• Educazione Assistita con il Cavallo,  Interventi Assistiti con gli Animali,  Sport equestri,  Uncategorized

    Lo sport oltre la terapia

    La pratica sportiva con il suo contenuto di divertimento e come supporto al momento terapeutico, carica di significato la motivazione della persona.

    Pratica sportiva e disciplina

    La pratica sportiva impone la disciplina, l’autocontrollo e l’accettazione di regole. Ciò fa sì che l’atleta individui in un codice il giudice dei comportamenti e non più in una persona.

    Negli sport di squadra i partecipanti al gruppo condividono le stesse esperienze e si abituano a parlare di più tra loro; di conseguenza imparano ad essere più disinvolti nei rapporti con gli altri.

    L’attività di gruppo ed il clima di cordialità e di entusiasmo, costituiscono importanti fattori di stimolo, propedeutici ad una migliore socializzazione.

    Pratica sportiva ed empatia

    Negli sport di gruppo si crea tra i partecipanti un forte sentimento di empatia; in aggiunta a questo il gruppo sente la libertà di esprimere sentimenti negativi come l’aggressività o l’antipatia; nel primo caso si instaurerà un’atmosfera piena di tranquillità, nel secondo caso un luogo di incontri e conflitti.

    Il gruppo permette di far emergere emozioni, ansie e paure che spesso la persona si porta dentro; ciò consente all’Educatore di vederle, riconoscerle e gestirle. In tal modo viene sviluppato e favorito tutto ciò che sta alla base dell’organizzazione e dell’inclusione in un gruppo sociale.

    Il gruppo diventa così terapeutico e si pone come spazio sociale protetto.

    Il gruppo diventa terapeutico

    Nel gruppo il soggetto impara ad intraprendere delle relazioni sempre più armoniche e soddisfacenti. Il gruppo offre infatti ai ragazzi la possibilità di manifestare, riconoscere, decodificare e quindi modificare i propri modelli comportamentali grazie al feed back positivo o negativo che il gruppo gli re-invia in conseguenza del suo comportamento.

    Poiché l’appartenenza al gruppo ha una forte influenza sull’individuo egli modificherà spontaneamente il suo comportamento quando questo contrasterà con la cultura del gruppo. Il soggetto imparerà ad acquisire dei modelli relazionali e comunicativi più corretti che lo faranno accettare in un primo momento dal gruppo e successivamente dalla comunità di appartenenza.

    Sport di gruppo e disabilità

    Gli stimoli derivanti dalla nuova situazione, l’acquisizione di una maggiore padronanza di sè, la scoperta di possedere capacità inaspettate, l’ammirazione per la riuscita del compito da parte di amici e parenti sono tutti fattori che, unitamente ad altri, contribuiscono ad attivare feed back positivi che migliorano anche e soprattutto l’immagine che gli altri hanno del soggetto.

    Tutti i fattori positivi sopra elencati aiutano a rompere quel circuito negativo che spesso purtroppo si crea attorno alla persona disabile. Circuito negativo che contribuisce alla perdita della fiducia in se stessi causando legami dettati quasi sempre e solo dalla necessità e dalla dipendenza.

    Linee Guida IAA (Interventi Assistiti con gli Animali) e sport

    L’art.2 comma 2 del Testo “Linee Guida Interventi assistiti con gli animali” recita: “Sono escluse dal campo di applicazione del presente accordo le attività sportivo-agonistiche con animali”.

    Per quanto riguarda gli Interventi Assistiti con il Cavallo ed in particolare la Riabilitazione Equestre è a mio parere un grave errore scorporare un percorso consolidato da anni e soprattutto da numerosi studi al riguardo.

    L’attività di Riabilitazione Equestre si è sempre configurata come un percorso perfetto tra le varie fasi che la compongono, ossia:

    • Ippoterapia
    • Rieducazione Equestre e Volteggio
    • Sport

    Scorporare una fase fondamentale del percorso significa purtroppo anche privare l’intera disciplina di uno dei suoi più importanti punti di forza, quello cioè di essere una tra le pochissime attività che permettono una Riabilitazione Integrata, che non sia solo Tecnica o solo Sociale.

    (A. Pasquinelli, P. Allori, M- Papini, “Interventi Assistiti con il cavallo. Manuale di Riabilitazione Equestre“, Grafiche MDM, Forlì, 2019)

    Vedi anche http://www.maneggiareconcura.org/wp-admin/post.php?post=188&action=edit

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  • La Traja. Diario di una Nonna Sprint
    Diario nonna sprint

    La traja

    Capitolo 3: Diario di una nonna sprint

    “Papa’!Papaaa!! Paaa’!”
    Grido con tutto il fiato in gola mentre corro verso di lui facendo segno tra gli ulivi con la mano. Mio padre alza la testa spaventato, abbandona la zappa e corre verso di me.
    “Cosa e’ successo?! Che hai visto?!”
    Pensando ad un animale selvatico, era parecchio spaventato.
    “Guarda!”
    “Dove?”
    “Tra gli ulivi!”
    Punta lo sguardo tra gli ulivi e anche lui lo vede.
    “E’ un cavallo!” Gli dico
    “Lo vedo bene”
    “Papa’ andiamo! Voglio fare un giro, ti prego!”
    “Ma il cristiano lavora, mica può perdere la testa con te! E anche io…”
    Mi metto a frignare.

    Esasperato dal mio piagnucolio, finalmente accontenta questa figlia un po’ stramba che non capisce da chi abbia preso. Mi prende per mano e ci avviciniamo al cavallo e all’uomo che lavora. Prima chiama e non ottenendo risposta. Mette indice e pollice in bocca e lancia un lungo fischio. Cavallo e uomo si bloccano all’istante.
    “Ihhhh… Dimmi compa’…”
    ” Mesciu Itu! (Maestro Vito) che lo fai fare un giro alla piccinna mia?”
    “Sali mehh!”
    E mi tende la mano.

    A cavallo! O meglio, sulla traja…

    Non mi sembra vero.
    Con gli occhi a cuoricino mi avvicino al signore e gli tendo la mano.
    “Mettiti qua”
    Mi fa salire sull’attrezzo di ferro dietro di lui.
    “Acchiappati a me”
    Mi fa cingere le mie mani alla sua vita e, prima che io potessi protestare, alza la frusta e da il segnale al cavallo.
    “Ah!ah!”

    “La traja” (dialetto salentino). La traglia.

    Parto sobbalzando in continuazione e ad ogni cambiamento di andatura dell’animale mi ritrovo ora spiaccicata per faccia alla schiena del signore, ora pericolosamente pendente indietro aggrappata alla sua giacca.
    Finalmente si ferma. Tiro un sospiro di sollievo. Sul nostro tragitto una piccola catasta di rami secchi.
    “Scendi piccola spostami quei rami”
    All’inizio stupita faccio fatica a capire. Poi ubbidiente scendo e sposto i rami. E poi risalgo. Altro giro… la zuppa di latte comincia ad agitarsi nello stomaco.

    Scendo di nuovo e di nuovo sposto rami ad un nuovo albero. E cosi per altre quattro, cinque volte. Cerco con lo sguardo mio padre che era tornato al suo lavoro nel campo vicino. Penso a come fare perché accorra in mio aiuto, ma non posso certo gridare!
    Ho capito che di salire in groppa al cavallo proprio non se ne parla e in più il signore molto furbescamente mi sfrutta in un lavoro che dovrebbe fare lui.
    All’ultimo giro scendo sposto i rami e invece di ritornare indietro verso il cavallo cambio traiettoria e sparisco tra le frasche. Ritorno da mio padre.
    “Mbè, finito il giro?”
    Lo guardo torva.
    “Questo giro che non era quello che volevo, mi è costato molto caro!”

    Maria Grazia Pispico dal “Diario di una nonna sprint©”

    “La traja” anche sui social…

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  • Alzati dobbiamo andare Diario di Una nonna Sprint
    Diario nonna sprint

    Alzati dobbiamo andare

    Capitolo 2: Diario di una nonna sprint

    La voce di mio padre mi risuona ancora nelle orecchie nitida e chiara come se fosse adesso.
    E’ sul finire dell’ inverno quando mi alzo senza tanti preamboli e, mezza addormentata, consumo la mia colazione fatta di latte bianco e mollica di pane. Ma ormai ho deciso, l’asilo non e’ per me e a casa sola non posso certo rimanere.
    Mio padre carica la sua borsa per la merenda di meta’ mattina che mia mamma ha già preparato la sera precedente. E’ un fondo di un pezzo di pane di grano scavato e privato dalla mollica che contiene i tesori della dispensa: carciofi sott’olio, pomodori gialli, melanzane…
    La scorta dell’acqua e’ nel prezioso “mmile”.
    Tutto già pronto nella stiva della mitica Vespa.

    Quando anche io sono pronta salgo a bordo e mi accomodo su di uno scannetto posizionato in mezzo alle gambe di mio padre, al riparo dal vento.
    Giunti a destinazione, mezza ancora imbambolata, finisco il sonno ai piedi di un qualche pozzo, avvolta nell’enorme giaccone in pelle rivestito di calda pelliccia di mio padre.
    E i servizi sociali zitti.

    A meta’ mattina il canto degli uccelli mi risveglia.
    Apro gli occhi e, dal buco che mi ero creata nel giaccone per respirare,  guardo mio padre che armato di zappa lavora spedito tra i filari di ceci canticchiando.
    Tiro fuori la testa dalla mia tana di fortuna respirando l’aria della terra umida.
    Sento uno strano rumore provenire da un uliveto vicino.
    Mi alzo incuriosita, sgattaiolando veloce dalla vista di mio padre e mi avvicino verso la provenienza del rumore.
    Nascosta tra i cespugli di mirto rimango folgorata.

    E’ là, imponente e maestoso, nero, lucido, con un enorme collare.
    Tira un arnese di ferro sul quale c’è un vecchio signore e gira in tondo all’albero di ulivo, alzando polvere e pietre.
    Ogni tanto il signore scende e sposta dei rami tagliati che gli sbarrano il percorso, poi risale e ricomincia il giro.
    Rimango senza parole per non so quanto tempo ad ammirare il mio sogno.
    Poi corro da mio padre, con il cuore in gola e il luccichio negli occhi…

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    Tutti i racconti by Maria Grazia Pispico sono raccolti nella pagina Diario di una nonna sprint! Se i racconti della nonnina sprint ti divertono non dimenticarti di condividerli con i tuoi amici! Per non perdere i nuovi episodi seguici su Facebook: ogni lunedì una nuova avventura.

  • Diario di una nonna sprint
    Diario nonna sprint

    C’era una volta… (dai nonna racconta!)

    Capitolo 1: Diario di una nonna sprint

    C’era una volta… (dai nonna racconta!)
    Una storia da raccontare, di una piccola bimba che amava sognare..
    Lei si vedeva sopra un cavallo in mezzo ai campi a galoppare..
    Un giorno chiese: “signor Gaetano! Un giro per me sul tuo bianco cavallo!” “no signorina in giro per il paese a lavorare non mi posso permettere di farti sognare..”
    E poi di nuovo, testarda ci riprovò
    Questa volta dal signor Vito andò.
    Sotto gli ulivi il suo cavallo arava ma di farla salire non se ne parlava.. “Sopra l’aratro se vuoi, ma in groppa al cavallo non puoi!”…….
    Lei però non chiuse il suo sogno dentro il cassetto
    Se lo portava ogni giorno stretto al suo petto… ❤
    “Dimmi nonna ma come fini’?”
    Eh…gioia la bimba e’ cresciuta…
    Ed eccoci qui😘
    (Maria Grazia Pispico©)

    Come nascono le storie di una nonna sprint?

    Le storie nascono cosi, quasi per caso. Un giorno cominci a pensare alla tua vita e i ricordi iniziano ad apparire e, come in un puzzle, si incastrano alla perfezione e ne nasce un bellissimo quadro.
    Ogni tanto me la rileggo questa filastrocca che ho scritto un po’ di anni fa, specialmente quando mi parte lo scoraggiamento.
    Quando dimentico le origini, la bambina che dorme in un cantuccio dentro di me.
    Fu cosi che inizio’ la mia storia d’amore con i cavalli, questi animali imponenti e affascinanti.
    Non un cane, né un gatto.
    Sognavo un cavallo ed io libera che galoppavo nelle campagne.
    All’asilo proprio non mi piaceva andare: troppo pulita, troppo ordinata, troppo seduta…
    I giochi erano finti, la maestra era una donna austera, vestita di scuro, che portava delle strane scarpe tipo stivaletto, di cui una aveva un enorme rialzo.
    Ci sono andata due giorni, al terzo mi sono piantata sulla vespa di mio padre e me ne sono andata in campagna.
    La terra, i vermi, i serpenti, gli uccelli le piante, sono stati il mio asilo.
    Maria Montessori lo aveva detto molti anni prima e ora viene ribadito come metodo di insegnamento doc.
    Io lo mettevo in pratica da autodidatta per necessita’.
    Mia madre lavorava a giornata in campagna, all’asilo non ci volevo tornare e io me ne andavo con mio padre che coltivava le sue terre e mi insegnava cantando “Oh bella ciao!”
    Fosse stato oggi avrebbero chiamato le assistenti sociali, con tutto l’ambaraba’ che ne consegue.
    Fu proprio in una di queste giornate che incontrai lui, “c’era una volta” il famoso destriero che popolo’ i miei sogni di ragazzina.
    Ma il suo incontro merita una storia a parte che vi racconterò la prossima volta!

    C’era una volta… su Facebook

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  • Cavalli

    Il linguaggio e la comunicazione del cavallo

    Il cavallo, animale sociale, ha un linguaggio comunicativo articolato.

    Il cavallo è un animale sociale che per sua natura vive in branco. All’interno di ogni gruppo esiste una gerarchia rigorosamente rispettata e disciplinata in base all’età e al sesso dei vari componenti.
    Ogni soggetto comunica con il suo simile attraverso un linguaggio complesso, costituito prevalentemente da una comunicazione corporea, ma anche da una interazione vocale.

    Cavalli in branco

    E quando uomo e cavallo devono trovare un canale di comunicazione comune è evidente che, tra i due, il soggetto che si deve adattare è l’uomo. Più avanti sulla scala evolutiva, l’uomo che desidera imparare la comunicazione del cavallo deve riconoscerne i “suoni”, oltre ai comportamenti ed i gesti, per migliorare la comprensione reciproca.

    Reattività sociale

    L’elaborazione di un suono vocale, come definita da Fraser, etologo inglese, è una caratteristica propria della comunicazione in circostanze di reattività sociale.

    “Nei cavalli la vocalizzazione è segno di reattività. Tra le varie reazioni vocali, si ritiene che il cavallo emetta tre suoni si base: nitrito, grugnito e un grido acuto. Questi suoni variano per intensità e durata e mostrano anche variazioni legate al sesso e allo stimolo particolare che li ha provocati.

    Suoni vocali più specifici e vari esistono come variazioni dei tre più comuni di base”.

    A.F. Fraser, Il comportamento del cavallo
    la comunicazione del cavallo
    Cavalli in branco

    Dunque, il cavallo, che possiede una vasta gamma di suoni per la comunicazione, è un animale che possiede una spiccata reattività sociale. Amante della compagnia dei propri simili, è naturalmente portato ad essere socievole.

    La comunicazione del cavallo ha una vasta gamma di suoni

    I cavalli usano una gamma abbastanza vasta di suoni per comunicare tra loro. Il più conosciuto tra tutti è il nitrito.

    Ma, osservando il comportamento del cavallo ci accorgiamo che non esistono solo nitriti. Anche e soprattutto sbruffi, grida, gemiti, grugniti e strilli fanno parte del suo repertorio.

    La comunicazione del cavallo

    Vediamoli uno ad uno nel dettaglio e cerchiamo di analizzare il loro significato comunicativo.

    Il nitrito

    Nitrito

    Il suono più conosciuto, quello che il cavallo emette con più frequenza rispetto agli altri, è il nitrito. Possiamo ascoltare il nitrito in varie situazioni, per esempio quando un cavallo è incuriosito da qualcosa, quando cerca di comunicare con altri cavalli a lui distanti o anche quando una fattrice viene separata dal suo puledro.
    Spesso, inoltre, quando ci allontaniamo in passeggiata, tutta la scuderia emette in coro dei nitriti di richiamo ai quali rispondono prontamente i cavalli dall’esterno.

    Il grugnito

    Vi e’ mai successo di arrivare in maneggio e di sentire il vostro cavallo preferito che vi accoglie con un brontolio appena vi vede? Si tratta del grugnito ed è lo stesso verso utilizzato dalla fattrice per richiamare l’attenzione del puledro!

    Fraser distingue tre tipi di grugnito, con sottili differenze tra uno e l’altro che solo un orecchio molto esperto può riuscire ad apprezzare. Il più frequente è quello emesso appena prima del pasto.

    Un grugnito di piacere è anche quello emesso dagli stalloni all’inizio dell’accoppiamento.

    Grugnito dello stallone

    L’ultimo dei tre è quello che emette la cavalla quando ha motivo di preoccupazione per il suo puledro.

    Nei primi secondi del video si sente chiaramente il grugnito della cavalla

    Grido e strillo

    Possono variare in volume e di solito sono suoni emessi durante incontri aggressivi, nella lotta o nei casi di relazione sessuale aggressiva con rifiuto.

    Si chiama strillo anche quello che emette la giumenta per allontanare un maschio indesiderato o una sua simile che vuole invadere il suo spazio.

    Altre forme di vocalizzazione nella comunicazione del cavallo

    Un altro suono tipico è quello che Fraser chiama “suono di tromba“, tipico degli stalloni ed anche il gorgoglio di gola che i cavalli emettono quando sono tranquilli. Tutte queste vocalizzazioni aumentano di volume, quantità e complessità quando il cavallo è altamente motivato.

    Comunicazione uomo – cavallo

    Imparare a interpretare tutti questi suoni non fa altro che migliorare la nostra relazione con il cavallo. Conoscere aiuta a comprendere e di sicuro a non interpretare male tantissime situazioni. D’altro canto anche il cavallo interpreta nostri comportamenti secondo il suo modo di comunicare.

    Oltre alle vocalizzazione esistono numerosissimi altri modi in cui il cavallo comunica con i suoi simili o con l’uomo. Uno di questi per esempio è lo sbruffo emesso dalle narici quando e’ annoiato o esegue malvolentieri un esercizio. Tratteremo in un successivo articolo questi aspetti interessanti.

    Porre attenzione al nostro modo di rapportarci a lui è estremamente utile. Ad esempio mostrarsi timorosi nei suoi confronti potrebbe essere interpretato dal cavallo come segnale di nervosismo e di minaccia. Da brava preda tenderà a reagire a questa sensazione con relative risposte di fuga. Questi atteggiamenti di fuga, proprio perchè istintivi, non devono essere puniti.

    Curiosità

    Come sono riprodotti i suoni del cavallo nel doppiaggio di un film? Un esempio da Stefan Fraticelli

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  • News & Eventi

    Un evento che collauda una forte collaborazione

    Il primo di una serie di eventi di Maneggiare con Cura per divulgare una disciplina ancora poco nota.

    Organizzare un evento, quando tra i propri scopi si ha quelli di informare, fare chiarezza ed approfondire un tema, è d’obbligo. Così, Maneggiare Con Cura, ha organizzato il primo di una serie di eventi per divulgare una disciplina ancora poco nota. La Riabilitazione Equestre, inclusa di recente negli IAA (Interventi Assistiti con gli Animali), è un’attività intorno alla quale aleggia, a tutt’oggi, molta confusione. Dunque, ci si è dati appuntamento per parlare della relazione tra il cavallo e l’uomo, un rapporto antichissimo, che oggi si esplica a partire dalle attività sportive fino ad arrivare alle terapie. Una relazione incredibile spiegata domenica 29 settembre, nell’incontro dal titolo “Il cavallo e l’uomo. Quale relazione possibile?”, svoltosi a San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi, presso il Santa Fara Horse Club.

    evento di Maneggiare con cura
    Locandina dell’evento: “Il Cavallo e l’uomo. Quale relazione possibile?”

    Naturalmente, l’evento non avrebbe visto la luce senza l’indispensabile collaborazione tra Maneggare con Cura, il Santa Fara Horse Club e l’associzione Equitare Salento. Se vuoi saperne di più su di noi leggi “Maneggiare Con Cura: CHI SIAMO”.

    Un’atmosfera molto accogliente fa da sfondo all’evento

    Immersa nel contesto campagnolo, lontano dal caos cittadino, come ogni centro equestre che si rispetti, l’azienda Santa Fara ha dato il benvenuto ad un cospicuo numero di partecipanti. Piacevole l’atmosfera, in un weekend settembrino rovente, in cui è stato davvero gradevole fermarsi a parlare di Riabilitazione Equestre. Nel giardino del Santa Fara Horse Club, all’ombra degli alberi, tra balle di fieno ed ombrelloni, l’incontro si è protratto fino al tardo pomeriggio. Non solo riflessioni, naturalmente, ma anche attività con i cavalli e l’immancabile grigliata….

    Il nostro braccio destro, Lucia, ha provveduto mirabilmente all’accoglienza ed alla registrazione dei partecipanti.

    Lucia il nostro braccio destro

    Evento patrocinato dagli Enti di Promozione Sportiva…

    Bisogna ringraziare anche chi ha patrocinato l’evento. Il sostegno e la promozione di una manifestazione rappresentano un’ottima spinta ad agire ed organizzare. Così, ringraziamo l’Ente di Promozione Sportivo (EPS) Engea, al quale fa riferimento il circolo ippico Santa Fara Horse Club, che ha provveduto a pubblicizzare e ad assicurare la giornata per tutti i partecipanti.

    Evento patrocinato da Engea – Ente Nazionale Guide Equestri

    L’evento e’ stato patrocinato anche da Sef Italia, Ente di Promozione Sportiva a cui l’ASD (Associazione Sportiva Dilettantistica), Equitare Salento fa riferimento ormai da qualche anno.

    Emanuela Notarpietro ed Alessandro Conte – Asd Equitare Salento.
    Evento patrocinato da Sef Italia

    … e dagli Enti locali

    Il sostegno degli enti locali, poi, rappresenta un investimento sul futuro, un inizio di auspicabili collaborazioni. Ci ha davvero pregiato la presenza del Presidente del Csv Poiesis di Brindisi, Cesare Spedicato, accompagnato per l’occasione dalla moglie Maria Pia, attivi interlocutori nel dibattito. Moto preziosa anche la partecipazione del Comune di San Pancrazio Salentino, rappresentato dall’assessore ai servizi sociali Anna Maria Faggiano.

    evento al Santa Fara Horse Club: lo staff
    Foto di gruppo con Cesare Spedicato, Presidente del CSV Poiesis di Brindisi

    Il programma dell’evento

    Le attività in programma nell’evento di Maneggiare Con Cura hanno preso il via a partire dalle ore 11 con i saluti e il benvenuto da parte della padrona di casa Maria Grazia Pispico.

    Maria Grazia Pispico, sulla destra, presenta gli interventi della mattinata

    Dopo una piccola presentazione iniziale, a rompere il ghiaccio è stata  la Dott.ssa Lorella Esposito, Psicoterapeuta e Responsabile di progetto/Referente di Intervento TAA/EAA, che ci ha parlato di “Interventi Assititi con il Cavallo, un percorso riabilitativo globale: dalla terapia allo sport“.

    Il pubblico e’ intervenuto piu’ volte chiedendo informazioni sulle tematiche affrontate e dimostrandosi, così, piacevolmente interessato e partecipe.

    Potete leggere alcuni degli argomenti trattati dalla Dott.ssa Esposito nell’articolo “Gli effetti terapeutici del cavallo”, leggi qui… .

    Dott.ssa Lorella Esposito

    Di seguito la parola e’ passata alla Dott.ssa Emanuela Notarpietro – Pedagogista e Responsabile di Progetto/Referente di Intervento EAA con l’intervento intitolato: “Il cavallo e la pratica sportiva nell’approccio educativo”.

    Uno degli argomenti trattati dalla Dott.ssa è stato quello dell’inclusione sociale. Potete approfondire l’argomento leggendo i nostri articolo “Le tre I” oppure “Cosa significa inclusione sociale“.

    Dott.ssa Emanuela Notarpietro

    L’Istruttrice di Equitazione e Volteggio Equestre Maria Grazia Pispico, infine, ha concluso gli interventi parlandoci di “Equitazione e discipline equestri” con una illustrazione pratica dei diversi tipi di selle la cui scelta varia, infatti, a seconda della disciplina equestre praticata.

    Istruttrice Maria Grazia Pispico

    Interventi e testimonianze

    Molto importante è stato inoltre l’intervento dell’atleta Paralimpica di Paradressage Brigida Nigro che ha condiviso con tutti i presenti la sua esperienza sportiva.

    Brigida, che ringraziamo tantissimo anche in questa sede, ha testimoniato la sua esperienza, raccontando il percorso che l’ha portata dalla Riabilitazione Equestre alla pratica sportiva. Ma ancora più importante la condivisione con tutti i presenti, soprattutto i benefici, sia psicologici che fisici, che ha ricavato dalla relazione con il suo cavallo. Un acceso dibattito si è poi aperto sulle difficoltà burocratiche che ha incontrato ed incontra ancora oggi nel poter proseguire la sua carriera di amazzone. Dalla macchinosità della Federazione Sportiva, alle visite mediche, essere un para-atleta al sud è doppiamente complicato. Ci auguriamo di riuscire a farci portavoce, nel nostro piccolo, di questa complessità nelle sedi opportune.

    Intervento di Brigida Nigro, atleta di paradressage

    Il programma della mattinata si è concluso con la presentazione del nostro progetto “Maneggiare con cura” ed è stato consegnando ai presenti il materiale illustrativo con link e contatti per poter seguire le nostre attività

    Relax e condivisione hanno segnato il pomeriggio dell’evento

    La giornata è proseguita con un momento di condivisione e relax. Il buonissimo pic-nic organizzato dall’azienda Santa Fara, in un ambiente così piacevole e rilassante, d’altra parte, non poteva che essere gradito da tutti i partecipanti .

    Pranzo in relax

    Come da programma, infine, non è mancata l’attività pratica, con gradite esperienze di avvicinamento al cavallo e battesimo della sella.

    Per concludere

    L’ evento di domenica è stato il primo di una lunga serie pensata appositamente per divulgare una disciplina ancora poco nota. Gli Interventi Assistiti con gli Animali, sono stati infatti normati di recente. Se praticata nelle giuste modalità gli Interventi Assistiti con il Cavallo non possono che migliorare la qualità della vita e creare, così, i giusti presupposti per un’inclusione sociale che sia realmente tale.

    Gazzetta del Mezzogiorno di mercoledi 2 Ottobre 2019

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  • mani sulla staccionata del maneggio
    Disabilità,  Inclusione Sociale

    Cosa significa inclusione sociale?

    Quali insidie si celano nella vera inclusione?

    inclusione sociale

    Cliccando genericamente “inclusione sociale” su un motore di ricerca, la prima pagina che viene fuori è quella di Wikipedia, dove si legge:

    “Il termine inclusione sociale si riferisce alla società e alle sue attività inclusive. Abbraccia numerosi aspetti e ambiti tra i quali l’inclusione scolastica e l’inclusione lavorativa. Il fine ultimo dell’inclusione sociale è garantire l’inserimento di ciascun individuo all’interno della società indipendentemente dalla presenza di elementi limitanti”.

    Ma cerchiamo di fare chiarezza su questo termine. Negli ultimi tempi si sente parlare spesso di inclusione, ma a che cosa si riferisce questo termine? Nel concreto che cosa significa inclusione sociale?

    Proviamo a fare chiarezza. L’esempio del cubo di Rubik

    Per entrare nell’argomento sfrutterò un esempio portato dal Prof Dario Ianes in un recente convegno, ossia quello del cubo di Rubik.

    Sappiamo tutti cosa è un cubo di Rubik e a cosa serve:

    cubo di rubi

    Bene, immaginiamo di voler rendere fruibile questo twisty puzzle 3D anche ad una persona cieca. Come dovremmo fare? Una delle soluzioni proposte potrebbe essere questa:

    Cubo di rubrik inclusione sociale

    La persona non vedente potrebbe in questo modo utilizzare il cubo di Rubik e tutti avremmo la sensazione di aver fatto qualcosa per includere il soggetto “disabile” poichè abbiamo provveduto ad una sua esigenza.

    Un reale approccio all’inclusione sociale

    Ma un reale approccio all’inclusione sociale non vuol dire predisporre di proposito qualcosa per qualcuno che ha delle esigenze particolari. Una reale ottica inclusiva è quella di progettare in partenza, a priori, un qualcosa che sia fruibile da TUTTI, comprese le persone con esigenze particolari.

    Nell’esempio appena fatto, un cubo di Rubik in ottica realmente inclusiva sarebbe allora questo:

    Cubo Rubik e Braille
    Immagine presa dal sito: https://www.braillechile.cl

    Un progetto nato per essere fruibile da tutti

    Progettare oggetti, idee, percorsi specifici per determinate “categorie” di persone significa ragionare in termini di “inserimento” e non di “inclusione”.

    Inclusione vs Inserimento
    Inclusione vs Inserimento

    La differenza non è solo nel termine utilizzato, ma sottende un sottile significato. Se io includo un soggetto “diverso” (nella società) me ne faccio carico, lo rendo partecipe in tutto, cambiando le mie abitudini per inglobarle a quelle del soggetto che includo.

    Se io inserisco un soggetto “diverso”, mi limito a progettare percorsi specifici e adattati che lo rendano idoneo a partecipare alle realtà esistenti e progettate per le persone cosiddette “normali”, adibendo percorsi specifici ed esclusivi. Non c’è nulla di inclusivo in quest’ottica. La vera inclusione è un incontro a metà strada. Per essere realmente inclusivi è necessario adattarsi all’altro e prendere in considerazione entrambe le parti del processo inclusivo, non una soltanto.

    Inclusione sociale come processo culturale

    Progettare percorsi specifici per disabili significa preparare il terreno ad una differenziazione che allontana dall’ottica inclusiva. È un processo culturale.

    Bisogna prestare molta attenzione e riflettere su quanto ognuno di noi è disposto all’accoglienza. Un’inclusione che eluda da questo presupposto, sarà sempre e solo un mero inserimento.

    Se sei interessato ad approfondire l’argomento, segui il link all’articolo: www.maneggiareconcura.org/interventi-assistiti-con-gli-animali/inclusione/

  • News & Eventi

    Il Cavallo e l’uomo: l’evento di Maneggiare Con Cura

    Quale relazione è possibile tra l’uomo e il cavallo? E’ fissato per domenica 29 settembre l’appuntamento di Maneggiare Con Cura per parlare dei benefici dell’interazione uomo-cavallo.

    Siamo lieti di invitarvi all’evento di Maneggiare Con Cura: “Il Cavallo e l’uomo: quale relazione possibile?”. Sarà una giornata di incontro, convivialità e confronto organizzata presso il Santa Fara Farm & Horse Club di San Pancrazio Salentino (BR). Un’occasione per parlare dei benefici dell’equitazione e, dunque, approfondire il tema della Riabilitazione Equestre e delle Linee guida nazionali sugli IAA (Interventi Assistiti con gli Animali) del Ministero della Salute.

    evento di Maneggiare con cura

    Uomo-cavallo una relazione antichissima

    Il cavallo e l’uomo hanno un rapporto antichissimo. Da sempre il destriero ha accompagnato il cavaliere nella sua evoluzione. Addomesticandolo, l’uomo ne ha fatto un animale da lavoro, un mezzo di trasporto, uno strumento di conquiste. Sino ad arrivare ai giorni nostri, in cui il cavallo è utilizzato quasi esclusivamente per la pratica sportiva.

    In realtà i benefici dell’interazione uomo-cavallo sono conosciuti fin dall’antichità. Abbiamo già parlato in altri articoli di Ippocrate di Coo che, nei suoi scritti risalenti al 400 a.C. circa, consigliava lunghe passeggiate a cavallo per combattere gli stati d’ansia. Se ti interessa approfondire l’argomento leggi l’articolo “Storia della Riabilitazione Equestre”. Oggi l’utilizzo del cavallo a scopi terapeutici è riconosciuto a livello mondiale. La disciplina si unisce sotto l’egida dell’HETI, la federazione internazionale che ha lo scopo di promuovere la collaborazione e lo scambio di informazioni tra organizzazioni e soggetti che si occupano di terapie assistite con cavalli in tutto il mondo. Leggi a tal proposito l’articolo “HETI – FRDI: la Federazione Internazionale di Riabilitazione Equestre“. La letteratura scientifica internazionale sull’argomento inizia ad essere abbastanza ampia.

    La novità introdotta dalle Linee Guida

    Le Linee Guida Nazionali sugli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) ed il loro recepimento da parte delle Regioni, con la conseguente emanazione di leggi regionali al riguardo, per alcune Regioni, ha rappresentano in qualche modo la sistematizzazione in Italia di questa disciplina. In realtà, molta confusione aleggia intorno all’argomento. L’evento di Maneggiare Con Cura vuole essere, appunto, un momento per cercare di fare chiarezza. Quando si parla di salute e, soprattutto, di fasce deboli è importante conoscere le normative vigenti e tutte le informazioni utili. In questo modo è possibile avvicinarsi alla disciplina nel modo più consapevole possibile, a tutto vantaggio dei fruitori del servizio.

    In programma…

    L’apertura di lavori avverrà alle 10:30 con l’accoglienza e la registrazione dei partecipanti. Nel corso della mattinata la dott.ssa Lorella Esposito, psicoterapeuta responsabile di progetto e referente di intervento in TAA, dell’associazione Maneggiare con Cura, ci parlerà degli “Interventi assistiti con il cavallo come percorso riabilitativo globale: dalla terapia allo sport”. A seguire la dott.ssa Emanuela Notarpietro, pedagogista e responsabile di progetto e referente di intervento in EAA, dell’associazione Equitare Salento, esporrà la sua relazione su “Il cavallo e la pratica sportiva nell’ approccio educativo”. Coordinatrice dell’evento Mariagrazia Pispico, istruttrice di equitazione e volteggio, nonché padrona di casa, presenterà inoltre le attività equestri aperte a tutti per la nuova stagione sportiva del Santa Horse Club, parlandoci nel contempo di “Equitazione e discipline equestri”.

    Durante la mattinata ci sarà occasione per presentare ufficialmente il nostro blog e gli scopi di Maneggiare Con Cura. Fare chiarezza, fare informazione, approfondire e sottolineare gli elementi cardine di un settore fino ad oggi ancora poco regolamentato.

    Seguirà una pausa con un momento di convivialità, un’occasione per le famiglie di stare all’aria aperta con i propri figli. Chi si fermerà a pranzo potrà degustare le carni cotte alla brace dell’azienda Santa Fara.

    Naturalmente, anche i nostri amici a quattro zampe saranno protagonisti della giornata. Conosceremo i cavalli del Santa Fara Horse Club e, nel pomeriggio battesimo della sella per i più piccoli ed esperienze pratiche in campo.

    Coordinate dell’evento di Maneggiare Con Cura

    Per concludere specifichiamo dunque le coordinate dell’evento di maneggiare con cura. Vi aspettiamo domenica 29 settembre 2019 al Santa Fara Horse Club, in c.da Pigno, SS7-TER km 1, a San Pancrazio Salentino, Brindisi. 

    COME RAGGIUNGERCI:

    ● WAYPOINT:
    – 72026 SAN PANCRAZIO SALENTINO (BR)
    – presso Azienda Zootecnica SANTAFARA (SS 7TER – San Pancrazio Salentino KM1 – Guagnano KM9 circonvallazione per Taranto) svoltare su strada sterrata segnalata da bandierine

    ● COORDINATE GD:
    – Latitudine: 40.40848676634256
    – Longitudine: 17.85825490951538

    ● COORDINATE GMS:
    – Latitudine: NORD 40° 24′ 30.552″
    – Longitudine: EST 17° 51′ 29.717″

    ● CHECKPOINT GOOGLE MAP:
    – https://goo.gl/maps/fDHy9rAtrKr

    Start ore 10:30 e conclusione dell’evento intorno alle ore 18.00. 

    Per ulteriori informazioni potete consultare la Pagina Facebook dell’evento o contattarci all’indirizzo mail: focushorse@gmail.com.

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  • fieracavalli 2019
    News & Eventi

    Fieracavalli 2019 e l’ippoterapia: un consolidato interesse

    Veronafiere organizzerà uno spazio dedicato agli ospiti con esigenze particolari. Un percorso blu per i bambini autistici.

    Fieracavalli 2019 arriva alla 121° edizione. Una manifestazione internazionale che ha una storia antichissima, leggi qui… Il mondo del cavallo presentato a 360°, in un’area espositiva enorme, quella di Verona. Molte le aree tematiche: dallo sport alla competizioni, dalla famiglia agli spettacoli, dal turismo alle aree commerciali… E non poteva mancare anche l’interesse per la solidarietà. Così da qualche anno sbarca in fiera anche l’ippoterapia. Dapprima solo poche ore di convegni, oggi con un progetto etico-sociale di Fieracavalli per i bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico (ASD).

    Cos’è Fieracavalli Verona?

    Un evento leader del panorama equestre mondiale. Fieracavalli è oggi un punto di riferimento nella conservazione di un’identità culturale e storica e delle tradizioni nobili e antiche del cavallo. Ma rappresenta anche il futuro e promuove, attraverso il cavallo, un nuovo modo di concepire la vita, legando insieme sport, tempo libero, turismo, avventura, ma anche musica, arte e solidarietà.

    Fieracavalli 2019 si svolgerà, come ogni anno, all’interno del quartiere espositivo di Veronafiere. Dal 7 al 10 Novembre, dalle 9 alle 23, il mondo del cavallo è messo in esposizione. Allevatori da tutto il mondo presentano i loro soggetti, per 2400 esemplari di oltre 60 razze. Atleti delle svariate discipline equestri si sfidano in competizioni di livello nazionale ed internazionale. Oltre 750 aziende espositrici per lo shopping di abbigliamento, accessori e attrezzature per l’equitazione. Quattro giornate ricche di iniziative ed eventi dedicati a tutta la famiglia alla scoperta del cavallo come sinonimo di intrattenimento.

    Fieracavalli 2019 concorso di salto

    Tutte le informazioni sugli orari, i costi e come arrivare a Fieracavalli 2019 le trovate sul sito www.fieracavalli.it.

    Fieracavalli 2019 si tinge di blu

    Fieracavalli, dunque, punta al sociale e quest’anno la fiera si tinge di blu. Il blu è il colore scelto dall’ONU come simbolo dell’autismo. Così, all’interno della manifestazione, ci sarà il Blu Trail, un percorso speciale dedicato ai ragazzi affetti da ASD. Si tratta di un circuito in tre step che ha l’obiettivo di far conoscere ed avvicinare i ragazzi speciali e le loro famiglie agli interventi assistiti con i cavalli.

    L’iniziativa si innesta in un progetto più grande: “Raiding the blu”. Un progetto, questo, messo in essere da Veronafiere in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e l’Unità Locale Socio-Sanitaria 9 Scaligera. Si tratta di una sperimentazione di terapia assistita con i cavalli, che va oltre i confini della fiera. Un progetto rivolto a 15 ragazzi autistici i cui risultati verranno presentati a Fieracavalli 2020.

    E gli asini in Fieracavalli 2019? Ci sono.

    Non solo i cavalli sono protagonisti negli interventi assistiti con gli animali. Anche gli asini giocano un ruolo importante. Se ne parlerà venerdì 8 novembre in fiera in un convegno dal titolo “Gli asini negli interventi assistiti con gli animai: l’attenzione che meritano”. Lo scopo del convegno sarà naturalmente quello di promuovere il riconoscimento della specie asinina nei IAA. Verranno presentati i dati sulla diffusione e l’efficacia dell’utilizzo dell’asino negli IAA. Inoltre, il convegno sarà occasione per gli operatori del settore di confrontarsi sulle proprie esperienze, con la presentazione di casi di intervento. Sarà istituita una “Sezione Poster” dove verranno raccolte le immagini delle esperienze raccontate durante il convegno.

    Fieracavalli 2019 asini e ippoterapia
    Immagine tratta dal sito dell’IZSVe

    Se ne fa promotore il Centro di Referenza Nazionale per gli Interventi Assistiti con gli Animali (CRN IAA) dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe). Sul sito www.izsvenezie.it è possibile inviare il proprio materiale per presentare un breve caso al convegno.

    In conclusione, occhio all’inclusione!

    Fiera cavalli 2019 si tinge di blu fin dall’ingresso. Nell’attenzione dedicata all’autismo, Veronafiere dedica un tornello d’accesso a questi ragazzi speciali. Lo scopo è quello di garantire una via di ingresso tranquilla agli spazi espositivi, evitando la calca. Ma occhio all’inclusione! A nostro pare, infatti, il concetto di inclusione ingloba in sé una visione molto più ampia. Dovrebbe cioè essere considerato a priori nella stesura di un progetto. Dedicare un apposito spazio alla disabilità, a progetti dedicati a ragazzi diversamente abili equivale ad evidenziare la loro diversità. Per esempio, una proposta potrebbe essere la creazione di spazi appositi destinati all’approccio con il cavallo per tutti, includendo in sé anche quello rivolto ai disabili, con personale competente ad affrontare qualsiasi situazione, ma senza che questa distinzione sia sottolineata. La partecipazione dei nostri ragazzi speciali dovrebbe cioè far parte integrante di uno spazio adattabile a tutti. Progettare in un’ottica inclusiva è frutto di un approccio globale, altrimenti tutto ciò ha l’apparenza di un semplice inserimento.

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  • Terapia Assistita con gli Animali,  Terapia Assistita con il Cavallo

    Gli effetti terapeutici del cavallo

    I meccanismi alla base della Riabilitazione Equestre: ecco elencate le principali indicazioni degli Interventi Assistenti con i Cavalli

    Il valore degli effetti terapeutici del cavallo risale all’antichità. Già Ippocrate, 2400 anni or sono, valutava gli effetti benefici che si traevano da una lunga cavalcata. Nei suoi scritti consigliava l’andare a cavallo per combattere l’insonnia e ritemprare il fisico e lo spirito in situazioni di stress. A tal proposito potrebbe interessarti l’articolo sulla storia della Riabilitazione Equestre. Oggi, gli effetti benefici degli Interventi Assistiti del Cavallo, la Riabilitazione Equestre (RE), sono riconosciuti a livello internazionale. Studi sulla sua efficacia sono condotti con rigore scientifico in ambito universitario e sanitario anche in Italia. Dunque vediamo, in questo articolo, quali sono gli effetti terapeutici del cavallo come indicato dalle più autorevoli fonti al riguardo. 

    Le attività assistite con i cavalli hanno una Organizzazione Internazionale fin dal 1980

    La postura a cavallo e il movimento tra i principali effetti terapeutici del cavallo

    Studi scientifici, condotti anche dalla Cattedra di Neuropsichiatria infantile dell’Università di Firenze, hanno consentito di fare chiarezza. Tra gli effetti terapeutici risultano rilevanti: la particolare postura assunta in sella e le peculiarità del movimento del cavallo. I risultati delle osservazioni condotte su pazienti con disabilità neurologica e/o neuromotoria hanno dimostrato che la posizione assunta quando si monta a cavallo rappresenta un notevole aiuto nella correzione di alcuni schemi posturali patologici. In particolare risultano contrastati gli schemi in iperestensione[1], adduzione[2] ed intrarotazione[3] presenti in alcuni di questi disturbi. Tali pattern posturali ingabbiano il soggetto in posture destabilizzanti. Le persone affette hanno difficoltà nella statica, cioè a stare in piedi, nella deambulazione, nella postura seduta, nell’utilizzo delle mani, e così via…

    Passo cavallo
    Movimento del cavallo al passo.
    Immagine dal web

    La postura a cavallo

    Analizziamo le caratteristiche della postura assunta dal cavaliere a cavallo. L’ampiezza della base d’appoggio, cioè la larghezza del dorso del cavallo, determina, nel momento in cui ci sediamo in sella, l’abduzione (“apertura”) obbligata delle anche. A tale apertura si associa la semiflessione e la extrarotazione (rotazione verso l’esterno) dell’anca. Per di più , inforcandosi sulla sella, con i piedi nelle staffe, si ottiene anche la flessione delle ginocchia e delle caviglie. In definitiva, sedendosi a cavallo, il cavaliere compie una triplice flessione di anca, ginocchio e caviglia. Tale posizione è “l’ingrediente magico” che favorisce una “postura flessoria”, funzionale e positiva per i pazienti con disabilità neuromotoria. Consente cioè al soggetto di non cadere in iperestensione con la conseguente perdita del controllo del proprio corpo.

    Gli effetti terapeutici del cavallo

    Il bacino inforcato nella sella, inoltre, risulta ben stabilizzato e ciò pone le premesse per un possibile raddrizzamento del tronco in quei soggetti che ne hanno scarso controllo. Infine, l’introduzione del piede nella staffa induce una flessione o semiflessione dorsale del piede stesso. Questo aiuta ad inibire il piede equino[4], deformità talvolta associata ad alcune patologie neuromotorie.

    Il movimento e gli effetti terapeutici del cavallo

    Ma, gli studi hanno messo in evidenza che il principale strumento terapeutico della RE è proprio il movimento del cavallo. Grazie alle spinte tridimensionali, latero-laterali (destra-sinistra), antero-posteriori e verticali, che derivano dalle sue andature. Le oscillazioni ed il tapping[5] (quest’ultimo particolarmente accentuato al trotto), determinano molteplici afferenze, specie propriocettive, che favoriscono in particolare:

    • la mobilizzazione del bacino;
    • la regolarizzazione del tono muscolare;
    • l’allineamento e la stabilizzazione posturale;
    • la stimolazione e il rinforzo dei meccanismi di raddrizzamento;
    • il miglioramento delle reazioni di equilibrio;
    • il controllo dei movimenti involontari;
    • la coordinazione e programmazione dell’atto motorio;
    • la regolarizzazione della temporizzazione dell’atto motorio;
    • la riduzione in frequenza ed intensità dei così detti pattern sabotatori, ovvero schemi di movimento che intervengono in maniera involontaria e che interferiscono con il movimento volontario del soggetto;
    • e altro…
    Sella
    Anche le attività di preparazione del cavallo fanno parte integrante dell’intervento.

    In più, i cambi di velocità, di direzione e gli esercizi proposti durante il lavoro a cavallo permettono di lavorare sull’orientamento spazio-temporale, sulla lateralizzazione, sui tempi di attenzione e di vigilanza, ecc… Insomma, contemporaneamente avviene una massiccia stimolazione delle capacità cognitive.

    Non meno importante: la relazione

    Infine, le operazioni di cura, accudimento, pulizia, insellaggio e disselaggio del cavallo (ove possibile in base alla patologia), aggiungono un ulteriore strumento di efficacia. Oltre a favorire le abilità fini-motorie[6] e la coordinazione e programmazione dell’atto motorio, stimolano la RELAZIONE con l’animale, il senso di responsabilizzazione e “del prendersi cura di”.

    Aspetti educativi
    La relazione con l’animale costituisce anch’essa un aspetto importante nella RE

    In questo articolo abbiamo fatto cenno ai principali meccanismi e benefici alla base della RE. In particolare ci siamo soffermati sui vantaggi a livello neuromotorio. Ma questo tipo di trattamento risulta altrettanto efficace a livello psicologico e nel trattamento delle patologie psichiche. Un tema, quest’ultimo vasto e complesso che affronteremo in un successivo articolo. Infine, non si può dimenticare l’efficacia degli interventi educativi applicati in RE. A tal riguardo potrebbe interessarti l’articolo Le tre i: inserimento, integrazione ed inclusione.

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    [1] tronco, testa e arti sono in estensione massima – contrario di flessione [2] avvicinamento degli arti, o parte di essi, alla linea mediana del corpo, chiusura – contraria ad abduzione [3] rotazione dell’arto verso l’interno – contrario di [4] il piede equino è una deformità in cui l’asse del piede forma con l’asse della gamba un angolo superiore all’angolo retto. In altri termini, la punta del piede tende ad essere rivolta verso il basso e la deambulazione avverrà con l’appoggio della punta al terreno [5] pressione intermittente [6] motricità fine, fa riferimento all’uso delle mani, cioè la capacità di afferrare, stringere e manipolare un oggetto con una certa precisione


    Alcune immagini dell’articolo sono tratte da internet

  • maternage in ippoterapia
    ippoterapia,  Terapia Assistita con gli Animali

    Il maternage in Riabilitazione Equestre

    Il maternage è una tecnica specifica utilizzata in Riabilitazione Equestre (RE). Più precisamente, la si usa nella fase di Ippoterapia, in particolari situazioni, valutate caso per caso, in relazione a precisi obiettivi da ottenere. Pertanto, questa tecnica è da mettere in pratica soltanto quando sia prevista nel progetto individualizzato di un singolo utente. Dunque, il maternage non costituisce la prima fase nel lavoro di Riabilitazione Equestre e non è necessario per tutti.

    Cos’è il maternage?

    Questa tecnica consiste nell’accompagnare il paziente sul cavallo. Ovvero, il terapista monta a cavallo insieme all’utente. L’obiettivo è quello di stimolare alcune reazioni nel soggetto in trattamento, di sostenerlo ed aiutarlo ad avere una partecipazione attiva. Lo scopo principale è basato sul far assumere al cavaliere una postura quanto più corretta possibile, così che possa beneficiare al meglio dei movimenti trasmessi dall’andatura del cavallo.

    Il maternage è indicato soprattutto nei casi gravi o molto gravi. L’operatore ha lo scopo di dare le facilitazioni necessarie SENZA sostituirsi al soggetto, in modo da promuovere l’emergenza di competenze posturali. E’ una tecnica utilizzata sia nei casi di patologia neuromotoria che in quelli di patologia psichica.

    Maternage e patologia neuromotoria

    Nella patologia neuromotoria il maternage viene utilizzato con soggetti che presentano una patologia grave. Sono questi i casi in cui vi è un importante deficit delle reazioni di raddrizzamento e di equilibrio, uno scarso controllo di testa e tronco, pattern patologici sabotatori e/o disturbi percettivi importanti.

    maternage in riabilitazione equestre
    Maternage – foto puramente dimostrativa

    Talvolta, il maternage è usato anche nei casi meno gravi. Risulta molto utile, ad esempio, per impostare la posizione del tronco, delle braccia e l’impugnatura delle redini. Il terapista ha il compito di far assumere al soggetto la sua stessa posizione e inclinazione del busto in avanti in maniera simmetrica alla propria.

    Patologia psichica

    Nella patologia psichica, il maternage serve principalmente a rassicurare il soggetto ed aiutarlo a superare le sue difficoltà. L’obiettivo è, comunque, quello di farlo montare da solo il prima possibile. Tale rassicurazione è propedeutica al rafforzamento dell’identità e alla conquista dell’autonomia.

    maternage in ippoterapia
    Maternage – foto puramente dimostrativa

    La bardatura nel maternage

    Quali sono le attrezzature utilizzate nel maternage? Come si barda il cavallo quando sono due le persone a salirgli in groppa? Come bardatura si può utilizzare il fascione o la sella.

    Il fascione è un attrezzo da bardatura utilizzato nel volteggio. Presenta due maniglie che garantiscono un punto di presa sicura per il praticante. In questo caso si monta “a pelo”, cioè senza sella. Questa tipologia di bardatura è utilizzata per raggiungere specifici obiettivi, valutati caso per caso.

    fascione in maternage
    Fascione da Volteggio

    Qualora il cavallo venga bardato con la sella, l’operatore siede FUORI dalla stessa, oppure insieme al bambino se molto piccolo. La sella aiuta a contenere il bacino e facilita il raddrizzamento del tronco. Anche in questo caso, gli obiettivi sono indicati dal progetto individualizzato messo a punto da uno specialista.

    maternage con la sella
    Maternage – L’operatore siede fuori dalla sella

    Per concludere

    Come intuibile, l’utilizzo di queste tecniche richiede professionalità nella costruzione di un progetto individualizzato che miri ad obiettivi specifici. L’operatore impegnato nel maternage deve possedere una buona tecnica equestre. Ovvero, la sua posizione a cavallo, il suo equilibrio e il suo assetto devono essere corretti, in modo da poter CORRETTAMENTE essere trasmessi al paziente. La raccomandazione è di assicurarvi sempre che il personale del centro a cui vi rivolgete sia qualificato.

    A cura di Emanuela Notarpietro e Lorella Esposito

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    Ringraziamo Sofia, Stellina e Maria Grazia Pispico del “Santa Fara Horse Club” per la gentile disponibilità.