.

    In programma…

    L’apertura di lavori avverrà alle 10:30 con l’accoglienza e la registrazione dei partecipanti. Nel corso della mattinata la dott.ssa Lorella Esposito, psicoterapeuta responsabile di progetto e referente di intervento in TAA, dell’associazione Maneggiare con Cura, ci parlerà degli “Interventi assistiti con il cavallo come percorso riabilitativo globale: dalla terapia allo sport”. A seguire la dott.ssa Emanuela Notarpietro, pedagogista e responsabile di progetto e referente di intervento in EAA, dell’associazione Equitare Salento, esporrà la sua relazione su “Il cavallo e la pratica sportiva nell’ approccio educativo”. Coordinatrice dell’evento Mariagrazia Pispico, istruttrice di equitazione e volteggio, nonché padrona di casa, presenterà inoltre le attività equestri aperte a tutti per la nuova stagione sportiva del Santa Horse Club, parlandoci nel contempo di “Equitazione e discipline equestri”.

    Durante la mattinata ci sarà occasione per presentare ufficialmente il nostro blog e gli scopi di Maneggiare Con Cura. Fare chiarezza, fare informazione, approfondire e sottolineare gli elementi cardine di un settore fino ad oggi ancora poco regolamentato.

    Seguirà una pausa con un momento di convivialità, un’occasione per le famiglie di stare all’aria aperta con i propri figli. Chi si fermerà a pranzo potrà degustare le carni cotte alla brace dell’azienda Santa Fara.

    Naturalmente, anche i nostri amici a quattro zampe saranno protagonisti della giornata. Conosceremo i cavalli del Santa Fara Horse Club e, nel pomeriggio battesimo della sella per i più piccoli ed esperienze pratiche in campo.

    Coordinate dell’evento di Maneggiare Con Cura

    Per concludere specifichiamo dunque le coordinate dell’evento di maneggiare con cura. Vi aspettiamo domenica 29 settembre 2019 al Santa Fara Horse Club, in c.da Pigno, SS7-TER km 1, a San Pancrazio Salentino, Brindisi. 

    COME RAGGIUNGERCI:

    ● WAYPOINT:
    – 72026 SAN PANCRAZIO SALENTINO (BR)
    – presso Azienda Zootecnica SANTAFARA (SS 7TER – San Pancrazio Salentino KM1 – Guagnano KM9 circonvallazione per Taranto) svoltare su strada sterrata segnalata da bandierine

    ● COORDINATE GD:
    – Latitudine: 40.40848676634256
    – Longitudine: 17.85825490951538

    ● COORDINATE GMS:
    – Latitudine: NORD 40° 24′ 30.552″
    – Longitudine: EST 17° 51′ 29.717″

    ● CHECKPOINT GOOGLE MAP:
    – https://goo.gl/maps/fDHy9rAtrKr

    Start ore 10:30 e conclusione dell’evento intorno alle ore 18.00. 

    Per ulteriori informazioni potete consultare la Pagina Facebook dell’evento o contattarci all’indirizzo mail: focushorse@gmail.com.

    Se questo articolo ti è piaciuto e pensi che possa essere utile ad altri condividilo sui tuoi social!

  • fieracavalli 2019
    News & Eventi

    Fieracavalli 2019 e l’ippoterapia: un consolidato interesse

    Veronafiere organizzerà uno spazio dedicato agli ospiti con esigenze particolari. Un percorso blu per i bambini autistici.

    Fieracavalli 2019 arriva alla 121° edizione. Una manifestazione internazionale che ha una storia antichissima, leggi qui… Il mondo del cavallo presentato a 360°, in un’area espositiva enorme, quella di Verona. Molte le aree tematiche: dallo sport alla competizioni, dalla famiglia agli spettacoli, dal turismo alle aree commerciali… E non poteva mancare anche l’interesse per la solidarietà. Così da qualche anno sbarca in fiera anche l’ippoterapia. Dapprima solo poche ore di convegni, oggi con un progetto etico-sociale di Fieracavalli per i bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico (ASD).

    Cos’è Fieracavalli Verona?

    Un evento leader del panorama equestre mondiale. Fieracavalli è oggi un punto di riferimento nella conservazione di un’identità culturale e storica e delle tradizioni nobili e antiche del cavallo. Ma rappresenta anche il futuro e promuove, attraverso il cavallo, un nuovo modo di concepire la vita, legando insieme sport, tempo libero, turismo, avventura, ma anche musica, arte e solidarietà.

    Fieracavalli 2019 si svolgerà, come ogni anno, all’interno del quartiere espositivo di Veronafiere. Dal 7 al 10 Novembre, dalle 9 alle 23, il mondo del cavallo è messo in esposizione. Allevatori da tutto il mondo presentano i loro soggetti, per 2400 esemplari di oltre 60 razze. Atleti delle svariate discipline equestri si sfidano in competizioni di livello nazionale ed internazionale. Oltre 750 aziende espositrici per lo shopping di abbigliamento, accessori e attrezzature per l’equitazione. Quattro giornate ricche di iniziative ed eventi dedicati a tutta la famiglia alla scoperta del cavallo come sinonimo di intrattenimento.

    Fieracavalli 2019 concorso di salto

    Tutte le informazioni sugli orari, i costi e come arrivare a Fieracavalli 2019 le trovate sul sito www.fieracavalli.it.

    Fieracavalli 2019 si tinge di blu

    Fieracavalli, dunque, punta al sociale e quest’anno la fiera si tinge di blu. Il blu è il colore scelto dall’ONU come simbolo dell’autismo. Così, all’interno della manifestazione, ci sarà il Blu Trail, un percorso speciale dedicato ai ragazzi affetti da ASD. Si tratta di un circuito in tre step che ha l’obiettivo di far conoscere ed avvicinare i ragazzi speciali e le loro famiglie agli interventi assistiti con i cavalli.

    L’iniziativa si innesta in un progetto più grande: “Raiding the blu”. Un progetto, questo, messo in essere da Veronafiere in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e l’Unità Locale Socio-Sanitaria 9 Scaligera. Si tratta di una sperimentazione di terapia assistita con i cavalli, che va oltre i confini della fiera. Un progetto rivolto a 15 ragazzi autistici i cui risultati verranno presentati a Fieracavalli 2020.

    E gli asini in Fieracavalli 2019? Ci sono.

    Non solo i cavalli sono protagonisti negli interventi assistiti con gli animali. Anche gli asini giocano un ruolo importante. Se ne parlerà venerdì 8 novembre in fiera in un convegno dal titolo “Gli asini negli interventi assistiti con gli animai: l’attenzione che meritano”. Lo scopo del convegno sarà naturalmente quello di promuovere il riconoscimento della specie asinina nei IAA. Verranno presentati i dati sulla diffusione e l’efficacia dell’utilizzo dell’asino negli IAA. Inoltre, il convegno sarà occasione per gli operatori del settore di confrontarsi sulle proprie esperienze, con la presentazione di casi di intervento. Sarà istituita una “Sezione Poster” dove verranno raccolte le immagini delle esperienze raccontate durante il convegno.

    Fieracavalli 2019 asini e ippoterapia
    Immagine tratta dal sito dell’IZSVe

    Se ne fa promotore il Centro di Referenza Nazionale per gli Interventi Assistiti con gli Animali (CRN IAA) dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe). Sul sito www.izsvenezie.it è possibile inviare il proprio materiale per presentare un breve caso al convegno.

    In conclusione, occhio all’inclusione!

    Fiera cavalli 2019 si tinge di blu fin dall’ingresso. Nell’attenzione dedicata all’autismo, Veronafiere dedica un tornello d’accesso a questi ragazzi speciali. Lo scopo è quello di garantire una via di ingresso tranquilla agli spazi espositivi, evitando la calca. Ma occhio all’inclusione! A nostro pare, infatti, il concetto di inclusione ingloba in sé una visione molto più ampia. Dovrebbe cioè essere considerato a priori nella stesura di un progetto. Dedicare un apposito spazio alla disabilità, a progetti dedicati a ragazzi diversamente abili equivale ad evidenziare la loro diversità. Per esempio, una proposta potrebbe essere la creazione di spazi appositi destinati all’approccio con il cavallo per tutti, includendo in sé anche quello rivolto ai disabili, con personale competente ad affrontare qualsiasi situazione, ma senza che questa distinzione sia sottolineata. La partecipazione dei nostri ragazzi speciali dovrebbe cioè far parte integrante di uno spazio adattabile a tutti. Progettare in un’ottica inclusiva è frutto di un approccio globale, altrimenti tutto ciò ha l’apparenza di un semplice inserimento.

    Se questo articolo ti è piaciuto e pensi che possa essere utile ad altri condividilo sui tuoi social!

  • Terapia Assistita con gli Animali,  Terapia Assistita con il Cavallo

    Gli effetti terapeutici del cavallo

    I meccanismi alla base della Riabilitazione Equestre: ecco elencate le principali indicazioni degli Interventi Assistenti con i Cavalli

    Il valore degli effetti terapeutici del cavallo risale all’antichità. Già Ippocrate, 2400 anni or sono, valutava gli effetti benefici che si traevano da una lunga cavalcata. Nei suoi scritti consigliava l’andare a cavallo per combattere l’insonnia e ritemprare il fisico e lo spirito in situazioni di stress. A tal proposito potrebbe interessarti l’articolo sulla storia della Riabilitazione Equestre. Oggi, gli effetti benefici degli Interventi Assistiti del Cavallo, la Riabilitazione Equestre (RE), sono riconosciuti a livello internazionale. Studi sulla sua efficacia sono condotti con rigore scientifico in ambito universitario e sanitario anche in Italia. Dunque vediamo, in questo articolo, quali sono gli effetti terapeutici del cavallo come indicato dalle più autorevoli fonti al riguardo. 

    Le attività assistite con i cavalli hanno una Organizzazione Internazionale fin dal 1980

    La postura a cavallo e il movimento tra i principali effetti terapeutici del cavallo

    Studi scientifici, condotti anche dalla Cattedra di Neuropsichiatria infantile dell’Università di Firenze, hanno consentito di fare chiarezza. Tra gli effetti terapeutici risultano rilevanti: la particolare postura assunta in sella e le peculiarità del movimento del cavallo. I risultati delle osservazioni condotte su pazienti con disabilità neurologica e/o neuromotoria hanno dimostrato che la posizione assunta quando si monta a cavallo rappresenta un notevole aiuto nella correzione di alcuni schemi posturali patologici. In particolare risultano contrastati gli schemi in iperestensione[1], adduzione[2] ed intrarotazione[3] presenti in alcuni di questi disturbi. Tali pattern posturali ingabbiano il soggetto in posture destabilizzanti. Le persone affette hanno difficoltà nella statica, cioè a stare in piedi, nella deambulazione, nella postura seduta, nell’utilizzo delle mani, e così via…

    Passo cavallo
    Movimento del cavallo al passo.
    Immagine dal web

    La postura a cavallo

    Analizziamo le caratteristiche della postura assunta dal cavaliere a cavallo. L’ampiezza della base d’appoggio, cioè la larghezza del dorso del cavallo, determina, nel momento in cui ci sediamo in sella, l’abduzione (“apertura”) obbligata delle anche. A tale apertura si associa la semiflessione e la extrarotazione (rotazione verso l’esterno) dell’anca. Per di più , inforcandosi sulla sella, con i piedi nelle staffe, si ottiene anche la flessione delle ginocchia e delle caviglie. In definitiva, sedendosi a cavallo, il cavaliere compie una triplice flessione di anca, ginocchio e caviglia. Tale posizione è “l’ingrediente magico” che favorisce una “postura flessoria”, funzionale e positiva per i pazienti con disabilità neuromotoria. Consente cioè al soggetto di non cadere in iperestensione con la conseguente perdita del controllo del proprio corpo.

    Gli effetti terapeutici del cavallo

    Il bacino inforcato nella sella, inoltre, risulta ben stabilizzato e ciò pone le premesse per un possibile raddrizzamento del tronco in quei soggetti che ne hanno scarso controllo. Infine, l’introduzione del piede nella staffa induce una flessione o semiflessione dorsale del piede stesso. Questo aiuta ad inibire il piede equino[4], deformità talvolta associata ad alcune patologie neuromotorie.

    Il movimento e gli effetti terapeutici del cavallo

    Ma, gli studi hanno messo in evidenza che il principale strumento terapeutico della RE è proprio il movimento del cavallo. Grazie alle spinte tridimensionali, latero-laterali (destra-sinistra), antero-posteriori e verticali, che derivano dalle sue andature. Le oscillazioni ed il tapping[5] (quest’ultimo particolarmente accentuato al trotto), determinano molteplici afferenze, specie propriocettive, che favoriscono in particolare:

    • la mobilizzazione del bacino;
    • la regolarizzazione del tono muscolare;
    • l’allineamento e la stabilizzazione posturale;
    • la stimolazione e il rinforzo dei meccanismi di raddrizzamento;
    • il miglioramento delle reazioni di equilibrio;
    • il controllo dei movimenti involontari;
    • la coordinazione e programmazione dell’atto motorio;
    • la regolarizzazione della temporizzazione dell’atto motorio;
    • la riduzione in frequenza ed intensità dei così detti pattern sabotatori, ovvero schemi di movimento che intervengono in maniera involontaria e che interferiscono con il movimento volontario del soggetto;
    • e altro…
    Sella
    Anche le attività di preparazione del cavallo fanno parte integrante dell’intervento.

    In più, i cambi di velocità, di direzione e gli esercizi proposti durante il lavoro a cavallo permettono di lavorare sull’orientamento spazio-temporale, sulla lateralizzazione, sui tempi di attenzione e di vigilanza, ecc… Insomma, contemporaneamente avviene una massiccia stimolazione delle capacità cognitive.

    Non meno importante: la relazione

    Infine, le operazioni di cura, accudimento, pulizia, insellaggio e disselaggio del cavallo (ove possibile in base alla patologia), aggiungono un ulteriore strumento di efficacia. Oltre a favorire le abilità fini-motorie[6] e la coordinazione e programmazione dell’atto motorio, stimolano la RELAZIONE con l’animale, il senso di responsabilizzazione e “del prendersi cura di”.

    Aspetti educativi
    La relazione con l’animale costituisce anch’essa un aspetto importante nella RE

    In questo articolo abbiamo fatto cenno ai principali meccanismi e benefici alla base della RE. In particolare ci siamo soffermati sui vantaggi a livello neuromotorio. Ma questo tipo di trattamento risulta altrettanto efficace a livello psicologico e nel trattamento delle patologie psichiche. Un tema, quest’ultimo vasto e complesso che affronteremo in un successivo articolo. Infine, non si può dimenticare l’efficacia degli interventi educativi applicati in RE. A tal riguardo potrebbe interessarti l’articolo Le tre i: inserimento, integrazione ed inclusione.

    Se questo articolo ti è piaciuto e pensi che possa essere utile condividerlo utilizza i bottoni social che trovi qui sotto.


    [1] tronco, testa e arti sono in estensione massima – contrario di flessione [2] avvicinamento degli arti, o parte di essi, alla linea mediana del corpo, chiusura – contraria ad abduzione [3] rotazione dell’arto verso l’interno – contrario di [4] il piede equino è una deformità in cui l’asse del piede forma con l’asse della gamba un angolo superiore all’angolo retto. In altri termini, la punta del piede tende ad essere rivolta verso il basso e la deambulazione avverrà con l’appoggio della punta al terreno [5] pressione intermittente [6] motricità fine, fa riferimento all’uso delle mani, cioè la capacità di afferrare, stringere e manipolare un oggetto con una certa precisione


    Alcune immagini dell’articolo sono tratte da internet

  • maternage in ippoterapia
    ippoterapia,  Terapia Assistita con gli Animali

    Il maternage in Riabilitazione Equestre

    Il maternage è una tecnica specifica utilizzata in Riabilitazione Equestre (RE). Più precisamente, la si usa nella fase di Ippoterapia, in particolari situazioni, valutate caso per caso, in relazione a precisi obiettivi da ottenere. Pertanto, questa tecnica è da mettere in pratica soltanto quando sia prevista nel progetto individualizzato di un singolo utente. Dunque, il maternage non costituisce la prima fase nel lavoro di Riabilitazione Equestre e non è necessario per tutti.

    Cos’è il maternage?

    Questa tecnica consiste nell’accompagnare il paziente sul cavallo. Ovvero, il terapista monta a cavallo insieme all’utente. L’obiettivo è quello di stimolare alcune reazioni nel soggetto in trattamento, di sostenerlo ed aiutarlo ad avere una partecipazione attiva. Lo scopo principale è basato sul far assumere al cavaliere una postura quanto più corretta possibile, così che possa beneficiare al meglio dei movimenti trasmessi dall’andatura del cavallo.

    Il maternage è indicato soprattutto nei casi gravi o molto gravi. L’operatore ha lo scopo di dare le facilitazioni necessarie SENZA sostituirsi al soggetto, in modo da promuovere l’emergenza di competenze posturali. E’ una tecnica utilizzata sia nei casi di patologia neuromotoria che in quelli di patologia psichica.

    Maternage e patologia neuromotoria

    Nella patologia neuromotoria il maternage viene utilizzato con soggetti che presentano una patologia grave. Sono questi i casi in cui vi è un importante deficit delle reazioni di raddrizzamento e di equilibrio, uno scarso controllo di testa e tronco, pattern patologici sabotatori e/o disturbi percettivi importanti.

    maternage in riabilitazione equestre
    Maternage – foto puramente dimostrativa

    Talvolta, il maternage è usato anche nei casi meno gravi. Risulta molto utile, ad esempio, per impostare la posizione del tronco, delle braccia e l’impugnatura delle redini. Il terapista ha il compito di far assumere al soggetto la sua stessa posizione e inclinazione del busto in avanti in maniera simmetrica alla propria.

    Patologia psichica

    Nella patologia psichica, il maternage serve principalmente a rassicurare il soggetto ed aiutarlo a superare le sue difficoltà. L’obiettivo è, comunque, quello di farlo montare da solo il prima possibile. Tale rassicurazione è propedeutica al rafforzamento dell’identità e alla conquista dell’autonomia.

    maternage in ippoterapia
    Maternage – foto puramente dimostrativa

    La bardatura nel maternage

    Quali sono le attrezzature utilizzate nel maternage? Come si barda il cavallo quando sono due le persone a salirgli in groppa? Come bardatura si può utilizzare il fascione o la sella.

    Il fascione è un attrezzo da bardatura utilizzato nel volteggio. Presenta due maniglie che garantiscono un punto di presa sicura per il praticante. In questo caso si monta “a pelo”, cioè senza sella. Questa tipologia di bardatura è utilizzata per raggiungere specifici obiettivi, valutati caso per caso.

    fascione in maternage
    Fascione da Volteggio

    Qualora il cavallo venga bardato con la sella, l’operatore siede FUORI dalla stessa, oppure insieme al bambino se molto piccolo. La sella aiuta a contenere il bacino e facilita il raddrizzamento del tronco. Anche in questo caso, gli obiettivi sono indicati dal progetto individualizzato messo a punto da uno specialista.

    maternage con la sella
    Maternage – L’operatore siede fuori dalla sella

    Per concludere

    Come intuibile, l’utilizzo di queste tecniche richiede professionalità nella costruzione di un progetto individualizzato che miri ad obiettivi specifici. L’operatore impegnato nel maternage deve possedere una buona tecnica equestre. Ovvero, la sua posizione a cavallo, il suo equilibrio e il suo assetto devono essere corretti, in modo da poter CORRETTAMENTE essere trasmessi al paziente. La raccomandazione è di assicurarvi sempre che il personale del centro a cui vi rivolgete sia qualificato.

    A cura di Emanuela Notarpietro e Lorella Esposito

    Se questo articolo ti è piaciuto e pensi che possa essere utile ad altri condividilo sui tuoi social!

    Ringraziamo Sofia, Stellina e Maria Grazia Pispico del “Santa Fara Horse Club” per la gentile disponibilità.

  • Differenza tra colonna normale e colonna scoliotica
    Interventi Assistiti con gli Animali,  Terapia Assistita con il Cavallo

    Scoliosi e Riabilitazione Equestre

    Precauzioni e controindicazioni da tenere presenti prima di andare a cavallo.

    Quando si parla di scoliosi raramente vi si associa l’equitazione. Chi soffre di questo disturbo, con ogni probabilità, si sarà sentito vietare di andare a cavallo. In realtà, con le dovute precauzioni e conoscendo le dovute controindicazioni, possiamo constatare un utile spazio applicativo. Abbiamo chiesto, così, al Dott. Bruno Antonio, medico Ortopedico e Responsabile di Progetto/Referente di Intervento TAA (Terapie Assistite con gli Animali) di parlarci della scoliosi e di esporci quali considerazioni è necessario fare prima di affrontare un’attività di Riabilitazione Equestre in queste situazioni.

    Che cos’è la scoliosi?

    Domanda: “Prima di addentrarci nel discorso relativo alla Riabilitazione Equestre e Scoliosi, Dott Bruno, può chiarirci che cosa si intende nello specifico quando si parla di scoliosi?”

    Dott Bruno: ” La scoliosi è una deformità della colonna vertebrale che implica una curvatura laterale associata ad una rotazione lungo il suo asse longitudinale. Affrontiamo meglio la questione facendo innanzitutto chiarezza sulla differenza tra: 

    • Scoliosi
    • Atteggiamento scoliotico

    La scoliosi è una patologia irreversibile se si raggiunge la maturità somatica e sessuale, cioè quando si  è completato l’accrescimento del corpo, altrimenti può essere in tutto od in parte reversibile; l’atteggiamento scoliotico invece è una apparente deformità, ben correggibile, anche attivamente, da parte del soggetto”.

    Scoliosi ed atteggiamento scoliotico (Immagine dal web)

    Le  cause della scoliosi

    Domanda: “Che cosa causa la scoliosi?”.

    Dott Bruno: ” Nella maggior parte dei casi la scoliosi si manifesta senza che sia presente una causa nota. Più raramente è presente sin dalla nascita. Può essere anche la conseguenza di una patologia neuromuscolare. Le ragioni che portano all’insorgere della patologia possono essere diverse, e vanno dalle malformazioni congenite alla trasmissione genetica, dalle problematiche muscolari come la distrofia muscolare o l’atrofia muscolare secondaria a malformazioni del midollo spinale. In alcuni casi può essere la conseguenza di un grave trauma cerebrale con paralisi muscolari più o meno estese o può essere secondaria a tumori cerebrali o del midollo (evenienza rarissima).”

    Esempio di colonna scoliotica (Immagine dal web)

    Quali trattamenti in caso di scoliosi?

    Domanda: “Quali sono secondo il suo parere di esperto i trattamenti più idonei nella scoliosi?“.

    Dott Bruno: “Quando la curvatura della colonna è di lieve entità intervenire con l’attività fisica non può che apportare benefici poichè migliora la postura e si ottiene un rinforzo dei muscoli paravertebrali. Nei casi gravi è necessario agire con strumenti di supporto e correzione come ad esempio busti ortopedici, che andranno accompagnati da fisioterapia. Infine, nei casi gravissimi sarà necessario un intervento chirurgico, altrimenti il rischio è quello di andare incontro a complicazioni di natura neurologica, respiratoria o cardiologica. Come succede per ogni altra patologia che coinvolga muscoli e ossa, anche la scoliosi deve essere trattata dietro consulto medico“.

    Postura durante il nuoto (Immagine dal web)

    Scoliosi e attività fisica

    Domanda: “Ha parlato di attività fisica nel caso di scoliosi lieve, ma quale attività sportiva si può suggerire a chi soffre di questa patologia?“.

    Dott. Bruno: “La scoliosi, soprattutto se lieve o moderata non controindica nella maniera più assoluta la pratica di un’attività sportiva, qualunque essa sia, purchè non si tratti di un’intensa attività agonistica con carichi massimali a livello della colonna vertebrale”.

    Il mito del nuoto

    Domanda: “Un tempo si diceva che il nuoto rappresentava un valido metodo di cura, quasi l’unico, grazie alla sua specifica caratteristica di essere praticato in galleggiamento, cioè senza l’influenza della forza di gravità. Inoltre, permette uno sviluppo armonioso e globale di tutto l’apparato muscolare ed in particolare della muscolatura che “sostiene la colonna”. Dott Bruno cosa ci dice in proposito? Il nuoto è davvero l’unico sport da consigliare a chi soffre di scoliosi?”.

    Dott. Bruno: “Come afferma anche il Dott Farina:

    “ quando nuotiamo per spingerci in avanti dobbiamo costantemente muovere le gambe. Questo ci permette di muoverci in acqua e spostarci dal punto A al punto B. Affinché le gambe restino a galla, tuttavia, bisogna fare uno sforzo particolare per allinearle al filo dell’acqua, determinandosi una accentuazione della fisiologica lordosi lombare, già più evidente in chi è affetto da scoliosi. Un  altro elemento che potrebbe  influire nell’aggravamento di una  scoliosi è poi quello della torsione della colonna vertebrale, e i tipici movimenti delle bracciate lo favoriscono in maniera non indifferente”.

    Inoltre anche il Dott Formica afferma che il nuoto è uno sport completo per gli arti, il cuore ed  i polmoni, ma non per la schiena: la colonna è progettata per affrontare la forza di gravità e a questo la si deve allenare.

    Cio non significa che il nuoto sia controindicato, anzi come tutti gli sport non crea problemi purché lo si pratichi con criterio. Recenti studi condotti dall’Istituto scientifico italiano colonna vertebrale (Isico) hanno dimostrato come nei casi più gravi il nuoto non solo non apporti nessun beneficio, ma possa essere addirittura controproducente. Rende la colonna vertebrale più mobile e di conseguenza più “deformabile”.  Possiamo quindi sfatare questo mito, tenendo comunque sempre conto che qualsiasi attività sportiva si intraprenda una cosa importantissima da fare è quella di  non improvvisare, affidandosi attentamente ai consigli degli esperti, siano essi medici specialisti e/o istruttori che abbiano dimestichezza nel trattamento di questa patologia”.

    Torsione della colonna nel nuoto (Immagine dal web)

    Scoliosi ed Equitazione

    Domanda: “Sentiamo dire che spesso un soggetto che presenta scoliosi non può fare Equitazione E’ esattamente così?”.

    Dott Bruno: “Diversi studi hanno invece dimostrato che in soggetti scoliotici l’equitazione può essere un ottimo elemento da associare alla terapia di base della malattia, in quanto stimola molto l’equilibrio, allena la muscolatura paravertebrale e richiede un continuo controllo posturale (cioè si stimola quel meccanismo di verifica e correzione della posizione e dei movimenti nello spazio denominato “controllo propriocettivo”). 

    Non è vero che andando a cavallo il peso grava sulla colonna, ma in un assetto corretto esso si scarica sulle ginocchia che fungono anche da ammortizzatori. Solo molto raramente l’equitazione e’ sconsigliabile, in situazioni di particolare impegno agonistico che  saranno valutate da un esperto istruttore.

    Non c’è motivo quindi per proibire l’equitazione ai soggetti con scoliosi purchè praticata a livello non agonistico. 

    Il peso non grava sulla colonna vertebrale

    Quando la scoliosi diventa una controindicazione per la Riabilitazione Equestre?

    Domanda. “Quando l’Equitazione rappresenta una controindicazione assoluta per i soggetti che soffrono di scoliosi?

    Dott Bruno: “La scoliosi rappresenta una controindicazione alla Riabilitazione Equestre solo se è grave  (valutazione effettuata calcolando l’ampiezza dell’angolo di Cobb che  permette di quantizzare l’entità della deviazione scoliotica) e/o in fase evolutiva (rilievo di aggravamento a seguito di controlli periodici).

    Oltre a questo è bene precisare che il Centro di Riabilitazione Equestre deve avere a disposizione, in questi casi, un cavallo idoneo per il tipo specifico di intervento richiesto. Scelte che vanno valutate caso per caso dal medico, dal Referente di Intervento per le TAA e dal Veterinario esperto in Interventi Assistiti con gli Animali.

    La scoliosi molto grave costituisce una controindicazione all’equitazione

    Assetto in sella

    In sella abbiamo due componenti da prendere in considerazione: l’allineamento del corpo sul baricentro del cavallo, componente statica, e l’assetto, componente dinamica, ovvero l’equilibrio che dobbiamo mantenere quando il cavallo è in movimento.

    L’equilibrio ci permette di assecondare le ondulazioni della colonna vertebrale del  cavallo  durante la locomozione, permettendo una distribuzione simmetrica del nostro peso attorno al centro della sella. Tale condizione è mantenuta durante il movimento solo se possediamo:

    • una certa scioltezza,
    • rilassamento muscolare necessario  per seguirne il movimento
    • tonicità che permette di non compiere gesti involontari non necessari e quindi dannosi. 

    Ne consegue che la posizione in sella è in funzione della corretta distribuzione del nostro peso sul dorso del cavallo, dell’assenza di contrazioni inutili che altererebbero  postura e sensibilità del cavaliere.

    L’assetto è funzionale all’equitazione, come scrive il cavaliere olimpico W. Steinkraus:

    ‘un mezzo per raggiungere un fine, più che un fine per se stesso’.

    L’assetto è  anche un  importante ‘vocabolo’ nel  ‘linguaggio degli aiuti’, fondamentale nella comunicazione tra cavaliere e cavallo.

    La componente dinamica dell’assetto in sella

    L’equilibrio su un corpo che si muove non può che variare seguendo le ondulazioni della colonna vertebrale, motivo per cui, l’equilibrio su di un cavallo che si muove, non è statico e può essere mantenuto solo se il cavaliere ha un assetto sciolto. È inoltre  indispensabile  che il cavaliere abbia cura di distribuire in egual misura il proprio peso attorno al centro della sella.

    Nell’assetto da equitazione gli arti inferiori non devono sostenere il carico del peso corporeo, ma servono a dare maggiore stabilità ed equilibrio al tronco. Il piede dovrebbe, con elasticità della caviglia, ammortizzare e scaricare il peso dell’arto sulla staffa.

    Assetto in sella

    Migliorare l’assetto a cavallo

    Diversi studi sperimentali hanno confermato, attraverso misurazioni elettromiografiche, che gli schemi motori complessi del tronco e del bacino del cavaliere corrispondono a grandi linee ai pattern motori specifici del cammino umano.

    Durante il cammino del cavallo in linea retta le forze e le stimolazioni motorie trasmesse al cavaliere risultano alquanto complesse ed impegnative; ogni volta poi che viene introdotto un cambiamento di direzione, di velocità o di terreno e ogni volta che il cavallo cambia ritmo, falcata o cadenza, il cavaliere deve riadeguare le proprie risposte motorie per poter mantenere l’equilibrio

    Tutti noi abbiamo un certo bagaglio di esperienze motorie al quale attingiamo ogni volta che dobbiamo affrontare un compito motorio nuovo. A cavallo ogni cavaliere tenderà a riproporre esattamente gli schemi posturali e motori utilizzati nella vita quotidiana, che possono essere più o meno funzionali, ma che non necessariamente rispondono ai parametri di simmetria, equilibrio, elasticità ed economicità fondamentali per raggiungere una sintonia motoria con il cavallo. Migliorare l’assetto  a cavallo costituisce un percorso individuale di presa di coscienza del proprio corpo e tale processo deve essere guidato ed incoraggiato da una persona esperta, attenta, preparata e sensibile.

    Fonte: (Meike Raupach, in “Assetto: elementi di chinesiologia applicata” in A.Pasquinelli, M.Papini, P.Allori, “Manuale di Riabilitazione Equestre”, Sorbello Editore, 2009).

    Considerazioni finali

    L’Equitazione ed il lavoro in sella non rappresenta una controindicazione per la scoliosi tout court. È fondamentale precisare che un’attività a cavallo fine a sè stessa, che non tiene conto di tutti gli accorgimenti su elencati, non solo non produce alcun beneficio, ma potrebbe essere causa di peggioramenti della condizione iniziale.

    Ribadiamo, per l’importanza che riveste la questione, che è fondamentale che il programma riabilitativo sia predisposto e messo in opera da personale competente. Solo un programma riabilitativo studiato appositamente per la singola persona presa in carico, stilato dal medico esperto in TAA, dal Referente di Intervento in TAA e dal veterinario esperto in IAA, può riuscire ad apportare benefici.

    È fondamentale pertanto stilare un programma che preveda valutazioni periodiche e che consenta aggiustamenti in itinere qualora la riabilitazione non proceda secondo aspettative.

    Ringraziamenti

    Ringraziamo il Dott Antonio Bruno, medico ortopedico e Responsabile di Progetto/Referente di Intervento TAA e Martina del Santa Fara Horse Club per le foto.

    Link interessanti

    Se questo articolo ti è piaciuto e pensi che possa essere utile condividilo pure sui tuoi social.

  • Attività Assisitite con il Cavallo,  Equitazione,  Interventi Assistiti con gli Animali,  Sport equestri

    La scelta del cavallo nell’approccio all’equitazione

    A quanti di noi, appassionati di equitazione, non sarà capitato di imbattersi nel fatidico momento della scelta del cavallo?
    Girando per i maneggi osserviamo che esistono tanti tipi di cavalli. Approfondendo le ricerche scopriamo che le razze sono davvero moltissime. 

    Spesso questi cavallini sono scampati ad una sorte poco gloriosa e vengono scelti per le prime lezioni dei principianti, ossia per la messa in sella del cavaliere. Essi non appartengono ad una razza specifica, ma spesso sono cavalli meticci con stazza e caratteristiche variabili a seconda degli incroci ottenuti.

    In questo articolo ci chiediamo proprio qual è la scelta del cavallo più giusta nei primi approcci con l’equitazione?

    La classificazione morfologica

    Si distinguono tre tipi fondamentali di cavalli, in base alla loro morfologia:

    • Dolicomorfo: il cavallo più esile dalle andature scattanti ed abbastanza nevrile,  più idoneo alle andature veloci e allungate che alle prove di forza.
    La scelta del cavallo nell'approccio all'equitazione
    Cavallo Dolicomorfo (Immagine dal web)
    • Mesomorfo: il cavallo dalla stazza un po’ più robusta, ma sempre dalle andature leggere e regolari. Ha struttura fisica molto più leggera rispetto al brachimorfo, ma comunque potente e compatta.
    La scelta del cavallo nell'approccio all'equitazione
    Bonita – Cavallo Mesomorfo
    • Brachimorfo: il cavallo massiccio dalle andature pesanti e lente utilizzato spesso nel tiro, più idoneo a sviluppare forza che velocità .
    La scelta del cavallo nell'approccio all'equitazione
    Cavallo Brachimorfo (Immagine dal web)

    Dunque in base a quale lavoro sarà chiamato a svolgere, potremo già compiere una preliminare scelta del cavallo in relazione alla tipologia morfologica.

    Quale scelta del cavallo nell’approccio all’equitazione?

    Per le prime lezioni sicuramente un cavallo mesomorfo è l’ideale in quanto racchiude in sé tutte le caratteristiche fisiche che lo rendono adatto all’utilizzo. Ha altezza media (160 cm max al garrese), peso non oltre i 500 kg, andatura regolare non troppo in avanti, poca nevrilità.

    Kamal - Cavallo Mesomorfo
    Kamal – Cavallo Mesomorfo

    Ci sono buoni cavalli meticci che non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi di razza. Spesso sono stati i primi amori di chi ha imparato ad andare a cavallo.

    La scelta del cavallo nell'approccio all'equitazione
    Stellina – Circolo Ippico “Santa Fara Horse Club

    Hanno un passo sicuro, grazie a degli zoccoli larghi e  robusti. Un trotto cadenzato e comodo ed un galoppo regolare grazie alla spinta di un  posteriore di solito abbastanza possente. A queste caratteristiche fisiche spesso si associa un carattere molto paziente, poco reattivo a quegli stimoli esterni che solitamente spaventano i cavalli. Hanno una buona inclinazione all’apprendimento.

    La scelta del cavallo nell'approccio all'equitazione
    Cavalli Mesomorfi – Stella e Stellina – Circolo Ippico Santa Fara Horse Club

    La scelta del cavallo ideale per le prime volte in sella, insomma, è il cavallo multitasking, quello che si adatta a qualsiasi disciplina.

    La scelta del cavallo nell'approccio all'equitazione
    Cavallo Mesomorfo – Fiscardo di San Paolo. In sella: Istruttrice Maria Grazia Pispico – Circolo Ippico “Santa Fara Horse Club

    Se il cavallo risponde bene all’addestramento alla longia diventa poi il compagno ideale per la squadra di Volteggio equestre in quei centri ippici che praticano questa disciplina a scopo ludico ricreativo.

    La scelta del cavallo nell'approccio all'equitazione
    Volteggio Equestre – Circolo Ippico “Santa Fara Horse Club”

    La scelta del cavallo nella Riabilitazione Equestre

    Discorso a parte merita la scelta del cavallo per la Riabilitazione Equestre. Il cavallo idoneo, specie se si interviene in situazioni di disabilità neuromotoria, deve avere determinate caratteristiche morfologiche e comportamentali.

    La scelta del cavallo nell'approccio all'equitazione

    La scelta del cavallo adatto per la Riabilitazione Equestre spetta al “Veterinario esperto in IAA” (Interventi Assistiti con gli Animali) congiuntamente al “Responsabile di Progetto” ed al “Referente di Intervento per le TAA“. Il tutto sulla base di un progetto individualizzato e sviluppato ad hoc per ogni singola persona che si approccia agli IAA. In un buon lavoro in team fatto in equipe.

    La scelta del cavallo nell'approccio all'equitazione
    Lezione di Riabilitazione Equestre – Dott.ssa Lorella Esposito

    Un cavallo non idoneo spesso può arrecare danno o, nella migliore delle ipotesi, rendere nullo il lavoro.

    Se questo articolo ti è piaciuto e pensi che possa essere utile condividilo pure sui tuoi social.

  • Storia della Riabilitazione Equestre
    Interventi Assistiti con gli Animali

    Storia della Riabilitazione Equestre

    Dagli albori ai giorni nostri, ecco le principali tappe dello sviluppo della terapia per mezzo del cavallo.

    La storia della Riabilitazione Equestre ha origini antichissime. La letteratura è piena di riferimenti relativi ai benefici del cavallo e dell’andare a cavallo, con risvolti positivi sul corpo e la mente dell’essere umano. Tuttavia il processo di sviluppo di questa disciplina ha avuto nel tempo vicende alterne. Negli ultimi anni, inoltre, la sua crescita varia molto da nazione a nazione.

    Ma vediamo nel dettaglio quali sono state le tappe principali della storia della Riabilitazione Equestre.

    Gli albori della Riabilitazione Equestre

    Le prime notizie sui benefici della disciplina equestre risalgono al 3000 a.C., quando gli Ittiti la utilizzavano per scopi pedagogici. Intorno al 300 a.C., Ippocrate di Coo, considerato il padre della medicina moderna, nei suoi scritti decantava i benefici dell’equitazione. Nel “Libro delle diete” consigliava lunghe cavalcate per combattere gli stati d’ansia e d’insonnia. Anche Asclepiade di Prussia, noto medico della Gracia antica, intorno al 100 a.C., nella sua opera “Il moto a cavallo“, ne raccomandava il trattamento in svariate patologie. Nella scienza araba si ritrovano accenni ai benefici legati alle attività a cavallo; la ginnastica equestre era infatti considerata di grande utilità per mantenere la salute sfruttando i movimenti ritmici del cavallo.

    Storia della Riabilitazione Equestre

    Dall’oblìo al risveglio nel 1500

    La storia della Riabilitazione Equestre, ad un certo punto, vive un periodo di oblìo. Infatti, fino al 1500 non si hanno notizie in merito all’utilizzo del cavallo a scopi terapeutici. Si deve a Giacomo Mercuriali, medico fisiologo italiano, il risveglio dell’interesse nell’utilizzo dell’equitazione in medicina. Nella sua opera “De arte gymnastica“, risalente al 1569, egli si riferisce alla tecnica equestre come metodo efficace per favorire lo stato di benessere fisico generale, in quanto essa non esercita soltanto il corpo, ma anche i sensi.

    Al 1676 risalgono le “Observationes medicae” di Thomas Syndenham, luminare della medicina inglese. Nei suoi scritti il medico inglese consiglia:

    la cosa migliore che io conosca per fortificare e rianimare il sangue e la mente è il montare un cavallo ogni giorno“.

    Così dicendo Syndenham finisce per consigliare queste attività come trattamento ideale di diversi stati patologici.

    Storia della Riabilitazione Equestre
    Giacomo Mercuriali “De arte gymnastica“, 1569

    Il 1700 e l’interesse austro-tedesco

    Nel 1700 continua un inesorabile interesse nei confronti della Riabilitazione Equestre. Molti medici luminari, nei loro scritti, parlano dei benefici dell’equitazione. In Austria, il medico personale di Maria Teresa d’Austria, Giorgio E. Stahl, sosteneva che andare a cavallo aiutasse a far diminuire gli episodi di ipocondria ed isteria.

    Nel 1719 Friedrich Hoffmann, medico e docente universitario tedesco, in una sua opera, “Istruzioni approfondite su come una persona può mantenere la sua salute e liberarsi di gravi malattie tramite la pratica ragionevole di esercizi fisici“, dedica un intero capitolo all’equitazione e ai suoi benefici. Le sue osservazioni lo conducono ad affermare che l’andatura del passo è quella che apporta maggiori benefici.

    Dato il grande fermento, in quegli anni ci fu anche chi provò ad inventare un cavallo meccanico. Samuel Theodor Quelmalz di Lipsia (1697-1758), con lo scopo di ottenere gli stessi benefici terapeutici del cavalcare, costruì una sorta di altalena che riproduceva gli effetti indotti dal movimento del cavallo.

    Goethe, uno dei più grandi letterati tedeschi, affermava:

    il motivo per il quale un maneggio svolge un’azione così benefica sulle persone dotate di ragione è che qui, unico posto al mondo, è possibile comprendere con lo spirito e osservare con gli occhi l’opportuna limitazione dell’azione e l’esclusione di ogni arbitrio e del caso. Qui uomo e animale si fondono in un tutt’uno, in misura tale che non si saprebbe dire quale dei due stia effettivamente addestrando l’altro” (Tages – und Jahresheft, 1801, Berlinger Ausgabe der Werke Goethes, Vol. 16, pag. 71).

    La storia della Riabilitazione Equestre oggi

    In tempi più recenti, la storia della Riabilitazione Equestre vive una espansione e un interesse sempre più specifico.

    Gli inglesi, grandi appassionati di cavalli e di sport equestri diedero linfa alle attività sportive per disabili. Fu il dott. Ludwig Guttmann (definito da Papa Giovanni XXIII “il De Coubertin dei disabili”) che nel Luglio del 1944, presso l’ospedale di Stoke Mandeville in Gran Bretagna, iniziò a praticare equitazione con alcuni ex militari resi disabili da cause belliche.

    Anche i francesi si accorsero delle possibilità per i soggetti in situazione di handicap di recuperare e valorizzare le proprie potenzialità tramite la pratica equestre. Così, nel 1965 l’ippoterapia divenne una materia di studio e nel 1969, presso il Centro ospedaliero universitario della Salpetrière, ebbe luogo la presentazione del primo lavoro scientifico sulla rieducazione equestre. E nel 1972, alla Facoltà di Medicina di Parigi “Val de Marne”, si ebbe la presentazione della prima tesi di laurea in medicina sulla terapia con il mezzo del cavallo.

    Storia della Riabilitazione Equestre
    Hospital de la Pitié-Salpetriére

    La storia della Riabilitazione Equestre in Italia

    In Italia, le prime notizie sull’impiego del cavallo a scopi curativi, le abbiamo da Giuseppe Benvenuti il quale sostiene nelle sue “Riflessioni sopra gli effetti del moto a cavallo”, verso la fine del 1700, che l’equitazione oltre a promuovere le diverse funzioni organiche esplica un’attiva funzione terapeutica.

    Storia della Riabilitazione Equestre
    Giuseppe Benvenuti “Riflessioni sopra gli effetti del moto a cavallo“, 1760.

    Negli ultimi tempi, grazie all’encomiabile lavoro di organizzazioni e federazioni internazionali l’equitazione terapeutica è diventata oggetto di oculata ricerca scientifica.

    Animale archetipo di bellezza, nobiltà, forza, coraggio e intelligenza, il cavallo nella riabilitazione equestre diventa un “mezzo terapeutico” a tutti gli effetti.

    La dicitura “Riabilitazione Equestre (RE)” è la traduzione italiana del termine inglese “Therapeutic Riding  (TR)” ed è l’unica dicitura riconosciuta a livello internazionale. In sintesi possiamo affermare che la Riabilitazione Equestre è una disciplina riabilitativa che integra tecniche e culture proprie degli sport equestri, che sono il presupposto tecnico portante, con quelle proprie della riabilitazione che ne costituiscono la finalità specifica.

    Nello specifico, per quanto riguarda l’Italia, i grandi risultati ottenuti con la pratica della Riabilitazione Equestre sostenuti da numerosi lavori scientifici riportati soprattutto nei Congressi Internazionali (che si svolgono ogni tre anni, a cura di HETI), hanno portato il Ministero della Salute a sviluppare delle Linee Guida con lo scopo di portare uniformità nella formazione e nelle linee di intervento su tutto il territorio nazionale.

    Il lavoro del Ministero è stato coadiuvato dal Centro di Referenza Nazionale per gli Interventi Assistiti con gli Animali (Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie). La Riabilitazione Equestre viene così inserita nell’ambito degli Interventi Assistiti con gli Animali.

    Storia della Riabilitazione Equestre
    Ministero della Salute – Linee guida Interventi Assistiti con gli Animali (IAA)

    Se questo articolo ti è piaciuto e pensi che possa essere utile condividilo pure sui tuoi social.